Il prato della Primavera

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'autunno 2020.

SONDAGGIO

Sondaggio concluso il 22/12/2020, 23:00

1-Da dimenticare
0
Nessun voto
2-Insomma...
1
6%
3-Senza infamia nè lode
3
17%
4-Però!
8
44%
5-WOW!
6
33%
 
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Roberto Virdo'
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Il prato della Primavera

Messaggio da leggere da Roberto Virdo' »


Era una passeggiata di routine. La ISS (1) aveva bisogno di una continua manutenzione, e i frequenti controlli dall’esterno facevano parte di un protocollo di sicurezza ormai testato nei tanti anni di attività. Gabry questo lo sapeva, ma ciò che veramente importava era trovarsi lì, in quell’istante, fluttuante per la prima volta in un angolo di orbita terrestre. Privilegio riservato a pochissimi, il cui fascino sembrava essere svanito da ormai lungo, lunghissimo tempo per un genere umano troppo spesso distratto e superficiale.
 La parte da ispezionare era quella più estrema, il modulo di servizio. Considerata la posizione relativa della struttura in rapporto alla Terra, poteva al momento dirsi la propaggine abitata più lontana mai creata dal genere umano. Gabry sorrise pensando che la sigla MRM-2, identificativa di uno dei componenti principali da visionare, avrebbe drammaticamente privato il tutto di ogni enfasi. Una volta in posizione iniziò con scrupolo il suo compito, di fronte a un pianeta azzurro maestoso e bellissimo. I movimenti meccanici, ripetuti fino allo stremo durante le sessioni di addestramento, non impedivano il dolce fluttuare dei pensieri, anzi per certi versi lo incoraggiavano.
 Era stata sin da giovanissima una persona “speciale”, aggettivo questo non del tutto indicativo delle varie sfumature di un corollario divenuto suo di diritto. Si andava dal soffice e politically correct “sognatrice” a un intermedio, più rigido “stramba”, per terminare con il classico, impietoso “sconnessa”. Ma a lei bastava poco per ritrovare il sorriso, forse perché, a dispetto di ciò che sembrava, non era mai sola: dimorava perennemente nel suo animo una innata voglia di sapere, l’incontenibile capacità di meravigliarsi per ogni piccolo particolare, dai colori di un bruco ai riflessi marini, dalla consistenza di una nuvola al rumore del tuono. Farsi delle domande e conoscere, la curiosità più pura e nobile, vero elemento distintivo della specie umana, fonte inesauribile per l’immaginazione.
 La giovane astronauta si voltò per un istante e vide la Luna, appena più vicina del solito, incredibilmente nitida e brillante. I pensieri continuavano nel loro lento ma incessante fluttuare che tanto ricordava il volo delle farfalle. Quello sbarco sul nostro satellite naturale le tornava così spesso in mente: un’impresa mastodontica concretizzata sulla sola base di previsioni. Erano stati effettuati precedenti sorvoli e invii di sonde automatiche, indubbiamente, ma l’incertezza restava comunque enorme. Il successo conseguito nascondeva in sé la quintessenza della forza immaginativa di cui l’Uomo, inconsapevolmente, è capace. Ciò la inorgogliva particolarmente, quasi fosse stata lei a compiere quel "piccolo passo".
 Continuò nelle verifiche programmate. Mentre effettuava alcune rilevazioni allungò lo sguardo sulla parte visibile della ISS. Era così perfetta… bella come un coleottero, con la testa minuscola ed il corpo possente. Chi non sarebbe rimasto incantato da quelle meravigliose ali dispiegate in cielo, inondate dalla luce solare diretta? Chissà cosa avrebbe pensato Sondre, il silenzioso e taciturno comandante norvegese. La Stazione un coleottero… lui l’avrebbe fulminata con quei taglienti occhi di ghiaccio.
 Qualcosa la fece voltare. Sondre era lì a guardarla da un oblò e lei, in qualche modo, lo aveva percepito. Tante volte in passato si era trovata in situazioni simili, in bilico tra l’irrazionale e l’inspiegabile. Troppe per considerarle un frutto del caso. Nel tempo aveva preso corpo un’ipotesi, prima sfumata poi sempre più consolidata, sfociata infine in una vera e propria teoria che si aggiungeva alla lunga lista delle “strambe” costruzioni prodotte, a ritmo vertiginoso, dalla sua fervida immaginazione: il pensiero era una forma di energia, capace di interagire con l’ambiente per mezzo di particelle che, complice una colpevole reminiscenza di greco, chiamò nousioni (2). Prova ne era che pochi istanti prima aveva letteralmente “sentito” la presenza di Sondre. Il vento invisibile dei corpuscoli di pensiero si era fatto strada nello spazio per raggiungere con sorprendente, infallibile precisione il bersaglio. E in fondo la confortava pensare che quel vuoto interplanetario fosse in realtà un crogiolo di elementi: raggi gamma, infrarossi, neutrini… nousioni, tutto eccetto le onde sonore. Il regno incantato del silenzio.
 Senza rendersene conto, Gabry rallentava le operazioni di verifica rapita, come sempre le succedeva, dal crescendo di emozioni. Il magnifico globo terracqueo, la scintillante sagoma dell’ISS e, come se tutto ciò non bastasse, lo spazio profondo incrociato casualmente durante una somersault (3), l’avevano inondata con tutta la forza della loro bellezza impareggiabile. Le innumerevoli stelle, con i loro riflessi che spaziavano dal rosso al blu, la fecero restare immobile, prigioniera di un incantesimo. Un dominio che, pur manifestando con forza l’inimmaginabile potenza degli astri, giungeva attutito dall’incalcolabile distanza. Gabry identificò i principali richiamandone alla mente, in sequenza, i nomi propri. Avida di bellezza non si accontentò e scandagliò il buio punteggiato in cerca di quella piccola nuvola sfumata, tanto simile a una macchia di spray, che pochi sanno essere tra i rari oggetti esterni alla nostra Via Lattea visibile a occhio nudo: la Galassia di Andromeda.
 Sospesa nel vuoto, cercò di discernere le sensazioni che turbinavano in cerchio nel suo animo. Tra queste ne avvertì una tutta particolare, non fastidiosa ma persistente, che sembrava quasi voler richiamare la sua attenzione. Si guardò dentro nei flash di memoria, scorrendoli rapidamente come farebbe un adolescente con le foto del suo smartphone, finché non si soffermò su un’immagine sfocata. Era certamente qualcosa di lontano nel tempo, eppure fortemente presente. Con uno sforzo notevole di concentrazione le linee si fecero via via più nitide ed ecco, infine, apparire un prato verde con avvallamenti, buche, tratti sterrati e pozze d’acqua. Gabry riconobbe subito quello che sembrava provenire da un’altra vita, remoto almeno quanto la luce delle stelle. L’emozione fu tale che le sue labbra scandirono involontariamente parole ormai sepolte da secoli: “…il prato della Primavera!”.
 La mente fece un salto notevole, tornando agli anni in cui lei, giovanissima, viveva in un modesto appartamento di periferia. I compiti, i giochi e le mille raccomandazioni di mamma e papà: non allontanarti per nessun motivo, mai! In fondo era una bimba tranquilla e disciplinata, ma la sua indole sognatrice tradiva già allora l’irrefrenabile voglia di esplorare e conoscere. Del resto, non fu colpa sua l’abitare in prossimità di quel prato, situato lungo la strada che la famiglia usualmente percorreva in auto uscendo o rientrando a casa. Gli abitanti della zona, in ragione del nome che portava il viale antistante, lo avevano chiamato il “prato della Primavera”. Gabry lo osservava silenziosa dal finestrino posteriore, come spesso fanno i bambini, fantasticando di camminare su quell’erba che poteva vedere dalla strada situata appena qualche metro più in basso. Chissà quali meraviglie si celavano più lontano, dove la vista non poteva arrivare.
 Fu così che un giorno, mentre in cortile giravano in tondo con le biciclette, la più temeraria delle sue amiche lanciò l’idea: “perché non andiamo al prato?” Gabry di getto rispose no, sentendo in cuor suo che sarebbe stato un tradimento nei confronti dei genitori. Ma vedendo partire le altre non resistette e si accodò, giurando a sé stessa di dare solo uno sguardo e via, subito a casa. Il luogo era in realtà relativamente vicino, non più di un chilometro, eppure le sembrò di attraversare il mare. Arrivata sul posto, percorse gli ultimi metri sulla strada sterrata che saliva e di fronte le si aprì uno sterminato orizzonte. Lasciò cadere la bici restando immobile a contemplare gli steli d’erba che si muovevano al vento, le dune di terra, le file di alberi giganteschi (così li ricordava) e lontana in fondo una casupola di lamiere − che per la sua giovane fantasia doveva certamente custodire chissà quali intriganti misteri −. Tutto era nella realtà ancor più bello di quello che aveva immaginato, con il cielo grigio di fine autunno, le foglie che si agitavano a tratti e, nel profondo del suo animo, quel primo vero brivido che aveva un sapore dolce e amaro allo stesso tempo. Le sembrava di aver rubato qualcosa e per questo non meritare tanta bellezza, ma stranamente questa sembrava offrirsi a chi, con coraggio, la sapeva cogliere. L’appagamento era più grande del rammarico e ora, a distanza di una vita, eccola ancora lì, la stessa bambina con qualche anno in più, la stessa sensazione di non essere degna di tanta meraviglia.
 Una voce gracchiò nella cuffia: “Gabry, che succede?” Era Sondre, ora alquanto preoccupato di quella incomprensibile immobilità che sembrava aver colto la giovane astronauta. Lei si scosse dal torpore: “Sondre è tutto ok. Scusa ma non avevo mai visto qualcosa di così meravigliosamente bello” disse, considerando che la verità sarebbe stata l'unica risposta davvero credibile. Il Comandante rimase in silenzio. Razionale, testardo norvegese dagli occhi di ghiaccio…! Non aveva gradito, questo era certo.
 In realtà Gabry faticava a ritrovare la concentrazione. O forse, semplicemente, non lo voleva. Si sentiva felice e triste come allora, in quel momento davanti al prato, lo stesso indescrivibile mix di sensazioni, se non contrastanti, sicuramente diverse. E come allora, a un tempo felice di realizzare un sogno, e profondamente rattristata per non poterne condividere la straordinaria grandezza. Pensò che forse, quando ci troviamo di fronte a qualcosa di maestoso, la natura umana ci spinge a cercare una mano da stringere, un compagno di viaggio. Le vennero in mente i più sfortunati, coloro che un destino infausto ha rinchiuso in vite di malattia e impedimenti. Come sarebbe stato bello, emozionante, importante! poterli avere accanto in quell’attimo, tutti e di tutte le età, stretti per mano in una immensa catena umana, sospesi e finalmente liberi dal loro corpo martoriato, circondati soltanto dallo spazio infinito − che tanto deve somigliare all’amore di Dio, troppo grande per i nostri cuori tormentati −. E quando l’emozione stava per prendere il sopravvento le venne in soccorso un’immagine, sepolta fino allora chissà dove nei meandri della memoria: era il celebre Stephen Hawking che, con sorriso soddisfatto e quasi beffardo, galleggiava a mezz’aria durante una simulazione di assenza di gravità. Stephen, che non aveva permesso alla malattia di fiaccare lo spirito. Stephen, tra i giganti dell’umanità. Queste erano le istantanee che il burst (4) mnemonico sul grande astrofisico aveva portato con sé. “Sei l’orgoglio di tutti noi” pensò Gabry, sforzandosi di concentrare un fascio di nousioni così potente da fargli arrivare un bacio lassù, dovunque egli fosse.
 “Gabry, Gabry? Che diavolo combini? C’è qualcosa che non va! Vengo a prender---”.
 Lei staccò le comunicazioni. Cercava solo pace ormai, come quella sera tornando dal prato, il giorno dopo e poi ancora e ancora, per lunghi anni. Non raccontò ai suoi genitori cos’era accaduto, che aveva disubbidito, che era stata laggiù. E nessuno seppe mai di quel balordo che l’aveva attirata con un inganno nella casupola.
 Il regno incantato del silenzio…
 Sollevò la visiera.
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 (1) International Space Station – Stazione Spaziale Internazionale
 (2) Da Nous, termine classico che indica l’intelletto.
 (3) Capriola, intesa come manovra dell’astronauta durante una “passeggiata spaziale”.
 (4) Esplosione (usato anche per indicare alcuni tipici eventi di carattere astronomico)
Allegati
Physicist Stephen Hawking in Zero Gravity-NASA Kennedy Space Center.jpg-Wikipedia.jpg
Physicist Stephen Hawking in Zero Gravity-NASA Kennedy Space Center.jpg-Wikipedia.jpg (28.72 KiB) Visto 563 volte
Marcello Rizza
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Messaggio da leggere da Marcello Rizza »

Ciao Roberto. Aspettavo qui il tuo racconto, sapevo che sarebbe stato bello. È scritto molto bene, riesce a farti stare sospeso nello spazio assieme alla protagonista. È anche molto preciso, forse un po troppo per via dei termini tecnici che, se è vero che sono comunque in fondo spiegati, potrebbero essere evitati a favore di uno scorrimento del racconto che lo meriterebbe. Mi aspettavo il colpo di scena finale e infatti è arrivato, bello, importante ma ha il difetto di essere poco credibile. Senza voler fare spoiler, quindi restando vago, perché alcuni leggono i commenti prima del racconto, non vivo il racconto come fantascienza, ha fonti e fondanti scientifici e attuali. La scelta finale è poco verosimile perché certi test psicoattitudinali in quel settore sono così ferrei che, per quanto qualcuno possa mantenere dei segreti, impedirebbero a una persona come lei di partecipare a una missione spaziale. Inoltre, proprio all'ultimo, inserisci un argomento interessantissimo ma troppo di distacco dal contesto. Preciso comunque che questo tipo di analisi proviene da una necessità di valutare ogni possibile aspetto di un racconto in concorso, in altri luoghi ti direi quello che penso veramente a livello di pelle. Che è un bellissimo racconto che ha saputo abbastanza sorprendermi e con delle descrizioni veramente deliziose. Il mio voto dichiarato è 4. Ma che bello leggerti!
Ultima modifica di Marcello Rizza il 29/11/2020, 18:16, modificato 1 volta in totale.
Roberto Virdo'
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Re: Il prato della Primavera

Messaggio da leggere da Roberto Virdo' »

Analisi attenta che rende onore a una lettura approfondita. Tutto annotato, per una considerazione in visione futura. Allo stesso modo apprezzo il complimento, che avrà il suo posto nella valutazione generale. Scrivere non è mai un processo matematico e il risultato, fortunatamente, non si fa imbrigliare a priori. Grazie e a rileggerti presto.
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MattyManf
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Messaggio da leggere da MattyManf »

Ciao Roberto, è un lavoro ben scritto da un punto di vista stilistico. Ho molto apprezzato questo tuo modo di dscrivere reminescenze del passato partendo da una somiglianza tra la navicella ed un insetto. Tutto fila liscio e mi sono sentito piacevolmente trasportato dalla coscienza del personaggio.

Ho gradito meno il finale. O meglio, molto bella la chiusa con lui che si solleva il casco, ma non mi piace come viene rivelata la triste storia del balordo. Il prato della primavera nei ricordi è sempre bellissimo, senza un'obra, senza un filo fuori posto. Far arrivare tutta assieme una rivelazione così importante e teribile mi ha spiazzato.
Non fraintendermi, la resastilistica è ottima e l'ho apprezzata molto. Ma mi sono sentito spaesato alla fine non per la rivelazione, ma perchè ci avevo creduto. A gabry, dico, le avevo creduto. Ho letto i suoi pensieri così a lungo, che proprio non mi aspettavo mi avesse nascosto una cosa così terribile.

Spero tu non viva questa come una critica eccessiva, ma credo che ci sia stato un gioco di prestigio tra cosienza del personaggio e coscienza "rivelata". Che può anche piacere, ma non a tutti.

Per il resto, un racconto davvero valido.
Spero di leggerti ancora.
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sono FELICE perché...
:bicipit"Il Carillon di Absindaele" ,
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Messaggio da leggere da Mariovaldo »

Un racconto difficile, basato sull'introspezione della protagonista, sui suoi ricordi, in un contesto davvero originale e ben reso. Forse, ma è solo una impressione, il ritmo è un poco lento con qualche ridondanza che lo appesantisce, ma quello che conta è la profondità del pensiero e la gradevolezza del risultato finale. Complimenti
Roberto Virdo'
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Re: Il prato della Primavera

Messaggio da leggere da Roberto Virdo' »

Ciao Matty. Che dire: sono onorato della tua recensione che si affianca alla prima già corposa. Una lettura così approfondita, un entrare tanto profondamente nel personaggio è qualcosa che mi inorgoglisce, al di là del risultato. Devo dire che il tuo commento è estremamente interessante, onestamente varrebbe la pena di porlo alla base di una discussione sulla "responsabilità dell'autore". È un qualcosa a cui penso spesso, questo compito di chi scrive del "far salire tutti in carrozza" per trasportarli in un viaggio emotivo, in cui lo scossone, come dici tu, può essere bello o indigesto. Ma soprattutto, come spiegavo in una mia recente recensione, è importante "riportare tutti a casa". Scusa le metafore, spero siano efficaci. E veniamo a noi. Certo, un finale così può spiazzare. Tu Matty mi parli di "gioco di prestigio", credo di capire cosa intendi. Io sono rispettosissimo delle recensioni altrui: non sta a me il farti piacere o non piacere, ovvio. Ma ti dirò, rivolgendomi qui anche a Marcello e certo che il piano su cui si parla sia quello di un'assoluta lealtà "etica", come a monte ci deve stare la coscienza del messaggio lanciato, a valle deve potersi vedere il riflesso del sentimento evocato. Magari un po’ macchinoso detto così, perciò proverò a spiegarmi meglio: vi ringrazio di cuore delle vostre riflessioni, aiutano davvero a capire di quanti aspetti possa comporsi un’attenta lettura, ma sta al lettore capire quanto è "forte" uno scritto, se vibra e fa vibrare, se in definitiva non è solo "mestiere". Al lettore, e a lui soltanto.
Quindi Matty, al di là di tutto ho trovato le tue parole particolarmente belle e positive. Ecco, vibravano e mi hanno fatto vibrare. In finale, i voti sono solo numeri. Ancora grazie e a rileggerti presto.
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Re: Il prato della Primavera

Messaggio da leggere da Roberto Virdo' »

Grazie Mariovaldo! Apprezzo molto il tuo commento, soprattuto sulla gradevolezza.
Per quanto riguarda il ritmo, ti dirò non è stato per niente facile muoversi lassù... in realtà l'allargarsi dei ricordi ha richiesto una "base" più ampia, diciamo così. A presto.
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MattyManf
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Re: Il prato della Primavera

Messaggio da leggere da MattyManf »

Ciao Matty. Che dire: sono onorato della tua recensione che si affianca alla prima già corposa. Una lettura così approfondita, un entrare tanto profondamente nel personaggio è qualcosa che mi inorgoglisce, al di là del risultato. Devo dire che il tuo commento è estremamente interessante, onestamente varrebbe la pena di porlo alla base di una discussione sulla "responsabilità dell'autore". È un qualcosa a cui penso spesso, questo compito di chi scrive del "far salire tutti in carrozza" per trasportarli in un viaggio emotivo, in cui lo scossone, come dici tu, può essere bello o indigesto. Ma soprattutto, come spiegavo in una mia recente recensione, è importante "riportare tutti a casa". Scusa le metafore, spero siano efficaci. E veniamo a noi. Certo, un finale così può spiazzare. Tu Matty mi parli di "gioco di prestigio", credo di capire cosa intendi. Io sono rispettosissimo delle recensioni altrui: non sta a me il farti piacere o non piacere, ovvio. Ma ti dirò, rivolgendomi qui anche a Marcello e certo che il piano su cui si parla sia quello di un'assoluta lealtà "etica", come a monte ci deve stare la coscienza del messaggio lanciato, a valle deve potersi vedere il riflesso del sentimento evocato. Magari un po’ macchinoso detto così, perciò proverò a spiegarmi meglio: vi ringrazio di cuore delle vostre riflessioni, aiutano davvero a capire di quanti aspetti possa comporsi un’attenta lettura, ma sta al lettore capire quanto è "forte" uno scritto, se vibra e fa vibrare, se in definitiva non è solo "mestiere". Al lettore, e a lui soltanto.
Quindi Matty, al di là di tutto ho trovato le tue parole particolarmente belle e positive. Ecco, vibravano e mi hanno fatto vibrare. In finale, i voti sono solo numeri. Ancora grazie e a rileggerti presto.
Vedo che hai colto il senso di quello che avevo scritto. Al di la del voto, io giudico il tuo lavoro davvero molto buono ed anche il temine "gioco di prestigio" non voleva essere nè provocatorio nè denigratorio. Al contrario, voleva riferirsi ad un modo di mostrare/celare un avvenimento nella mente del tuo protagonista che non ho preferito particolarmente. Questo, ovviamente, non cambia il mio apprezzamento al tuo stile o alle immagini e sensazioni che riesci a trasmettere
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Messaggio da leggere da Namio Intile »

Ciao, Roberto, ben ritrovato, ottimo racconto, qualche nota.
" Privilegio riservato a pochissimi, il cui fascino sembrava" avrei tolto la virgola e inserito una congiunzione.
"La parte da ispezionare era quella più estrema, il modulo di servizio."
Estrema? Non sarebbe meglio difficoltosa? O forse intendi esterna, difficile da raggiungere?
" avrebbe drammaticamente privato il tutto di ogni enfasi"
Il tutto cosa? L'esperienza, suppongo, e allora perché non rendere esplicito il termine? E poi perché enfasi? Avrei adoperato un altro vocabolo: bellezza, meraviglia, stupore, o importanza, interesse, rilievo, o altro ancora.
"importante!" una virgola al posto del punto esclamativo
Per il resto nulla da segnalare.

Ho letto un racconto gradevole e ben strutturato, dove la voce narrante da funzionare la narrazione, ti concentri sulla protagonista ed eviti digressioni: particolare l'ambientazione, quel fluttuare in caduta libera nel vuoto extra atmosferico, fa quasi da contraltare alle riflessioni intime della protagonista e ai ricordi del suo passato. Il vuoto nero dello spazio circumterrestre e il prato verde dell'infanzia, la professionista sicura e la bambina aggredita dall'orco. Hai con sapienza giocato sugli opposti.
Il finale con la chiusura a effetto è forse la parte meno riuscita. Ma capisco pure che in ogni storia breve sia necessaria una chiusura brusca, una trovata che permetta l'uscita nel più breve tempo possibile.
Piaciuto, bravo.

Correttamente scrivi di simulazione di assenza di gravità perché in realtà la ISS si trova in uno stato di caduta libera, dove la forza centrifuga bilancia quella di gravità terrestre, che alla quota della ISS è oltre il novanta per cento di quella che si sperimenta al suolo, quindi più che sufficiente per farla precipitare.

Quanto al Noòs, quanti ricordi.
Il termine intelletto, pensiero, è in realtà una delle funzioni che sono state attribuite da Platone all'anima. I tuoi nousioni sono il frutto del dualismo anima corpo platonico mutuato poi nel pensiero giudaico cristiano.
Omero, ad esempio, nella sua Iliade, adoperava gli stessi termini di Platone ma in senso affatto diverso.
Il corpo di Omero, il soma, non è il soma platonico e poi occidentale, il corpo composto da spirito, anima, e carne, organi.
Il soma di Omero è il cadavere, il corpo senza vita, esanime, non il corpo vivente. Che di volta in volta nell'Iliade è espresso dall'aspetto e dalla funzione per cui lo si chiama in causa, a seconda delle circostanze.
È Demàs, quando si parla del suo aspetto, la figura, l'altezza, Chrìos è la pelle, la superficie, Guia e Meléa, le membra, che non sono i nostri organi, ma le possibilità con cui il corpo si esprime nel mondo.
Il tallone di Achille è Meléa, non un organo, ma la possibilità di superare l'avversario come la possibilità di trovare la morte a causa sua.
E poi Soma, il cadavere, simile a Sema, la tomba, e al nostro salma.
E ancora psyché, che non è l'anima platonica e poi cristiana e quindi occidentale, ma il respiro o l'occhio che vede, come kardìa è il cuore che batte e thymòs il sentimento come il movimento, phrenés il diaframma, gli umori, e poi il noòs che è il corpo che pensa.
Dal pensiero platonico e cristiano e poi moderno con Cartesio e la sua dicotomia tra res cogitans e res extensa è venuta fuori l'inferiorità del mondo sensibile rispetto a quello reale e la riluttanza del primo a sottomettersi al codice di equivalenza generale, al rifiuto dell'ambivalenza simbolica di ogni termine prodotto dalla logica disgiuntiva del platonismo che separa il valore dalla materia, a cui concede un'esistenza secondaria, se non addirittura l'inconsistenza del niente, perché il valore assorbe in sé ogni possibile senso.
È Platone a fondare la cultura dell'Occidente, dove il valore, l'idea, lo spirito, la coscienza, il senso, la forma, sono la vera realtà rispetto a cui la materia, le cose i corpi sono espropriati del loro significato, che sta sempre altrove, nell'equivalente generale che li misura. Nel valore che gli si dà.
La tua Gabry dunque è vittima di Platone, più che dell'orco di turno. Scusami la lunga digressione, ma il tuo nous mi ha fatto venire in mente il mio noòs.
Di ogni parola, che tanto facilmente adoperiamo, cui abbiamo ormai perduto l'equivalenza simbolica, le nostre parole fluttuano nel vuoto, simulando l'assenza di gravità. Il mio è un rammarico.
Un piacere leggerti, e a rileggerti.
Roberto Virdo'
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Re: Il prato della Primavera

Messaggio da leggere da Roberto Virdo' »

Namio, te lo dico ho dovuto leggere due volte per metabolizzare la mole d'informazioni che hai saputo e voluto, come sempre, condividere. La chiusa in cui mi parli del tuo rammarico, in tutta sincerità, è tremendamente condivisibile.
Preso nota dei tuoi "appunti", con i quali mi costringi sovente a rileggermi e farmi scappare espressioni che, riportate qui in un discorso diretto che non amo molto, suonerebbero così: "Mizzica... ma come diavolo fa?" significando che il temine dialettale viene qui utilizzato nella sua versione più pura e piena di quell'affetto che credo tutti riconosciamo al dialetto siciliano, così profodamente radicato nell'immaginario collettivo.
Anche qui devo ricalcare quanto risposto ai due commenti precedenti: che dire, mi inorgoglisce ancora una volta pensare che lettori di tale portata abbiano trovato interessante questo mio breve testo, che ho sentito molto. Permettimi una confidenza: la foto di Stephen Hawking è centrale, assolutamente centrale. Ci ho costruito intorno la storia intera. Vorrei qui dichiarare che, per quanto mi riguarda, quell'immagine supera di gran lunga il testo, le mie ambizioni, e tutto quanto ci potremmo dire su. Perdonami se approfitto della tua recensione per dire questo, ma lo volevo fare e non mi dispiace affatto di aver approfittato proprio delle tue parole, che oltretutto concedono uno sguardo anche alla parte "tecnica". A proposito, appropriata la spiegazione della caduta libera, sono un appassionato di astronomia da quando ero ragazzo e posso sicuramente affermare che raramente si trova lassù qualcosa che non sia, almeno, straordinario.
Infine una parola per il Noòs. L'interpretazione finale, platonica, è degnissima di nota. Una riflessione che prende la mi protagonista catapulandola in una dimensione più vasta. Per restare in tema, il tuo commentare somiglia molto a un acceleratore di particelle, un complimento non proprio comune ma sono certo ne apprezzerai la portata, almeno nelle intenzioni. E a proposito, chiudo dicendo che lo spazio (per quanto nel racconto siamo in orbita, e parlare di spazio è molto molto azzardato) è, a mio modo di vedere, un mezzo di conduzione di particelle più che un contenitore di massa. Ce li volevo mettere questi nousioni, numerosi almeno quanto i neutrini ma, a differenza di questi, inevitabilmente capaci di produrre effetti. Grazie Namio.
Marcello Rizza
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Messaggio da leggere da Marcello Rizza »

Beh! Dovrai prendere atto che ti sei meritata una recensione di tal fatta da Namio. Che, anche lui "spazia". Si, sto leggicchiando e dal cilindro del concorso stanno uscendo bei racconti, tra questi il tuo. Bene, bene...
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Ida-59
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Messaggio da leggere da Ida-59 »

Waaaaooooo! Davvero bello e scritto molto bene, con uno stile impeccabile che esalta il lirismo dei pensieri.
Bello tutto: descrizioni e introspezione, ricordi e raccordi, pensieri del presente che si aggrovigliano con quelli del passato.
E poi il finale, schiaffo inaspettato che ti lascia a bocca aperta.
Bravissimo.
Ovviamente voto 5.
Roberto Virdo'
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Re: Il prato della Primavera

Messaggio da leggere da Roberto Virdo' »

Grazie Ida! Davvero non speravo tanto. Ottenere questo commento da una così brava autrice rappresenta una vera sorpresa per me, più sincero non si può. E lasciamela dire tutta: mi rincuora leggere un primo apprezzamento del finale... finalmente! A rileggerti presto.
Andr60
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Messaggio da leggere da Andr60 »

Un racconto che descrive bene l'introspezione del personaggio, rivelando solo alla fine il suo terribile segreto. Credo che Gabry abbia una personalità con un disturbo da spettro autistico, e forse questo la renderebbe inadatta alla selezione per far parte di un equipaggio di missioni così delicate, ma la vicenda è così toccante che il lettore se la scorda, e alla fine naufraga insieme a lei, nell'oceano infinito delle stelle.
Voto 5
Francesco Pino
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Messaggio da leggere da Francesco Pino »

La realtà che sta alla fine del sogno a volte puo' essere davvero spiacevole.
Bello, un racconto fatto veramente bene.
Per esperienze personali dirette ha particolarmente attirato la mia attenzione il passaggio sul pensiero: una forma di energia capace di interagire con l'ambiente per mezzo di particelle.
Roberto Virdo'
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Re: Il prato della Primavera

Messaggio da leggere da Roberto Virdo' »

Grazie Francesco, Grazie Andr. Quanto dite rappresenta un'interpretazione importante per me. Anzi, come ho detto precedentemente, mi date una vera soddisfazione e perchè no, un insegnamento. Siamo autori e lettori a turno, sappiamo come ci si sente a stare da una parte e dall'altra. Non amo la retorica, non la amate voi quindi sarò diretto: volevo regalare emozioni, sembrerà banale ma è così. E' un piccolo scritto ma ho puntato tutto sull'intensità emotiva.
Vi ringrazio per le vostre belle parole, siete riusciti in uno spazio beve a dire molto. Per me, sicuramente.
Selene Barblan
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Messaggio da leggere da Selene Barblan »

Lo trovo molto bello, hai saputo descrivere Gabry in un modo davvero completo, attraverso i suoi ricordi, tramite le sue particolarità, grazie al suo sguardo sul mondo, così lontano è così vicino allo stesso momento. Lo trovo in un certo senso molto personale. Vedere poi la Terra da quella prospettiva è davvero un sogno, potente e capace di risvegliare cose sopite, ricacciate in profondità. Unica cosa che apprezzo meno, pur comprendendo e condividendo il motivo che ti ha spinto (credo), è il riferimento a Stephen Hawking. La sensazione che ho è: troppo, troppi elementi. Per lo meno per un racconto breve. Ma è solo una mia sensazione e un mio gusto personale che non va a intaccare il mio giudizio globale, ottimo lavoro!
Roberto Virdo'
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Re: Il prato della Primavera

Messaggio da leggere da Roberto Virdo' »

Grazie Selene, ho letto molto attentamente il tuo commento e ti ringrazio delle belle parole. Prendo nota anche del tuo piccolo appunto che ovviamente rispetto appieno. Posso solo ribadirti, anche se mi rendo conto che questa mia non può dirsi una spiegazione, che quell'immagine è stata di una centralità fondamentale, la solida base su cui è stato costruito tutto il resto. In verità il messaggio lanciato da quella foto l'ho sentito irrinunciabile. Ma terrò ovviamente in debita considerazione questa tua interessante e utile osservazione. Grazie della tua attenzione sempre gradita.
M.perrella
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Messaggio da leggere da M.perrella »

Leggendo questo racconto scritto con eleganza, mi sono lasciata trasportare dalle accurate descrizioni di un fascino irresistibile e ho provato a immaginare di guardare un film in cui alla fine la protagonista decide di essere tutt'uno con l'infinita bellezza, dopo aver scavato dentro di sé alla ricerca di un qualcosa che le dà tormento e che è stato sepolto per lunghissimo tempo.
Interessanti i passaggi sul pensiero come forma di energia che si trasmette tramite particelle.
Non ne capisco molto, ma ho imparato qualche termine nuovo e ti ringrazio.
Roberto Virdo'
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Re: Il prato della Primavera

Messaggio da leggere da Roberto Virdo' »

Grazie M. di questa tua interpretazione estremamente intrigante, che si aggiunge alle belle parole che hai voluto spendere su questo piccolo lavoro. Come già scritto in risposta a qualche commento precedente, coltivo la passione dell'astronomia sin da giovane e ti confesso di aver dovuto non poco trattenermi per "restringere la visuale" e non perdermi anch'io nel vuoto incantato.
Il tuo apprezzamento sulla "stramba idea" che Gabry si è fatta del pensiero mi fa particolarmente piacere, ti confesso che nutrivo più di qualche dubbio sul gradimento che avrebbe poi trovato. Se già non lo hai fatto, ti invito a leggere al riguardo il commento di Namio Intile, istruttivo e affascinante al contempo. Grazie ancora e a rileggerti con vero piacere.
Lucia De Falco
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Re: Il prato della Primavera

Messaggio da leggere da Lucia De Falco »

Con questo racconto, anche per il linguaggio utilizzato, sembra quasi di vagare nello spazio. Si oscilla tra il vagare nello spazio e il vagare nella mente della protagonista. Molti sono i temi toccati: la diversità, il sogno, il superare i propri limiti, anche fisici, lo stupro, la morte, come "dolce naufragare" nel mare dell'Universo. L'inizio incuriosisce, la parte centrale a tratti può stancare, forse per il linguaggio più per gli addetti ai lavori il finale è spiazzante, ma da risalto all'intera vicenda, aiuta a capire il perché della ricerca e del tormento della protagonista.
Lucia De Falco
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Messaggio da leggere da Lucia De Falco »

Interessanti anche le foto, che sono uno stimolo e un aiuto a capire che anche la protagonista, come il fisico voleva superare i suoi limiti fisici realizzando il.suo sogno di andare nello spazio, vuole andare in una dimensione dove poter dimenticare la sua diversità e i suoi traumi di un"infanzia ferita. La morte arriva come la meta di tutta una vita, nello spazio infinito dove nessuno potrà farle più del male.
Lucia De Falco
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Messaggio da leggere da Lucia De Falco »

Interessanti anche le foto, che sono uno stimolo e un aiuto a capire che anche la protagonista, come il fisico voleva superare i suoi limiti fisici realizzando il.suo sogno di andare nello spazio, vuole andare in una dimensione dove poter dimenticare la sua diversità e i suoi traumi di un"infanzia ferita. La morte arriva come la meta di tutta una vita, nello spazio infinito dove nessuno potrà farle più del male.
Roberto Virdo'
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Re: Il prato della Primavera

Messaggio da leggere da Roberto Virdo' »

Grazie Lucia, dalle tue parole ricevo un'impressione più che positiva, il desiderio più grande era quello di portarvi lassù per pensare a qualcosa di davvero importante.
E' vero, qualche termine "tecnico" l'ho voluto inserire, posso assicurarti di essermi limitato al minimo indispensabile proprio per non distogliere l'attenzione da dove volevo che fosse concentrata.Questo è il motivo per il quale ho citato termini che, pur "settoriali", sono quantomeno saltuariamente citati nei brevissimi spazi che i canali di comunicazione vi dedicano, peraltro quasi sempre improntati al catastrofico o all'inimmaginabilmente grande. In realtà, sono certo di non dire niente di nuovo, alzare gli occhi al cielo è già di per sè un tuffarsi nello straordinario, e dico questo non a caso intuendo la tua passione per le favole (...la pozzanghera magica / il paese della felicità), dove facilmente possono trovare posto gli splendidi corpo celesti. Grazie ancora e con l'occasione: buon onomastico!
Simone_Non_é
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Messaggio da leggere da Simone_Non_é »

Voto alto ma non altissimo anche per me. Uno bello scritto, in alcune parti mi è sembrato però troppo lento, anche se ammetto che la scelta di giocare sui ricordi risulta alquanto apprezzabile. Ottima invece la caratterizzazione del personaggio e conseguentemente la sensibilità che la contraddistingue. Buona scrittura
Roberto Virdo'
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Re: Il prato della Primavera

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Grazie Simone di aver dedicato la tua attenzione a questo mio piccolo scritto. Leggo attentamente ogni commento per comprendere tutti gli aspetti della scrittura, in particolare il rapporto tra lo stile utilizzato e l'effetto conseguito. Prendo quindi nota delle tue interessanti indicazioni, senza dimenticare il complimento finale che fa sempre piacere. A presto.
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Fausto Scatoli
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Messaggio da leggere da Fausto Scatoli »

splendido racconto.
sebbene sia quasi completamente narrato, mentre io sono amante dei dialoghi, sei riuscito a farmi vivere la storia quasi fossi presente al fatto.
ottime le descrizioni, la caratterizzazione del personaggio è eccellente, la scrittura fluida e scorrevole, nonostante ci siano molti termini scientifici.
fantastica l'idea di paragonare la meraviglia dello spazio alla meraviglia del prato per una bimba, mentre tremendo e inatteso è il finale.
complimenti, voto massimo
l'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente
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Roberto Virdo'
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Re: Il prato della Primavera

Messaggio da leggere da Roberto Virdo' »

Fausto, è veramente importante per me leggere queste tue parole. Al di là di una soddisfazione ovviamente "professionale" (molto tra virgolette) c'è, soprattutto, la bellezza di aver potuto trasmettere delle emozioni. Credo di non dire nulla di nuovo nell'affermare che il nostro desiderio più grande sia quello di condividere delle sensazioni, un po' come Gabry lassù, sospesa nel vuoto.
Hai ragione, non amo partcolarmente il discorso diretto, ci sto lavorando su. In questo momento ho ripreso la lettura di un importante romanzo proprio per una mia ricerca di completamento e affinamento stilistico; la direzione è quella che hai accennato tu, anche se questo significherà, inevitabilmente, ampliare. Ma non ci sottrarremo alle sfida perciò… con lo scudo o sopra di esso. Grazie di cuore.
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