Soprannomi

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'autunno 2021.

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Letylety
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Soprannomi

Messaggio da leggere da Letylety »

leggi documento Spiacente ma, in questo browser, la lettura a voce non funziona.

Ho letto che i soprannomi hanno una storia millenaria. Addirittura negli atti notarili di tanti secoli fa oltre al nome e al cognome si scriveva il soprannome per avere l’assoluta certezza d’identificazione del firmatario.
Edgar Lee Masters nell’antologia di Spoon River aveva colto l’essenza di duecentoquarantotto personaggi, raccontando la loro vita con un epitaffio. Lui aveva colto il punto focale dell’esistenza, determinato da un fatto, da un atteggiamento o dal caso, tutti elementi che avevano indirizzato l’esistenza del personaggio.
Questo libro ha un fascino eterno.
Mio padre più semplicemente coglieva l’essenza con un semplice soprannome.
Memore dell’esperienza di bambino, quando in paese quasi tutti avevano un appellativo, cominciò ad apostrofare gli abitanti del condominio con nomi inventati.
La prima parola che sentii fu PIE’ VELOCE, battezzando un ragazzo che abitava al terzo piano il quale, seppur giovane, camminava con passo lento e affaticato.
Fu poi la volta della famiglia dirimpettaia al nostro appartamento. La signora, ciarliera e attenta a tutti i fatti del circondario, facendosene capo di eventuali problemi o questioni da risolvere, fu chiamata MADRE BADESSA. Il marito, un tipo piccolino con gli occhi sporgenti, prese il nome di OCH (occhi), e il figlio dal lessico striminzito diventò GUGUGU.
Provenivano da un’altra regione e lui classificava quegli abitanti come GNAGNI.
Affettuosamente nella mia famiglia, genitori e sorelle, ci chiamavamo GINO e GINA.
La cosa strana e interessante, sicuramente fior di sociologi avranno esaminato l’argomento, è data dal fatto che questi soprannomi diventavano di uso comune nel lessico casalingo, anche in alcune persone che frequentavano la nostra abitazione. Decidemmo di discuterne per porci degli allarmi mentali, onde evitare di tradirci con i diretti interessati e far scoprire questo nostro piccolo divertimento.
Nell’azienda in cui lavoravo c’era un signore che aveva il soprannome di TRENTACINQUE. Io e la mia collega Enrica sorridemmo appena lo sentimmo pronunciare. Naturalmente il titolo si riferiva alla virtù meno apparente e più indecente, cantata in maniera stupenda da De Andrè.
Nel giro di poco tempo cominciammo a inventare nuovi appellativi. Sempre centrati, perché coglievano, come dicevo prima, l’essenza della persona. Il nostro dogma prevedeva parole che fossero gentili, ironiche, simpatiche e dovevano cogliere la parte scoperta e fragile dell’indiziato. La parola non doveva uccidere ma solo fare solletico, per sorridere un po’.
E allora fu il turno di FOFI, un giovane che lavorava in officina, dallo sguardo mite e dal viso emaciato.
Poi arrivò JMI, la collega dell’ufficio vicino al nostro. Una brava donna dal fondoschiena pronunciato. Prendendo a prestito la fortuna di JLO, lo tramutai in JMI perché mi era l’inizio del suo cognome. Logico no?
In magazzino lavorava una coppia di fratelli dal fisico robusto. Uno mediamente alto e rustico, l’altro più piccolo e tozzo, con un viso delicato. Diventarono FRED & BARNEY, ed era uno spasso osservarli parlare e scambiarsi opinioni che potevano durare anche un’ora. In quel caso non arrivava Wilma!
C’erano anche LA MISS e MULLAH IVANA. La prima si atteggiava a reginetta di bellezza, mentre la seconda era tignosa e aderente in modo ottuso al sistema aziendale. Erano i tempi del Mullah Omar. Logico no?
La stessa Miss al ritorno da un viaggio di lavoro, dove rischiò di regalare l’illibatezza peraltro già perduta, descrisse il capo delle vendite come un vulcano d’idee. Dubbioso della veridicità di tale affermazione e immaginando che questo capo non fosse esattamente un Einstein, fu subito battezzato VULCANO.
Uno dei più simpatici era un altro magazziniere. Un pomeriggio trovò cinquecento euro in un corridoio. Non disse nulla e mise in tasca la banconota. Un paio di giorni dopo, trovando l’ufficio in fibrillazione per lo smarrimento di cinquecento euro, arrivò bello bello e disse con sincera nonchalance: a pensarci bene io ho trovato questo per terra. Da allora fu il nostro idolo, una sorta di Alan Ford moderno e diventò JULIO QUINIENTOS, preso a prestito dallo spagnolo.
Un altro personaggio della nostra galleria era un cinquantenne dai capelli tinti e dalle avventure più o meno galanti. Arrivava con il suo passo felpato e il sorriso ironico indagatore. Era un maschio gentile in perenne ricerca di femmine.
Diventò SCIUPAFEMMENE, un vero mito.
E che dire dell’amministratore delegato? Nel sottobosco era chiamato PIPPO, perché questo personaggio della Disney non sapeva mai nulla. Come lui. Era un soprannome datogli dai dipendenti più anziani, ma fu sempre chiamato così da tutti. E’ un miracolo se in tanti anni nessuno si è mai tradito e lui ha potuto camminare sempre impettito con il ciuffo ribelle. Come Pippo.
Siamo quasi alla fine. Come dimenticare Torani? Era un informatico acido e arrivista. Io e la mia collega lo storpiavamo in Toranni. O meglio era TORANI quando si presentava normalmente e senza troppa enfasi, si trasformava in TORANNI nei giorni che era un po’ esaltato.
Anche la mia collega aveva meritato il suo soprannome. Era diventata ERICA ed io la chiamavo sempre così, con tutto l’affetto che potevo avere per una compagna di lavoro spiritosa e intelligente.
Io non ho mai avuto dei nomignoli particolari. Almeno credo!
Come vedete erano soprannomi bonari, semplicemente inventati in un momento in cui coglievamo l’autentica entità della persona.
Ormai è diventato un vizio. Chiamo i miei amici con i nomi più disparati, Marcello, Giuseppe, Silvio, Orgoglio Italiano, Alfredo, Marcella, Clelia. Lino, il programmatore, lo chiamo Cotone. Ezio, mio cugino, è diventato Ozio. C’è sempre un fondo di verità nei soprannomi, infatti è un gran lazzarone.
Non sbaglio un colpo, mi ricordo sempre tutto.
Loro inizialmente mi guardavano perplessi, ora invece sorridono.
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Nicolandrea Riccio
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Messaggio da leggere da Nicolandrea Riccio »

Non posso ignorare il fatto di non essere minimamente attratto dal soggetto del racconto in questione, e anche se l’ho letto interamente per correttezza, ho trovato difficoltà nel trovare la voglia di proseguire. In ogni caso non darò un voto pessimo.
Ultima modifica di Nicolandrea Riccio il 23/09/2021, 3:03, modificato 1 volta in totale.
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Massimo Baglione
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Re: Soprannomi

Messaggio da leggere da Massimo Baglione »

Ricordatevi di specificare esattamente "Commento" nel campo "Titolo" del messaggio usato per commentare le opere in Gara (senza prefissi come "Re:" o altro), altrimenti non verranno conteggiati dal sistema, grazie!
Se invece state solo rispondendo, non serve specificare.
Ricordatevi anche che il testo del commento deve essere lungo almeno 200 battute.
Vi rimando alle istruzioni delle Gare letterarie.
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Macrelli Piero
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L'argomento e l'idea del racconto è buona, un buon argomento, ma non è stato sviluppato, E' come se ci avesse raccontato un'idea per un racconto e elencato i personaggi che voleva usare. Bene, l'idea va bene, ma adesso scrivi il racconto.
Marcello Rizza
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Re: Soprannomi

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Scusate, ma perché continuiamo a commentare persone che non si degnano di commentare nemmeno un racconto altrui, che piazzano lì un racconto e nemmeno entrano in lizza perché non sono interessati a collaborare?
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Re: Soprannomi

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Marcello Rizza ha scritto: 23/09/2021, 13:07 Scusate, ma perché continuiamo a commentare persone che non si degnano di commentare nemmeno un racconto altrui, che piazzano lì un racconto e nemmeno entrano in lizza perché non sono interessati a collaborare?
Rilassati amico, noto nelle tue parole qualcosa di forzato.
Mi sembra che le regole della gara siano chiare: se voti partecipi, se non voti rimani escluso e puoi essere letto come nelle altre pagine del sito. Io personalmente ho sempre difficoltà a commentare e a votare, in primis perché non leggo molto e poi non ho quelle certezze per commentare con sufficiente autorevolezza i lavori altrui.
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Massimo Baglione
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Re: Soprannomi

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Letylety ha scritto: 23/09/2021, 13:37 Mi sembra che le regole della gara siano chiare: se voti partecipi, se non voti rimani escluso e puoi essere letto come nelle altre pagine del sito. Io personalmente ho sempre difficoltà a commentare e a votare, in primis perché non leggo molto e poi non ho quelle certezze per commentare con sufficiente autorevolezza i lavori altrui.
Però votare e/o commentare fa parte dello spirito e del ménage delle Gare, altrimenti tanto vale pubblicare normalmente nel sito e amen.

Come scrivo a ogni riassunto di fine Gara:
inviterei i partecipanti a commentare i testi dei nuovi arrivati solo qualora si riscontrasse una loro minima interazione reciproca.
Non vorrei, infatti, che questa logica portasse qualcuno a pensare che le Gare non siano altro che una ghiotta e gratuita opportunità di ricevere commenti a scapito della fatica altrui.
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Marcello Rizza
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Re: Soprannomi

Messaggio da leggere da Marcello Rizza »

Grazie per aver risposto da admin serio, Massimo. E sai che ho perplessità sulle regole. Comunque, io non avrei risposto all'amico/a, così mi ha chiamato. Nemmeno metto "commento" perché non mi interessano classifiche per le questioni di principio.
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Alberto Marcolli
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Commento Soprannomi

Messaggio da leggere da Alberto Marcolli »

E bravo/a Letylety. Ti sei inventato/a (chiedo scusa ma non ho capito se sei maschio o femmina) un buon sistema per scrivere 5724 battute più che spiritose, che si leggono volentieri, MA come scrive Macrelli Piero: "adesso scrivi il racconto."
Sarà per me un piacere leggerti.
All'ascolto e alla lettura non ha trovato segnalazioni degne di nota. Avrei rivisto un po' la punteggiatura, ma non è detto che avrei fatto meglio.
Per ora voto 3.
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Re: Soprannomi

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Massimo Baglione ha scritto: 23/09/2021, 14:04 Però votare e/o commentare fa parte dello spirito e del ménage delle Gare, altrimenti tanto vale pubblicare normalmente nel sito e amen.

Come scrivo a ogni riassunto di fine Gara:
inviterei i partecipanti a commentare i testi dei nuovi arrivati solo qualora si riscontrasse una loro minima interazione reciproca.
Non vorrei, infatti, che questa logica portasse qualcuno a pensare che le Gare non siano altro che una ghiotta e gratuita opportunità di ricevere commenti a scapito della fatica altrui.
Corretto e ne prendo atto. Permettimi però di sottolineare in chiusura come sia perlomeno inopportuno l'intervento precedente. Dopotutto la gara è appena iniziata.
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Massimo Baglione
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Re: Soprannomi

Messaggio da leggere da Massimo Baglione »

La tua risposta a quel commento è stata altrettanto acida, quindi le ho intese come auto-equilibranti :-)
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Stefano M.
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Messaggio da leggere da Stefano M. »

Mi trovo anch'io d'accordo con quanto già espresso dagli altri: alla fine il racconto stanca un po'. Se fosse stato lungo circa la metà, sarebbe scorso via in tranquillità, ma così risulta leggermente ripetitivo: magari inserire un colpo di scena finale, come scoprire che anche il protagonista ha un soprannome, ravviverebbe il tutto.
Detto questo, sono anche io un grandissimo fan dei soprannomi e tutte le logiche applicate le condivido in pieno; oltretutto lo stile mi sembra familiare e formalmente "pulito", quindi ti assegno volentieri un 4.
RobertoBecattini
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Messaggio da leggere da RobertoBecattini »

Ha un limite: non è un racconto, e spesso sembra più un elenco di soprannomi. Però è piacevole a leggersi, e coglie un aspetto interessante: i soprannomi (quelli non cattivi) sono un sintomo di famiglia, di comunità, di amicizia, di fratellanza, o quantomeno di pacifica convivenza sul posto di lavoro. Ecco, mi pare che se ne stia perdendo l'uso, proprio in conseguenza della disgregazione sociale. Manca però uno scarto finale che francamente mi aspettavo.
RobediKarta
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Re: Soprannomi

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Marcello Rizza ha scritto: 23/09/2021, 14:27 Grazie per aver risposto da admin serio, Massimo. E sai che ho perplessità sulle regole. Comunque, io non avrei risposto all'amico/a, così mi ha chiamato. Nemmeno metto "commento" perché non mi interessano classifiche per le questioni di principio.
Mmhhh...in queste parole leggo sempre qualcosa di autoritario, cosa che mi fa venire la pelle d'oca. Strano, perché in un gruppo di scrittura dovremmo trovare tante sensibilità, tanti modi di vedere il mondo.
Quel lamento che invitava i partecipanti a non votare e non commentare un'opera, è una forma espressiva settoriale e limitativa della libertà altrui.
Toglie serenità a tutti.
Peccato.
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Roberto Bonfanti
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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti »

L'usanza dei soprannomi si va perdendo, ricordo che un tempo, nei manifesti mortuari, il nome del defunto era spesso accompagnato dal nomignolo fra parentesi, anche perché altrimenti gli amici e i conoscenti meno stretti non lo avrebbero riconosciuto, quasi sempre ne ignoravano le vere generalità, ora non succede quasi più. Questo proprio perché il soprannome era palese e accettato dalla persona in oggetto, talvolta di buon grado, altre volte no, ma ormai di uso consolidato.
Nel brano in questione non mi sembra che sia così, tranne forse nel finale; l'appellativo è un nome in codice, uno sfottò delle caratteristiche fisiche o caratteriali del destinatario, da pronunciare a bassa voce fra gli adepti e mai in presenza dell'interessato.
Concordo che il racconto manchi un po' di tensione narrativa, però è scritto in maniera corretta e piacevole da leggere.
Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica. (Gesualdo Bufalino)
https://chiacchieredistintivorb.blogspot.com/
Intervista su BraviAutori.it: https://www.braviautori.it/forum/viewto ... =76&t=5384
Autore presente nei seguenti libri di BraviAutori.it:
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Massimo Baglione
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Re: Soprannomi

Messaggio da leggere da Massimo Baglione »

Letylety ha scritto: 24/09/2021, 13:17Quel lamento che invitava i partecipanti a non votare e non commentare un'opera, è una forma espressiva settoriale e limitativa della libertà altrui.
Toglie serenità a tutti.
Peccato.
Mi pare ovvio che non hai capito lo spirito delle Gare :-)
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Ibbieffe
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Messaggio da leggere da Ibbieffe »

A me non è affatto dispiaciuto: un testo piacevole, scorrevole e divertente.
Certo che "trentacinque" mi spaventa un po'...

Come ha scritto Roberto è vero che quelli citati sono soprannomi da usare "alle spalle", ma l'usanza di quelli "veri" non sta andando perduta perchè, per esempio, nel mio gruppo di amici nessuno viene chiamato/a col proprio nome, ma coi soprannomi "ufficiali" (generlamente sono almeno due a testa): facciamo sta cosa fin dalle elementari e se alle volte ci chiamiamo usando il nome di battesimo la cosa suscita scandalo e scalpore.
Lucia De Falco
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Il racconto nel complesso è gradevole. L'argomento offre spunti ad una serie di frasi scherzose, che possono far sorridere e il linguaggio è sempre molto delicato, anche, per esempio, attraverso il riferimento a De André. Accorcerei, però, il testo, magari fermandolo a Pippo, perché effettivamente stanca.
Laura Traverso
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Messaggio da leggere da Laura Traverso »

Credo di aver colto, nella lunga lista dei soprannomi, una contraddizione. Mi spiego: di solito si danno in merito ad un "difetto" non al contrario. Mi riferisco al primo citato, ossia a Pie' veloce, quando invece era un Pie' lento... Gli altri menzionati, invece, evidenziano il "difetto". Comunque, detto ciò, questo scritto mi è parso poco racconto. Vero è che l'idea è originale, ma si poteva, secondo il mio parere, sviluppare meglio, ovvero renderlo racconto pur rimanendo nel tema, sicuramente simpatico, dei soprannomi. La scrittura è fluida, corretta e gradevole.
Giovanni p
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Messaggio da leggere da Giovanni p »

di questo racconto due cose mi sono piaciute, la citazione de L'antologia di Spoon River e la scrittura che dimostra il fatto che chi ha scritto legge, e sicuramente legge bene. Meno mi è piaciuta la storia in se per se, però questo è un commento soggettivo ed opinabile.
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Marino Maiorino
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Messaggio da leggere da Marino Maiorino »

Non so: le parole (e i nomi, poi!) sono cose importanti. Ma è un racconto (questo testo ne ha l'aspetto) una lunga lista di nomignoli? Per uno scrittore la ricerca dei vocaboli è tanta roba, un'arte, la propria arte! E questa sembra invece una graziosa lista della spesa, e un abuso affrettato. Meno soprannomi, più approfonditi, mi avrebbero comunicato di più.
«Amare, sia per il corpo che per l'anima, significa creare nella bellezza» - Diotima

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