Al bonito sol de Cuba

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'autunno 2021.

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Alberto Marcolli
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Al bonito sol de Cuba

Messaggio da leggere da Alberto Marcolli »

leggi documento Spiacente ma, in questo browser, la lettura a voce non funziona.

Parto lasciando l’Italia sotto la neve. Questa volta mi sono imposto di staccare la spina con tutti: amici e colleghi giornalisti, gufi, rosiconi e malpancisti. Poche telefonate, e solo ai miei anziani genitori. Vivrò per tre settimane in un’oasi di natura, riposo e letture.
Sono a Cuba. Ottomila chilometri da casa. Mi rilasso alla guida di una vecchia lambretta, a un passo dall’oceano, sotto un cielo cristallino, graffiato da nuvole vagabonde. La sera, passeggiando per i portici dell’Habana Vieja, non odo sibili minacciosi di sirene e la mattina non subisco il quotidiano attacco dei telegiornali, zeppi di notizie funeste.
Trascorro i giorni in totale disinteresse per il mio lontano Paese, assaporando il gusto di una specie di vendetta: scannatevi pure, tanto io qui vivo in pace.

Un taxi mi porta a Cayo Jutias, dove mi fermerò per una settimana. Sabbie bianchissime e foreste di mangrovie. Acque cristalline. Lunghe passeggiate immerso in una vegetazione esuberante. Pranzi con musica dal vivo e balli caraibici.
La popolazione locale vive di pesca e frutta, al ritmo del sole che tramonta dietro gli scogli: l’assenza di desideri complicati evita loro la noia.
E se decidessi di rimanere qui per sempre?
Potrei scrollarmi di dosso fatiche e delusioni, vendere mobilio e villetta con mutuo, recuperare ciò che resta della liquidazione e con il ricavato comprare una barchetta a vela e vagabondare fra queste isole, saziarmi anch’io di pesce e frutti esotici, ebbro di sole e di mare.
Ne parlo all’amico che divide con me l’avventura di questa vacanza tra fantasia e realtà, ma non ottengo risposte sensate.
Invidio chi sa dare un taglio netto al passato, abbandonando i luoghi dove è nato e in cui vive a disagio da anni, sopraffatto dall’inciviltà dilagante di una società che in apparenza non mancherebbe di nulla e, invece, è priva di un bene essenziale: l’umanità.

Tutti propositi bellissimi, ma che, mi secca doverlo ammettere, non fanno per me. Sono qui da due settimane e già sento che le lancette dell’autonomia volgono al rosso.
La mia vita, un po’ come tutti, scorre tra i soliti binari: parenti, amici, routine, lavoro in continua rincorsa della notizia clamorosa, con l’illusione di potermi spendere per un mondo migliore. Ingredienti scomodi che, tuttavia, compongono l’amalgama di cui sono fatto: troppo tardi per pensare di poterlo cambiare.
Quando tornerò a Milano, passerò un giorno intero a sfogliare i giornali dell’ultimo mese, come uno scolaretto che torna a scuola dopo una lunga assenza e deve velocemente allinearsi al programma.
La conta di stupri e scandali mi rimetterà alla pari. Scommetto che succedono più disastri da noi in due settimane che qui in cinque anni.
So quello che mi aspetta e certo non ne godo, eppure già conto le ore che mi separano dalla partenza. Condannatemi se volete, non vi posso dare torto, ma preferisco il mio Paese. M’incazzerò e imprecherò ogni giorno, ma alla fine troverò sempre una ragione per continuare a lottare.
Hanno un bel dire quelli che sono riusciti a rifarsi una vita fregandosene del loro passato: io riesco, per miracolo, a galleggiare restando fermo esattamente là dove la mia storia è iniziata.
Athosg
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Io di questo racconto ho letto il disincanto di questi anni da parte di un uomo di buoni sentimenti che resiste in un mondo disordinato. Eppure in questo mondo ci vive e lo ama. mi ci sono immedesimato anche nel riferimento agli anziani genitori. Proteggili, perché sono una delle più belle cose che hai.
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Alberto Marcolli
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Re: Al bonito sol de Cuba

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Grazie. Tra tutti i racconti che avrei potuto inviare ho scelto questo perché mi piaceva l'idea di abbinare una vacanza magnifica a una visone della nostra società che comunque amo, pur con tutti i suoi limiti.
Namio Intile
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Messaggio da leggere da Namio Intile »

È un racconto all'apparenza leggero, che sembra abbracciare il solito cliché della fuga della città, o dalla civiltà, e in cui il protagonista, in prima persona, accarezza l'idea di rifugiarsi in un paradiso primitivo per allontanarsi dalle preoccupazioni del mondo moderno e abbraciare una vita che si limita a quella di vivere giorno per giorno (anche se Cuba a mio avviso non è il luogo giusto dove immaginare una simile fuga).
Nel finale, in media res in realtà, avviene il ribaltamento dove il protagonista matura la decisione opposta e decide di tornare a casa. Anzi, l'autore inserisce una critica, messa in bocca in modo corretto al protagonista, sulla decisione di andar via, di cambiar vita, e anzi sostiene la necessità di rimanere a casa propria e di lottare per essa, anche per la propria routine. Cosa che, tra parentesi, approvo.
A mio avviso però il limite del racconto sta nella brevità, ossia nella rapidità con la quale il protagonista transita da un proposito a un altro. Cosa che rende il racconto nel complesso troppo schematico e lascia trasparire l'intento didascalico dell'autore.
Ben scritto, non ho nulla da segnalarti dal punto di vista formale.
RobertoBecattini
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Messaggio da leggere da RobertoBecattini »

Una bellissima riflessione, che in poche righe distrugge il falso mito del "Mollo tutto e mi rifaccio una vita ai Caraibi alla facciaccia vostra". Sono stato a Cuba, ho vissuto anche se solo per un anno in Argentina e in Repubblica ceca. So benissimo che Cuba non è un paradiso, dietro la cartolina ci sono tanti di quei problemi ... Un conto è andare in vacanza in un paese un conto è viverci, e soprattutto è assurdo buttare nel cesso il nostro passato per "godersi" (?) la pensione altrove. Messaggio consegnato come meglio non si poteva. 5 punti.
RobediKarta
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Re: Al bonito sol de Cuba

Messaggio da leggere da Anto58 »

Il racconto avvince nella sua prima parte in cui l'autore ci fa sognare descrivendo la meravigliosa isola, l'oceano, il cielo e la musica. Purtroppo poi si torna alla realtà e il sogno finisce, peccato! credevo in un finale diverso, ma in sostanza è interessante. Voto 3
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Massimo Baglione
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Re: Al bonito sol de Cuba

Messaggio da leggere da Massimo Baglione »

Ricordatevi di specificare esattamente "Commento" nel campo "Titolo" del messaggio usato per commentare le opere in Gara (senza prefissi come "Re:" o altro), altrimenti non verranno conteggiati dal sistema, grazie!
Se invece state solo rispondendo, non serve specificare.
Ricordatevi anche che il testo del commento deve essere lungo almeno 200 battute.
Vi rimando alle istruzioni delle Gare letterarie.
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Marcello Rizza
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Messaggio da leggere da Marcello Rizza »

Ciao Alberto. Leggo il tuo secondo racconto in una gara. E questo lo trovo decisamente migliore del primo. È scritto molto bene, senza refusi, scorrevole. So che lo fai presente anche nei miei racconti, spero non legga in ciò una rivalsa, ma capisco perché i nostri gusti difficilmente possono incontrarsi: ti riconosco la capacità di scrivere ma non riesco a calarmi nello stesso climax che crei e prediligi. Tu ami, e qui descrivi bene, spaccati di vita e riflessioni su questa. Io sono più per il racconto che sorprende. Ti farò sorridere, spero, ma ambedue le volte che ho letto il tuo racconto, a distanza di giorni, pensando al protagonista mi è sovvenuta (più o meno, non la ricordo perfettamente) la frase di un monologo di Gaber:"...ma attenzione...perché criticare la nostra società è trovarcisi perfettamente a proprio agio è come avere il senso del comico ed essere...ridicoli". Ma alla fine, non voglio farmi condizionare dai gusti personali e premio la chiara tua capacità di scrivere. Voto 4.
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Roberto Bonfanti
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La prima parte ci parla di un paradiso caraibico, talvolta con didascalie da depliant turistico, dell'idea del cambiamento, del sogno di mollare tutto e rifarsi una vita.
La seconda è un cinico e disincantato panegirico sulle proprie radici, sull'impossibilità di distaccarsene.
Entrambe sono ben scritte e convincenti, ma sembrano appartenere a due persone diverse, mi manca una cerniera.
Racconto comunque piacevole.
Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica. (Gesualdo Bufalino)
https://chiacchieredistintivorb.blogspot.com/
Intervista su BraviAutori.it: https://www.braviautori.it/forum/viewto ... =76&t=5384
Autore presente nei seguenti libri di BraviAutori.it:
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Selene Barblan
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Messaggio da leggere da Selene Barblan »

Il racconto è scorrevole, chiaro, comprensibile, si legge volentieri. Trovo però che il pensiero espresso cambi troppo repentinamente, un po’ come una banderuola. Il viaggio dura tre settimane ma la scrittura, secondo me, non fa trasparire quel dilatarsi del tempo che avviene quando ci si trova a 8’000 km da casa. Poi, l”invettiva” finale mi sembra troppo forzata. Di solito per passare da un “si legge volentieri” a un “mi piace” deve esserci qualcosa che mi colpisce nello stile o nella storia. Qui mi manca quel qualcosa che me lo faccia ricordare, rimanere impresso. Come ho già detto per un altro racconto cerco di fare una media di tutti i fattori, ti darei un tre e mezzo ma abbondo al 4 grazie alla correttezza formale.
Selene Barblan
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Il racconto è scorrevole, chiaro, comprensibile, si legge volentieri. Trovo però che il pensiero espresso cambi troppo repentinamente, un po’ come una banderuola. Il viaggio dura tre settimane ma la scrittura, secondo me, non fa trasparire quel dilatarsi del tempo che avviene quando ci si trova a 8’000 km da casa. Poi, l”invettiva” finale mi sembra troppo forzata. Di solito per passare da un “si legge volentieri” a un “mi piace” deve esserci qualcosa che mi colpisce nello stile o nella storia. Qui mi manca quel qualcosa che me lo faccia ricordare, rimanere impresso. Come ho già detto per un altro racconto cerco di fare una media di tutti i fattori, ti darei un tre e mezzo ma abbondo al 4 grazie alla correttezza formale.
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Messaggio da leggere da Laura Traverso »

Nonostante il racconto sia ricco di belle ed entusiastiche descrizioni sul Paradiso trovato, lascia poi un po' spiazzati nel finale della storia. Credo che avresti dovuto descrivere maggiormente il periodo, non breve, di quasi un mese, trascorso a Cuba, accompagnando un po' più gradualmente il lettore alla decisione finale del protagonista. Comunque il racconto è carino, scritto molto correttamente e di facile lettura.
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Alberto Marcolli
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Al bonito sol de Cuba

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Una breve risposta a tutti i sacrosanti commenti ricevuti.
Dirò che sono d'accordo con tutti i commentatori. Anche con l'ignoto voto 2.
Partecipare a queste gare per la prima volta implica un periodo di ambientazione e mi sto facendo un'esperienza grazie a tutti voi.
So bene che questo mio racconto, come il precedente, non vuole impegnare molto il lettore, ma si limita a lanciare un piccolo messaggio, nulla più. Nel racconto dell'estate era "non perdere mai la speranza nel futuro". Il secondo è "volenti o nolenti le tue radici contano e "staccare" non è affatto semplice.
Ho scritto racconti di ben altro spessore, ma non mi sembrano adatti a quella che ritengo una gara "sportiva", dove la scrittura dovrebbe, a mio parere, essere prima di tutto breve, "leggera" e scorrevole. Qualità che in fin dei conti mi avete riconosciuto.
Con la prossima gara proverò a premere un po' sull'acceleratore e attenderò con impazienza le vostre considerazioni.
Grazie a tutti.
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Marino Maiorino
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Messaggio da leggere da Marino Maiorino »

Meh, si lascia leggere, parte bene (da curare qualche tempo, al principio, che non sa se restare al futuro o diventare presente, ma su questo si sorvola), e poi annega nella disillusione più cocente. Considerato che la mia personale esperienza di vita mi ha fatto lasciare casa e famiglia più volte, che con la mentalità latinoamericana ci convivo, e quindi SO che la vita è quella che uno vive giorno per giorno, non quella che uno sogna, non riesco a condividere il finale. Anzi mi ricorda perché ho lasciato l'Italia un'altra volta.
È vero che il nostro voto dovrebbe essere dato all'opera, non al tema o alle sue conclusioni, ma ci sono opere nelle quali l'una e le altre vanno di pari passo. Restando a Milano, il sicuro solito sé, protagonista e scrittore hanno perso una grande opportunità.
«Amare, sia per il corpo che per l'anima, significa creare nella bellezza» - Diotima

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Giovanni p
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Ho dato il massimo voto possibile solo per la scrittura dato che la storia, mi dispiace ma è un opinione personale, non mi dice nulla. La scirttura è da professionasta, si vedono le immagini di Cuba, si riesce a vedere e sentire la lambretta che va, ed a visualizzare il ritorno a casa e quello che ne comporta. Il disincanto finale descritto con i toni schietti coi quali è descritto mi lascia un po' di magone.
Egidio
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Niente da eccepire circa la padronanza dei mezzi espressivi. Gradevole il "resoconto di viaggio". Non sono d'accordo con l' idea di "paradiso" riferita a Cuba (almeno, non dal punto di vista politico). Comunque, non c'è male.
Stefyp
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Dal punto di vista della forma lo definirei perfetto. Il mio voto sarà un 4 anzichè un 5 perchè ho trovato il cambio di prospettiva, che per altro mi è piaciuto molto, troppo repentino, una o due righe in più nella prima parte avrebbero dato maggior compimento a tutto il lavoro.
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Giovanni p ha scritto: 18/10/2021, 9:28 Ho dato il massimo voto possibile solo per la scrittura dato che la storia, mi dispiace ma è un opinione personale, non mi dice nulla. La scirttura è da professionasta, si vedono le immagini di Cuba, si riesce a vedere e sentire la lambretta che va, ed a visualizzare il ritorno a casa e quello che ne comporta. Il disincanto finale descritto con i toni schietti coi quali è descritto mi lascia un po' di magone.
Temo che tu abbia scritto il tuo commento molto di corsa e questo spiega il tuo giudizio sommario.
Permettimi una osservazione in forma diretta:
- dici che il finale ti lascia un po' di magone. Bene.
Non hai pensato che l'unico scopo di questo raccontino minimale, senza pretese, era proprio paragonare il "presunto e quindi abbastanza immaginario" mondo dell'isola di Cuba, scelto a puro pretesto (non sono mai stato su quest'isola), al nostro mondo "evoluto", allo scopo di farne risaltare il "magone" e l'insoddisfazione che esso provoca in tutti noi?
Se vuoi rispondermi, lo gradirei.
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Marino Maiorino ha scritto: 17/10/2021, 8:41 Meh, si lascia leggere, parte bene (da curare qualche tempo, al principio, che non sa se restare al futuro o diventare presente, ma su questo si sorvola), e poi annega nella disillusione più cocente. Considerato che la mia personale esperienza di vita mi ha fatto lasciare casa e famiglia più volte, che con la mentalità latinoamericana ci convivo, e quindi SO che la vita è quella che uno vive giorno per giorno, non quella che uno sogna, non riesco a condividere il finale. Anzi mi ricorda perché ho lasciato l'Italia un'altra volta.
È vero che il nostro voto dovrebbe essere dato all'opera, non al tema o alle sue conclusioni, ma ci sono opere nelle quali l'una e le altre vanno di pari passo. Restando a Milano, il sicuro solito sé, protagonista e scrittore hanno perso una grande opportunità.
Lo scopo di questo raccontino minimale è proprio quello di provocare reazioni come la tua. Ti informo che non sono mai stato a Cuba, e nemmeno in tutte le Americhe, e che ho scelto questo posto al solo scopo di contrapporlo al nostro mondo e generare, tramite il comportamento del protagonista, appunto quelle reazioni personali che ciascuno di noi è giusto che abbia. La tua non condivisione del finale è pertanto un "pregio" del racconto, NON un difetto.
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Re: Commento

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Egidio ha scritto: 18/10/2021, 20:33 Niente da eccepire circa la padronanza dei mezzi espressivi. Gradevole il "resoconto di viaggio". Non sono d'accordo con l' idea di "paradiso" riferita a Cuba (almeno, non dal punto di vista politico). Comunque, non c'è male.
Non sono mai stato a Cuba, questo "paradiso" a me ignoto l'ho scelto al solo scopo di contrapporlo al nostro modo, tanto "evoluto" quanto sbagliato in moltissimi suoi aspetti.
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Re: commento

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Alberto Marcolli ha scritto: 22/10/2021, 9:54 Temo che tu abbia scritto il tuo commento molto di corsa e questo spiega il tuo giudizio sommario.
Permettimi una osservazione in forma diretta:
- dici che il finale ti lascia un po' di magone. Bene.
Non hai pensato che l'unico scopo di questo raccontino minimale, senza pretese, era proprio paragonare il "presunto e quindi abbastanza immaginario" mondo dell'isola di Cuba, scelto a puro pretesto (non sono mai stato su quest'isola), al nostro mondo "evoluto", allo scopo di farne risaltare il "magone" e l'insoddisfazione che esso provoca in tutti noi?
Se vuoi rispondermi, lo gradirei.
Buongiorno, non credo di aver dato un giudizio "sommario". Credo di aver riconosciuto il valore e la qualità della tecnica di scrittura, sul discorso del magone è ovvio che la mia era una nota positiva. I racconti secondo me devono lasciare delle emozioni a chi legge, o far ragionare sennò è tempo perso. Non credo di aver denigrato questa storia, né chi l'ha scritta. Ho solo detto che secondo me la storia di sé per sé non sarebbe gran cosa se non fosse scritta così bene. Chiedo scusa ma questo non è un giudizio sommario. Come voto ho dato 3 non 1, avrei dato 4 o 5 se avessi provato altre emozioni come il magone finale. Non credo neppure di aver penalizzato la storia sul discorso del gusto personale sennò il voto sarebbe stato più basso di 3,anche perché secondo me non è giusto penalizzare un opera di qualsiasi tipo secondo i propri gusti. Mi si perdoni la scrittura da non professionista, questo è il primo concorso al quale partecipo.
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Re: commento

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Giovanni p ha scritto: 27/10/2021, 7:34 Buongiorno, non credo di aver dato un giudizio "sommario". Credo di aver riconosciuto il valore e la qualità della tecnica di scrittura, sul discorso del magone è ovvio che la mia era una nota positiva. I racconti secondo me devono lasciare delle emozioni a chi legge, o far ragionare sennò è tempo perso. Non credo di aver denigrato questa storia, né chi l'ha scritta. Ho solo detto che secondo me la storia di sé per sé non sarebbe gran cosa se non fosse scritta così bene. Chiedo scusa ma questo non è un giudizio sommario. Come voto ho dato 3 non 1, avrei dato 4 o 5 se avessi provato altre emozioni come il magone finale. Non credo neppure di aver penalizzato la storia sul discorso del gusto personale sennò il voto sarebbe stato più basso di 3,anche perché secondo me non è giusto penalizzare un opera di qualsiasi tipo secondo i propri gusti. Mi si perdoni la scrittura da non professionista, questo è il primo concorso al quale partecipo.
Grazie per la risposta. È dialogando che si migliora. Ho giudicato sommario il tuo giudizio perché hai esordito scrivendo che la storia non ti dice nulla. Ho scelto di partecipare a queste gare con raccontini minimali allo solo scopo di sollecitare delle piccole reazioni, senza scrivere di morti, sangue, mostri, sogni irreali, fantascienza, ecc. che avrai notato come qui abbondino. Ti aspettavi più emozioni oltre al magone finale, ma hai gradito anche la "lambretta" iniziale. Concorderai che in 3100 caratteri, spazi compresi, sarebbe stato molto difficile andare oltre.
Sulle altre tue opinioni sul metodo di giudizio da utilizzare, concordo al cento per cento.
Giovanni p
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Re: Al bonito sol de Cuba

Messaggio da leggere da Giovanni p »

Scrivere un buon racconto usando così pochi caratteri è complicato, io non ne sarei capace, non ancora perlomeno. È per questo che ho apprezzato la scrittura di qualità oggettivamente alta. Io, nel caso di queato concorso ho scritto un racconto come sangue di pietra proprio perché mi permetteva di spaziare, concedendomi la massima fantasia. Non sono un lettore di fantasy contrariamente a quello che può sembrare, ma amo Lovecraft e spesso mi diverto a creare le sue atmosfere. Per parlare degli uomini bisogna saper leggere e capire( e non copiare) Steinbeck Bukowski Verga o altri come loro che in poche righe cristallizzano o catturano l essenza della vita, bella o brutta che sia. La lambretta mi è rimasta impressa proprio perché nel suo racconto ho vissuto per un attimo un esperienza del genere. Solita cosa il discorso del magone, poi chiaramente ognuno legge anche in misura a quello che sa leggere, questo per dire che alcune cose magari mi sono sfuggite. Il dialogo è proprio quello che cerco, altrimenti per me non ci saranno mai margini di miglioramento.
Grazie mille per avermi risposto mi ha fatto piacere.
Temistocle
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Messaggio da leggere da Temistocle »

Un ottimo reportage giornalistico, con giudizio finale.
A me più che un racconto sembra questo.
Niente di male in tutto ciò, ma la mia idea di 'racconto' è un po' diversa; né più giusta né sbagliata: semplicemente diversa.
La scrittura è, naturalmente, eccellente, e questo giustifica il mio voto.
Ilsitodiemily
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Messaggio da leggere da Ilsitodiemily »

Così ha scritto Nicolás Guillén, poeta cubano:
Conoscerete che son stato vivo
da un'ombra che avrà la mia fronte.
E questo racconto ha una sua propria inquitudine, nascosta tra le righe.
È un raccontare onesto, senza troppe illusioni, senza scadere in un discorso lapalissiano. E, allo stesso tempo permette di gustare l'allegria di una gita. Bonito.
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Fausto Scatoli
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Messaggio da leggere da Fausto Scatoli »

breve riflessione personale che si conclude nel modo più naturale, ossia la scelta di non cambiare.
scelta rispettabilissima, ovviamente.
conosco più di una persona che è riuscita a dare un taglio netto e spostarsi in un altro continente, con ritmi e modi di vivere diversi.
non è semplice per nulla, e quindi li ammiro.
quasi certamente io farei come il tuo protagonista, anche se per esserne sicuro dovrei provare.
scritto bene e senza refusi.
l'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente
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Il sonetto "Aspettativa" di H. P. Lovecraft è stato il faro che ha guidato decine di autori nella composizioni delle loro poesie fantascientifiche pubblicate in questo libro. Scoprirete che quel faro ha condotto i nostri poeti in molteplici luoghi; ognuno degli autori ha infatti accettato e interpretato quel punto fermo tracciando la propria rotta verso confini inimmaginabili.
A cura di Alessandro Napolitano e Massimo Baglione.

Contiene opere di: Sandro Battisti, Meth Sambiase, Antonella Taravella, Tullio Aragona, Serena M. Barbacetto, Francesco Bellia, Gabriele Beltrame, Mara Bomben, Luigi Brasili, Antonio Ciervo, Iunio Marcello Clementi, Diego Cocco, Vittorio Cotronei, Lorenzo Crescentini, Lorenzo Davia, Angela Di Salvo, Bruno Elpis, Carla de Falco, Claudio Fallani, Marco Ferrari, Antonella Jacoli, Maurizio Landini, Andrea Leonelli, Paolo Leoni, Lia Lo Bue, Sandra Ludovici, Matteo Mancini, Domenico Mastrapasqua, Roberto Monti, Daniele Moretti, Tamara Muresu, Alessandro Napolitano, Alex Panigada, Umberto Pasqui, Simone Pelatti, Alessandro Pedretta, Mattia Nicolò Scavo, Ser Stefano, Marco Signorelli, Salvatore Stefanelli, Alex Tonelli, Francesco Omar Zamboni.
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Il Bestiario del terzo millennio

Il Bestiario del terzo millennio

raccolta di creature inventate

Direttamente dal medioevo contemporaneo, una raccolta di creature inventate, descritte e narrate da venti autori. Una bestia originale e inedita per ogni lettera dell'alfabeto, per un bestiario del terzo millennio. In questa antologia si scoprono cose bizzarre, cose del tutto nuove che meritano un'attenta e seria lettura.
Ideato e curato da Umberto Pasqui.
illustrazioni di Marco Casadei.

Contiene opere di: Bruno Elpis, Edoardo Greppi, Lucia Manna, Concita Imperatrice, Angelo Manarola, Roberto Paradiso, Luisa Gasbarri, Sandra Ludovici, Yara Źagar, Lodovico Ferrari, Ser Stefano, Nunzio Campanelli, Desirìe Ferrarese, Maria Lipartiti, Francesco Paolo Catanzaro, Federica Ribis, Antonella Pighin, Carlotta Invrea, Patrizia Benetti, Cristina Cornelio, Sonia Piras, Umberto Pasqui.
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Un passo indietro

Un passo indietro

Nota: questo libro non è derivato dai nostri concorsi ma appartiene a un amico "speciale" dell'Associazione culturale.
Il titolo di questo libro vuole sintetizzare ciò che spesso la Natura è costretta a fare quando utilizza il suo strumento primario: la Selezione naturale. Non sempre, infatti, "evoluzione" è sinonimo di "passo avanti", talvolta occorre rendersi conto che fare un passettino indietro consentirà in futuro di ottenere migliori risultati. Un passo indietro, in sostanza, per compierne uno più grande in avanti.
Di Massimo Baglione.
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