Un giorno diverso in tribunale

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'autunno 2021.

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Andr60
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Un giorno diverso in tribunale

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leggi documento Spiacente ma, in questo browser, la lettura a voce non funziona.

1.
La giudice Donata Dalla Libera aveva avuto una nottata pesante: era rimasta sveglia per ore, a causa delle colichette della piccola Aurora. Ma aveva un contratto da rispettare, e non si poteva esimere: tutti i giorni, a mezzogiorno, puntuale come un cucù di Ginevra, in diretta su Rete 44 per Il Giorno in Tribunale.
- Cosa abbiamo oggi, Filippo? - chiese, al ragazzo tuttofare.
- Dei casi molto interessanti, che faranno sicuramente il botto di audience, vedrà, signora Giudice. - disse lui, entusiasta come sempre.
- Bah, speriamo. - fece lei, dubbiosa; negli ultimi tempi, la trasmissione sembrava in fase di stanca, forse gli autori del programma non erano più così abili nel presentare casi curiosi.
Un uomo mingherlino, dall'aspetto insignificante, si avvicinò al banco, si presentò con nome e cognome e poi: - Signora Giudice, ho denunciato la mia vicina di casa a causa della maleducazione del suo cane, che continua a defecare nel mio giardino, nonostante le mie proteste ripetute.
L'uomo continuò con le sue rimostranze, e infine Donata disse: - Va bene, ho preso nota. Adesso ascoltiamo la controparte... Giovanna Capece, giusto?
- Esatto, signora Giudice. - rispose, avvicinandosi, una donna corpulenta di mezza età con le braccia piene di tatuaggi variopinti. - Il mio vicino continua nel suo atteggiamento gretto, anti-animalista e razzista. Il mio Fuffy è un individuo affettuoso, che vuole donare gioia a chiunque, anche a chi non se la merita.
- Ma, signora Giudice, il suo cane continua a... - cercò di interrompere l'uomo.
- Faccia silenzio, signor De Carlo. - disse Donata, perentoria. - E stia attento a non insultare chicchessia, la corte non tollererà oltre.
- Ma io non... cioè io non volevo offend... - l'uomo cominciò a balbettare, ma Donata lo interruppe: - Silenzio! Dovrebbe sapere che la denominazione “cane” è un insulto, se rivolto a un componente di famiglia parola-privo e, come tale, meritevole di adeguata attenzione poiché incapace di difendersi. Dovrebbe vergognarsi, signor De Carlo, torni al suo posto.
Il denunciante, che si era alzato e avvicinato al banco centrale in preda all'agitazione, si risedette accompagnato da un brusio di disapprovazione da parte del pubblico.
La giudice si ritirò in camera di consiglio, lasciando come di consueto la parola agli spettatori in sala. La netta maggioranza era favorevole alla donna e a Fuffy.
Una giovane disse, sventolando il suo smartphone: - Ehi, Fuffy è questo, giusto?
La Capece, tutta contenta, sorrise: - Certo, questo è il nostro gruppo di famiglia su Instagram.
- Ehi, ma è un San Bernardo, chissà la cagate che spara... - disse uno spettatore, subito guardato male da tutti.
Donata rientrò dopo dieci minuti: - Giuseppe De Carlo si lamenta del comportamento di Fuffy, ma non ha tenuto conto dei suoi sentimenti e del fatto che le deiezioni sono comunque un ottimo fertilizzante per il terreno; dunque è Fuffy – e, indirettamente, Giovanna Capece – a donare qualcosa a lui, che quindi non ha diritto ad alcun risarcimento; semmai, è il contrario. Considerando il costo del fertilizzante, direi che il signor De Carlo deve corrispondere cento euro mensili a Fuffy, per il dono che lui, nella sua ingenuità, considerava un regalo. Così è deciso.

2.
Il secondo caso aveva tutta l'aria di poter provocare agitazione nel pubblico; come sempre, quando c'erano dei trans di mezzo.
Infatti il soggetto che si presentò alla sbarra, Noemi D'Amore, era vestita come Carmen Miranda ma aveva una voce baritonale. Indicò un anziano, seduto all'altro lato dello studio, e disse: - Quel signore mi ha insultato pesantemente e ripetutamente, e su un mezzo pubblico, di fronte a tutti. È stata una cosa intollerabile. Esigo un risarcimento, affinché non accada più di essere umiliatǝ in questo modo. Noi trans siamo veramente stanchǝ di questa situazione, signora Giudice.
- Bene, si faccia avanti la controparte, il signor Giuseppe Vincenzi.
L'uomo si alzò con difficoltà dalla panca, evidentemente per problemi articolari dovuti all'età; andò alla sbarra e iniziò a parlare: - Signora Giudice, io non capisco. Come tutte le mattine, stavo andando in centro sul bus cinquantadue. Ero seduto, e quella signora si è avvicinata, dicendomi: - Mi lasci sedere, prego. Le scarpe mi fanno male ai piedi.
- Ecco, lo ha fatto ancora! - esclamò Noemi.
- Che cosa ho fatto? - si chiese l'uomo, smarrito. - Come ho fatto a mancarle di rispetto?
- Oddio, di nuovo, non ci posso credere... - Noemi erǝ decisamente scandalizzatǝ.
La giudice lǝ congedò, e si ritirò, avendo il quadro completo della situazione.
Il pubblico si scatenò nel frattempo: - È intollerabile, Noemi ha ragione! I vecchi si dovrebbero aggiornare, oppure è meglio che non escano più di casa. - esclamò un ragazzo pieno di piercing alle orecchie.
- Poverino, non è colpa di Giuseppe se il mondo in cui è cresciuto era incivile... - fece una donna, nel tentativo di giustificare l'anziano, sempre più spaesato.
La giudice tornò, cinque minuti dopo: - La decisione è stata rapida, il caso è lampante - esordì - il mondo nuovo, all'insegna della civiltà e della tolleranza, non è facile da metabolizzare per le vecchie generazioni cresciute nell'odio, nel razzismo e nel fanatismo, anche inconsapevole, come in questo caso. I soggetti trans che non hanno ancora fatto la transizione completa uomo/donna necessitano del suffisso ǝ, la schwa, che ha un suono intermedio tra a ed e: lo so, è un'ovvietà per noi, purtroppo per gli anziani come il pover'uomo qui presente non è così. Quindi, anche in considerazione della sua età e delle sue condizioni, delibero che Giuseppe Vincenzi non sia passibile di alcuna sanzione pecuniaria, ma che sia sottoposto a trenta sedute di linguaggio politicamente corretto, presso il circolo LGBTQX della locale circoscrizione. Così è deciso.
La giudice batté il martelletto e il suono venne accolto da un lungo applauso, anche se l'espressione di Noemi era tutt'altro che felice: avrebbe voluto una punizione esemplare, per quel vecchiaccio.

3.
Il terzo e ultimo caso della giornata si preannunciava caotico: lo studio si era riempito di una decina di donne urlanti, che si stavano avvicinando alla sbarra dei testimoni-denuncianti.
- Parli una di voi, prego. - disse Donata.
Le donne si guardarono tra loro, e quella con l'espressione più decisa disse: - Comincio io: mi chiamo Doris Ferri, e sono la portavoce del gruppo.
- Molto bene, Doris. Mi dica: cos'è accaduto?
- Un fatto oltremodo increscioso, signora Giudice; il qui presente Don Pace - e indicò col dito un uomo in abito talare, seduto in un angolo, - ha dato prova di totale insensibilità verso noi donne, in un'occasione sacra come la Santa Messa.
- Addirittura... che cosa può aver combinato di tanto grave? - domandò la Giudice, incuriosita.
- Ignorando tutte le più recenti disposizioni in materia, provenienti dai vertici della Chiesa, non ha modificato il saluto finale ai fedeli e alle fedeli. In altri termini, ha volutamente ignorato noi donne.
- Non è vero! - si alzò Don Pace, esclamando a voce alta, - Amen è un saluto universale, che comprende tutti!
Le sue ultime parole furono sommerse dal coro delle denuncianti: - Sei un maledetto maschilista che si nasconde sotto l'abito talare! Amen in realtà vuol dire A-men, e ci esclude automaticamente. Dovevi dire anche A-women, e non l'hai fatto!
- Ho capito il problema, adesso fate silenzio. - Donata cercava di riportare un po' di calma, anche se nel frattempo il pubblico si stava scaldando, parteggiando per l'uno o per le altre: - Hanno ragione le femministe credenti, lo ha detto pure il Papa. - diceva qualcuno.
Mentre qualcun altro: - Sono tutte assurdità, molti preti ignorano le nuove regole.
La testimonianza di Don Serafino Pace non servì a granché, solo a ribadire le rispettive distanze, assai lontane e inconciliabili, tra il parroco tradizionalista e le femministe.
Donata si ritirò in camera di consiglio e stavolta rimase più del solito, mentre anche tra il pubblico le due posizioni non riuscirono a trovare un accordo.
Quando Donata riemerse e si accomodò sullo scranno, si fece silenzio senza bisogno che suonasse la campanella, tanto il momento era solenne: - Non posso costringere Don Pace a pronunziare parole che lui non voglia; gli posso solo ricordare che è stata mia premura contattare il suo vescovo, e segnalargli l'anomalo comportamento del suo sottoposto. - a questo, ci fu un brusio di approvazione. - Come è già stato notato, Sua Santità stessa ha ripetuto più volte che la Chiesa deve essere inclusiva dell'universo femminile, e che bisogna partire dalle piccole cose, come il saluto finale ai fedeli e alle fedeli. Poiché la Chiesa del ventunesimo secolo è tollerante, anti-razzista e non violenta.
Pertanto, caro Don Pace, la invito caldamente a partecipare alle riunioni settimanali del collettivo femminista che si terranno nell'oratorio della sua parrocchia, a partire dalla settimana prossima, al posto della partitella di calcio che lei è abituato a giocare coi ragazzi. Ho telefonato al vescovo, mi ha detto che è perfettamente d'accordo. Così è deciso, la seduta è tolta.
A telecamere spente, Filippo si avvicinò a Donata: - Oggi è stata semplicemente meravigliosa, signora Giudice. - disse, con voce tremante, - quando ha parlato del nuovo ruolo della Chiesa mi sono anche commosso. - e si asciugò una piccola lacrima, con un gesto della mano. - Avremo fatto un'audience da paura, ne sono sicuro, vedrà!
- Me lo auguro, caro, me lo auguro. - fece Donata, non troppo convinta.
Le squillò il cellulare: - Amore, come stai? E l'allattamento? Ah, benissimo.
Al termine della chiamata Filippo, che le era rimasto accanto, volle informarsi: - Sua moglie sta bene? Ho saputo che aveva un'infiammazione al capezzolo.
- Niente di grave, caro. Capita, alle puerpere.
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Alberto Marcolli
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Commento : Un giorno diverso in tribunale

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E così è arrivato anche il turno di "Il Giorno in Tribunale" su Rete44. ogni allusione è puramente casuale.
La scrittura passa in secondo piano, leggendo questo racconto "ribaltato", con il finale esattamente in linea con il buon senso, spero ancora minoritario, dei giorni nostri.
Ma la Giudice Donata non sembrava una donna diciamo "eterosessuale"? Si chiede l'incauto lettore/lettrice, ignaro/a dei tempi moderni, con uguale cittadinanza di ogni persona, sia etero, gay o trans.
Non è che le e ribaltate, o come si chiamano, in umiliatǝ - stanchǝ – erǝ – scandalizzatǝ - lǝ - erǝ – ǝ, sono parte del medesimo progetto?
Per ora non voto. Ci devo pensare ancora un poco.
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Donata Dalla Libera non scrive sentenze ad minchiam. No, esamina con cura i casi e poi emette il verdetto a sua immagine e somiglianza. Trans, femminista e amante dei cani. Nelle prossime puntate scopriremo qualcos'altro.
Mi sono divertito.
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Re: Commento

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Athosg ha scritto: 12/10/2021, 18:30 Donata Dalla Libera non scrive sentenze ad minchiam. No, esamina con cura i casi e poi emette il verdetto a sua immagine e somiglianza. Trans, femminista e amante dei cani. Nelle prossime puntate scopriremo qualcos'altro.
Mi sono divertito.
Ringrazio A. Marcolli e Athosg dei commenti; no, la giudice Dalla Libera non è trans ma lesbica sposata con moglie che ha fatto l'inseminazione artificiale e si occupa, giustamente, delle minoranze oppresse cioè tutti gli esseri viventi tranne gli uomini.
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Il politically correct portato all'estremo. Allegoria dei nostri tempi in chiave fanta-sociologia?
Neanche più di tanto se si pensa che, dopo un studio sul gradimento dei consumatori, una multinazionale ha deciso di eliminare la dicitura "shampoo per capelli normali" dai propri prodotti, ritenendo che quella parola, "normale", abbia un impatto negativo, soprattutto sui più giovani.
Un racconto ironico su un tema spinoso. Personalmente sono refrattario all'uso della schwa e di asterischi vari, pur essendo del tutto favorevole a un linguaggio inclusivo e non discriminante.
Comunque, alla fine della telefonata, Filippo commette una chiara violazione della privacy.
Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica. (Gesualdo Bufalino)
https://chiacchieredistintivorb.blogspot.com/
Intervista su BraviAutori.it: https://www.braviautori.it/forum/viewto ... =76&t=5384
Autore presente nei seguenti libri di BraviAutori.it:
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Alberto Marcolli
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Re: Un giorno diverso in tribunale

Messaggio da leggere da Alberto Marcolli »

Ero anche curioso di conoscere la faccenda delle e capovolte. Se non sciogli il mistero non voto.

La moglie della Signora Giudice, per rimanere incinta ha fatto una banale inseminazione artificiale. Fortuna vuole che non sia per ora disponibile qualche moderna diavoleria transgenica, e non questo innocuo vaccino per il Covid19 che si limita a impiantare solo dei mediocri micro-cip per il controllo delle menti, ma non è ancora in grado di trasformare l'umanità in individui unisessuati.
Meno male, questo significa che per noi insignificanti ometti eterosessuali resterà ancora qualche anno da vivere in santa pace, prima di fare la fine di quei pochissimi poveri tori da ex-monta, tenuti in vita al solo scopo di siringare il loro seme.

Non c'è niente da fare, i "bravi autori" amano in prevalenza le storie fantasy, trans, lesbiche, e compagnia cantando. O mi adeguo o muoio.
Sarà vera gloria? Ai posteri…
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Ci avverti sin dal titolo con quel diverso, all'inizio sembra una parodia dei tanti programmi tipo Forum dove la finzione insegue la realtà che scimmiotta vari casi di specie, o di scuola, come se si sfogliasse il Massimario del Foro Italiano. A sorpresa invece provi una sorta di reductio ad absurdum con l'intento mettere di fronte il lettore all'assurdità della retorica imperante nel dibattito odierno, sia che passi nei talk, nei reality come nei social. Dunque la posizione di coloro che voglion piegare la lingua parlate alle loro posizioni ideologiche somiglia tanto agli svariati tentativi fatti nel passato recente o meno. Mi viene in mente il cambio dei nomi dei mesi per andare incontro agli ideali rivoluzionari. Come se bastasse cambiar termidoro con luglio per dimostrar qualcosa. Va beh, la questione della scevà proprio non la conoscevo. Ma basta sapere cosa significa in ebraico per dare la giusta forma alla questione. Insomma, a mio avviso un racconto riuscito che riesce nell'intento di far riflettere il lettore.
Sia io che tu sappiamo a cosa serve questa ridondante retorica sui c.d. diritti civili. Porre l'accento su di essi è funzionale, come contropartita, alla perdita di diritti sociali. Un ragazzo ha diritto oggi a sentirsi e considerarsi né uomo né donna, ma non ha più diritto a un salario decente, a una pensione, alle ferie, insomma alla tranquillità economica che gli permetta di metter su famiglia. Diritti civili in cambio di diritti sociali.
E così si potrà adoperare la scevà mentre i figli li faranno solo i ricchi.
Dal punto di vista formale ti segnalo solo quel ragazzo tuttofare, dove avrei omesso ragazzo.
Bella prova.
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Re: Un giorno diverso in tribunale

Messaggio da leggere da Andr60 »

Alberto Marcolli ha scritto: 13/10/2021, 12:23 Ero anche curioso di conoscere la faccenda delle e capovolte. Se non sciogli il mistero non voto.

La moglie della Signora Giudice, per rimanere incinta ha fatto una banale inseminazione artificiale. Fortuna vuole che non sia per ora disponibile qualche moderna diavoleria transgenica, e non questo innocuo vaccino per il Covid19 che si limita a impiantare solo dei mediocri micro-cip per il controllo delle menti, ma non è ancora in grado di trasformare l'umanità in individui unisessuati.
Meno male, questo significa che per noi insignificanti ometti eterosessuali resterà ancora qualche anno da vivere in santa pace, prima di fare la fine di quei pochissimi poveri tori da ex-monta, tenuti in vita al solo scopo di siringare il loro seme.

Non c'è niente da fare, i "bravi autori" amano in prevalenza le storie fantasy, trans, lesbiche, e compagnia cantando. O mi adeguo o muoio.
Sarà vera gloria? Ai posteri…
La "e" capovolta si chiama schwa, ed è l'ultima frontiera del pol.cor.; in molti manifesti (di partiti di sinistra, anche estrema) ultimamente era d'uso usare l'asterisco, per includere tutt* senza usare solo il maschile, segno di esclusione della componente non maschile di un gruppo. Il nuovo simbolo, che ha un suono compreso tra una "a" e una "e", vorrebbe ovviare a ciò, per definire un gruppo misto di persone. Prepariamoci, poiché sarà la prossima emergenza, dopo il covid e prima di quella ecologica.

https://www.ilpost.it/2020/08/28/schwa/
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Re: Commento

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Roberto Bonfanti ha scritto: 12/10/2021, 23:19 Il politically correct portato all'estremo. Allegoria dei nostri tempi in chiave fanta-sociologia?
Neanche più di tanto se si pensa che, dopo un studio sul gradimento dei consumatori, una multinazionale ha deciso di eliminare la dicitura "shampoo per capelli normali" dai propri prodotti, ritenendo che quella parola, "normale", abbia un impatto negativo, soprattutto sui più giovani.
Un racconto ironico su un tema spinoso. Personalmente sono refrattario all'uso della schwa e di asterischi vari, pur essendo del tutto favorevole a un linguaggio inclusivo e non discriminante.
Comunque, alla fine della telefonata, Filippo commette una chiara violazione della privacy.
Sono assolutamente d'accordo, infatti il poverino sarà severamente punito nella puntata successiva: andrà in onda indossando una camicia a righe e pantaloni scuri invece della solita camicia hawayana e pareo fucsia.
Andr60
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Re: Commento

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Namio Intile ha scritto: 14/10/2021, 16:14 Ci avverti sin dal titolo con quel diverso, all'inizio sembra una parodia dei tanti programmi tipo Forum dove la finzione insegue la realtà che scimmiotta vari casi di specie, o di scuola, come se si sfogliasse il Massimario del Foro Italiano. A sorpresa invece provi una sorta di reductio ad absurdum con l'intento mettere di fronte il lettore all'assurdità della retorica imperante nel dibattito odierno, sia che passi nei talk, nei reality come nei social. Dunque la posizione di coloro che voglion piegare la lingua parlate alle loro posizioni ideologiche somiglia tanto agli svariati tentativi fatti nel passato recente o meno. Mi viene in mente il cambio dei nomi dei mesi per andare incontro agli ideali rivoluzionari. Come se bastasse cambiar termidoro con luglio per dimostrar qualcosa. Va beh, la questione della scevà proprio non la conoscevo. Ma basta sapere cosa significa in ebraico per dare la giusta forma alla questione. Insomma, a mio avviso un racconto riuscito che riesce nell'intento di far riflettere il lettore.
Sia io che tu sappiamo a cosa serve questa ridondante retorica sui c.d. diritti civili. Porre l'accento su di essi è funzionale, come contropartita, alla perdita di diritti sociali. Un ragazzo ha diritto oggi a sentirsi e considerarsi né uomo né donna, ma non ha più diritto a un salario decente, a una pensione, alle ferie, insomma alla tranquillità economica che gli permetta di metter su famiglia. Diritti civili in cambio di diritti sociali.
E così si potrà adoperare la scevà mentre i figli li faranno solo i ricchi.
Dal punto di vista formale ti segnalo solo quel ragazzo tuttofare, dove avrei omesso ragazzo.
Bella prova.
Caro Namio, la tragi-commedia della sinistra odierna, di lotta e di governo, è che ha perso totalmente la bussola. Come dici giustamente, battersi per i diritti civili va benissimo, a patto che, prima, siano salvaguardati quelli fondamentali ("bazzecole" tipo il diritto al lavoro o quello alla salute, ad esempio).
Landini a braccetto di Draghi è l'epitaffio di tutte le lotte sindacali del secolo scorso, e Di Vittorio (tra gli altri) si starà rivoltando nella tomba. Ma lui non era "inclusivo".
Un saluto
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Per il 40° anniversario della sua chiusura, agli autori abbiamo chiesto opere di genere libero che tenessero conto della semplicità che ha caratterizzato Carosello nei vent'anni durante i quali è andato felicemente in onda. I dodici autori qui pubblicati hanno partecipato alle selezioni del concorso e sono stati selezionati per questo progetto letterario. Le loro opere sono degni omaggi ai nostri ricordi (un po' sbiaditi e in bianco e nero) di un modo di stare in famiglia ormai dimenticato.
A cura di Massimo Baglione.

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