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I Giardini di Damasco

(racconto narrativa, breve - per tutti)
Tempo di lettura: circa 5 minuti
288 visite dal 28/02/2021, l'ultima: 8 ore fa.
12 recensioni o commenti ricevuti
Autore di quest'opera:
avatar di Roberto Virdo'
nwRoberto Virdo'
$ sostenitore 2021 (6 dal 2020)





Descrizione: Un incontro inaspettato nel deserto. Due viandanti nel regno del silenzio.

Incipit(link).


I Giardini di Damasco
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Tempo di lettura: circa 5 minuti
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Elenco Tag dell'opera:
#viandante(3)    #voce(9)    #deserto(15)



Recensioni: 12 di visitatori, 25 totali.
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recensore:
avatar di Ida Dainese
nwIda Dainese
$ sostenitore 2021 (12 dal 2015)

Recensione o commento # 1, data 12:03:30, 28/02/2021
Un bel racconto e scritto molto bene. Alla prima lettura si è subito circondati da quell'ambiente particolare, arido all'apparenza eppure pieno di vita animale e vegetale. Si sente il calore e l'accecante luce del sole, la sabbia che entra nei sandali, la secchezza salata sulle labbra. Si è sorpresi dal misterioso personaggio, dalla sua serenità, insolita in una situazione di tale difficoltà, si scorgono i giardini della città lontana come se fossimo là a vederli coi nostri occhi.
La bellezza non è solo nello stile del racconto ma anche nel suo contenuto e nelle sensazioni, nei pensieri che suscita. Forse è successo a tutti noi di trovarsi in un momento difficile, nel deserto, di scorgere la bellezza inarrivabile come i giardini lontani, oppure, pur possedendo quella bellezza non siamo mai riusciti a vederla da quel punto di vista. Pensavamo di possederla, di conoscerla, di poterla perfino concedere e invece un "povero" qualsiasi dagli occhi più acuti dei nostri, ci ha fatto sentire così a disagio nella nostra arroganza vestita di beneficienza, da farci scappare scontrosi e delusi.



recensore:
avatar di Roberto Virdo'
nwRoberto Virdo'
$ sostenitore 2021 (6 dal 2020)

risposta dell'autore, data 00:00:00, 28/02/2021
Hai ragione Ida: forse è successo almeno una volta a tutti noi di fare un incontro così inaspettato.Volevo ringraziarti del tuo commento, soprattutto in merito alle sensazioni suscitate, aspetto questo che rappresenta probabilmente il mio massimo sforzo in tutti i piccoli testi che presento. Devo dire che le tue parole sono altrettanto belle e questo mi conforta davvero. Grazie ancora.



recensore:
avatar di Marcello Rizza
nwMarcello Rizza
$ sostenitore 2021

Recensione o commento # 2, data 14:48:35, 28/02/2021
"Provai vergogna, un'improvvisa, assurda vergogna e ritirai di getto quanto offrivo."



recensore:
avatar di Roberto Virdo'
nwRoberto Virdo'
$ sostenitore 2021 (6 dal 2020)

risposta dell'autore, data 16:31:22, 28/02/2021
Marcello, esprimiti pure. Così mi fai stare in ansia!



recensore:
avatar di Marcello Rizza
nwMarcello Rizza
$ sostenitore 2021

Recensione o commento # 3, data 00:00:00, 28/02/2021
Eccomi Roberto. Nel racconto, comunque scritto bene, non ho scorto la tua consueta scorrevolezza, ho trovato un utilizzo troppo formale nei dialoghi, una ripetizione di concetti evitabile. Nei concorsi che ultimamente frequentiamo il mio sarebbe stato un giudizio pacato. Se invece affronto ciò che il racconto mi suscita cambio registro. Ammiro la tua capacità di fotografare i luoghi, di suscitare rimandi letterari, di fare emergere l'anima e la sensibilità. Così gentile e onesto pare Roberto (Oh, Sommo, perdonami per la volgare citazione), e in questo senso ho voluto riportare quella frase che, dopo aver terminato di leggerti, pur nel mezzo del cammin di tante altre belle immagini (Oh, Sommo… ) ho voluto tornare a "rimirare". Questo perché, pur non conoscendoti, mi sembra rispecchi un ambito importante è che ti appartiene. Quello della pudicizia, della cortesia, dell'attenzione a non ferire, di non giungere inopportuno pur con una offerta. Un ambito dove mi metto a specchio e forse parlo di te parlando di me. I rimandi letterari palesatimi sono quelli del Juan di Castaneda, del pescatore di De Andrè, del deserto e delle lacrime del fiume Pedra di Paulo Coelho, molti altri. Ma ciò che più mi è piaciuto è stato l'apparente "non finale". Il protagonista non va oltre l'offerta dell'ospitalità perché teme il vero messaggio che potrebbe giungere da quel semplice e profondo uomo. Anzi, ne fugge cercando stordimento nel rassicurante obnubilamento sociale e in qualche calice di ambrosia. O forse non ci ho capito nulla. Può essere. Bello, bravo, anche se sulla forma sai fare meglio, lo so bene. La sostanza, invece, è alta.



recensore:
avatar di Roberto Virdo'
nwRoberto Virdo'
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risposta dell'autore, data 00:00:00, 01/03/2021
Grazie di questa tua esplicitazione, Marcello. In tutta onestà, mi avevi incuriosito.
Resto in bilico tra la bellezza dei complimenti e la nota sulla scioltezza, che ovviamente giunge benvenuta poiché il fine ultimo è migliorarsi. Perciò ti ringrazio di cuore per le belle, davvero bellissime parole che mi concedi. Allo stesso tempo, per lo sviluppo formale vorrei confidarti che avevo fatto una promessa a un nostro collega BravoAutore durante l'ultima gara a cui ho partecipato con "Il prato della Primavera": non amo particolarmente il discorso diretto, aspetto che regolarmente mi viene fatto notare. E se è vero che non mi sono lanciato in un "copione teatrale", questo mio piccolo testo si svolge su un dialogo, anzi è dialogo, la qual cosa rappresenta per me un deviare dalla mia natura narrativa monologante. Quindi: "chose promise, chose due" a cui aggiungo "noblesse oblige". Ma, per assoluta sincerità, ti dico anche che, pur tenendo in considerazione la tua acuta osservazione sul "cambio di passo", attendo ulteriori riscontri, perché no magari focalizzati su questo aspetto particolare su cui al momento mi reputo, in coscienza, più che sufficientemente soddisfatto. A presto!



recensore:

Recensione o commento # 4, data 12:06:29, 01/03/2021
Ho trovato il racconto scorrevole e, come al solito, coinvolgente. Lasci spazio, al termine, ad una serie di considerazioni e di possibili scenari, che pungolano la fantasia e la sensibilità, in un crescendo di domande e sensazioni. È un incalzare continuo il lettore, che partecipa pienamente alla storia da te immaginata. La forma impeccabile, chiara e al contempo misteriosa. Bravo Roberto!



recensore:
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nwRoberto Virdo'
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risposta dell'autore, data 00:00:00, 01/03/2021
Elisa, queste tue parole mi giungono sentite e per questo ancor più gradite. Devo dire che hai una scrittura diretta ed efficace e sai fare arrivare il messaggio con la forza giusta, quasi impattando, frase questa che non butto lì a caso. Peraltro il tuo accenno sullo stile mi dà un'indicazione positiva molto importante. Ti confesso di aver provato una punta di orgoglio quando dici che "il lettore partecipa pienamente", aspetto che, come spiegavo nella precedente recensione (Ida), rappresenta il mio sforzo più grande. In sostanza mi sento appagato solo se riesco a portarvi con me, anche solo per pochi minuti. Spero sinceramente di averti sempre tra le mie lettrici e chissà, poter leggere un giorno qualcosa di tuo.



recensore:

Visitatore
Recensione o commento # 5, data 00:00:00, 05/03/2021
Descrizione accurata in ogni singolo particolare, dall'ambiente naturale che circonda il viandante ai sentimenti che lo avvolgono nella sua conoscenza del secondo uomo, sentimenti umani che cambiano e crescono dentro lui facendogli anche del male-bene. Complimenti davvero leggendo il racconto si entra in esso con estrema facilità provando le stesse sensazioni ed emozioni del viandante.



recensore:
avatar di Roberto Virdo'
nwRoberto Virdo'
$ sostenitore 2021 (6 dal 2020)

risposta dell'autore, data 08:38:15, 06/03/2021
Grazie di cuore di questo nuovo commento che ancora mi conforta, spingendomi a proseguire su questo filone narrativo al quale voglio dare l'impronta di una intensa introspezione. Da qui la necessità di "calare" il lettore nell'ambiente: ma le intenzioni sono una cosa, la riuscita un'altra. Per questo i riscontri sono non solo utili, ma necessari.
Mi ha sorpreso questo tuo scrivere del"male-bene", è estremamente interessante questa tua interpretazione. Il rapporto tra chi scrive e chi legge non è mai a senso unico. Spero che mi vorrai onorare ancora della tua importante, gradita attenzione.



recensore:
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nwRoberto Virdo'
$ sostenitore 2021 (6 dal 2020)

risposta dell'autore, data 08:54:33, 07/03/2021
Per chi volesse ascoltare un buon sottofondo musicale, aggiunto il video "ALIVE - Merzouga 4K" reperito su YouTube.



recensore:

user deleted
Recensione o commento # 6, data 23:35:55, 02/04/2021
È impervio il sentiero lungo il quale due viandanti si incontrano. L'uno cammina diretto a Damasco, l'altro è seduto su un masso. Il primo, io narrante del racconto, attraverso i cui occhi il lettore assiste allo svolgersi della storia, crede di compiere gesti di sincera generosità offrendo all'altro prima il poco cibo di cui dispone, poi ancor più generosamente ospitalità nella sua casa, se avesse voluto seguirlo, infine, alterato da un'ira crescente seguita ai dinieghi dell'uomo appena conosciuto, gli suggerisce una visita al Tempio. L'ennesimo diniego lo fa trasalire e, preda di un sentimento in cui al dispiacere si sommano furore, delusione e sgomento, si allontana, lasciando l'uomo là dove lo aveva incontrato.
A questo punto, e ancor prima, appena ha inizio il dialogo, quale processo di identificazione, o allontanamento, tra lettore e personaggio prende avvio? Il lettore si specchia nell'uomo diretto a Damasco? Forse: è lui che filtra dal suo punto di vista tutta la vicenda. È lui che tiene viva la conversazione con l'altro. Ed è proprio questo lo snodo fondamentale del racconto. La chiave di lettura. Il passaggio decisivo.
Il protagonista del racconto non è lui. Non è l'uomo diretto a Damasco. È il pellegrino lacero che cerca qualcosa che non si vede, qualcosa che forse troverà ma solo attraverso uno sforzo personale, intimo, forse la sua meditazione. Perché ciò a cui tende non è il pane, non è un tetto sulla sua testa, non un tempio entro cui pregare. È l'indicibile. L'inafferrabile.
Ed è esattamente questo, il mistero, che attrae il lettore, il desiderio di conoscere ciò non sa.
Il mistero che si dispiega attraverso le pochissime parole del pellegrino, un mistero che, non potendo essere disvelato - l'altro viandante, che ci racconta la storia, non ha occhi per vedere ciò - diventa ancor più affascinante.
Ma non per lui: lui, l'uomo diretto a Damasco, non sa fermarsi, non sa abbandonare i suoi pensieri terreni, non sa dominare le sue passioni. Non è capace di posare in sé uno sguardo più profondo, meno fugace, che sappia scorgere di lontano un altrove, luogo dell'anima che gli restituisca la sua piena umanità.



recensore:
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nwRoberto Virdo'
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risposta dell'autore, data 00:00:00, 03/04/2021
Di nuovo resto stupito da tanta abilità interpretativa. È naturale che ricevere commenti positivi non possa che far piacere, ma credeteci ho letto queste considerazioni di Loredana come si trattasse del racconto di un altro. Sarà banale ripeterlo, eppure il rapporto tra autore e lettore non è mai a senso unico, si riesce a dare e, sorprendentemente, a ricevere. Affermare che il "parlato" non riesca a favorire una così intensa unione spirituale è un'espressione forte e non so fino a che punto azzardata. Si diventa come due voci nel deserto, avvolte dal calore e dal silenzio. Ed ecco che arriva puntuale la "sconsiderazione": avete presente il filmone megabudget in cui i due impavidi si trovano nell'apocalisse della distruzione, tutto frana intorno ma una corda di non si sa quale materiale alieno li tiene uniti in quel frastuono infernale? Ecco, in mezzo a quei boati giganteschi impera un silenzio sovrumano: è appunto quella corda.
Chi è il protagonista? In questa domanda si nasconde tutta la profondità introspettiva di colei che legge. Una domanda che suscita dubbi, riflessioni e, sicuramente da parte mia, di nuovo ammirazione. So che non sarà sempre così e verranno i giorni delle parole sferzanti e delle critiche inoppugnabili. Ma oggi è oggi e godiamocelo fino in fondo.



recensore:

Recensione o commento # 7, data 17:19:13, 03/06/2021
La domanda che sorge spontanea è: perché si era avventurato nel deserto, nel tempo serotino che apre e chiude il racconto, affrontando i fastidi del giorno per imbattersi nell'asceta in pellegrinaggio? Partito con buoni propositi, forse stufo della baldoria di luci e schiamazzi, ha dimenticato l'aspirazione nel confronto con se stesso (potrebbe ben trattarsi di una fata Morgana fortemente desiderata), in una infervorata disquisizione troppo dolorosamente intima da affrontare…
Gli incontri con gli sconosciuti hanno il potere di aprire porte di coscienza che solo gli impavidi e i sensibili possono riconoscere e varcare; a te il merito di aver dato il la.
Che tu scriva col pennino d'avorio si fa via via più acclarato



recensore:
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nwRoberto Virdo'
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risposta dell'autore, data 11:51:39, 04/06/2021
A volte riusciamo a trasmettere la giusta intensità nelle nostre righe. Dai commenti che "I giardini di Damasco" hanno ricevuto è evidente che si è trattato di un momento di grazia da parte mia. Ma non sempre riusciamo a lasciare il segno che vorremmo imprimere a fuoco.

Quindi ti ringrazio, Annamaria, dei complimenti che mi prendo per intero (!) nell'ambito di questo testo.​ Per quanto riguarda gli incontri con gli sconosciuti, è vero si apre un varco niente male. Se mi posso permettere di aggiungere qualcosa alla tua interessante, anche invitante osservazione, direi che oltre alle porte di coscienza ci potrebbero aprire quelle dell'incoscienza. Mi chiedo quale preferirebbe una lettrice, un lettore. Tu quale sceglieresti?

Grazie ancora.



recensore:

Recensione o commento # 8, data 17:21:40, 13/08/2021
Mi trovo a commentare per la prima volta una sua opera e devo dire che le tematiche trattate mi sono molto care. Vi è un confronto-scontro tra due personalità antitetiche, dal quale emergono due verità: un uomo non a caso un viandante alla ricerca del senso della propria esistenza che abbandona ogni determinazione e digiuna dei bisogni terreni (persino del cibo offerto); dall'altro un uomo che si lascia vincere dalle determinazioni aggrappandosi stretto alle cose che lo fanno sentire vivo e considerato da tutti. La ricerca del proprio Io e della propria esistenza conducono il viandante forse alla consapevolezza che dopo la sua morte non resterà più nulla di lui mentre tutte le cose, tutte le persone continueranno con le proprie esistenze. Ciò conduce ad un forte senso di solitudine che il viandante sembra accettare, laddove l'uomo vinto dalla materialità sembra rifuggire con tanto spavento nel cuore. Questa è solo la mia interpretazione, gentile Roberto. E devo ammettere che spesso anche io come il suo viandante, viaggio nel deserto non avendo timore della solitudine, ma ricercandola per ascoltare i suoi pensieri.



recensore:
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risposta dell'autore, data 11:30:29, 14/08/2021
Ringrazio per il commento e il tempo dedicato. È stato difficile portare a compimento l'idea iniziale dei due viandanti che si incontrano/scontrano. Dire qualsiasi cosa al riguardo significherebbe interferire con l'interpretazione che ognuno può dare a questo piccolo testo. Soprattutto esprimersi su quella scelta che non di rado si presenta nelle nostre vite: fuggire o restare? Grazie ancora, ogni commento aiuta l'autore nella incessante ricerca della "giusta via" per esternare i propri sentimenti e pensieri verso ogni lettrice/lettore.



recensore:
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nwStefyp
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Recensione o commento # 9, data 22:25:01, 08/09/2021
La stagione del Dragone#3
Tra tutte le tue opere ho scelto di leggere e commentare questa per prima perchè mi sono lasciata attrarre dal titolo. L'ho letto più di una volta, ma già dalla prima le tue descrizioni mi hanno trasportato là. Sono così ben particolareggiate che sembra di essere lì con loro. Rispetto allo stile non avrei molto da dire, ma il Dragone incombe e allora mi permetto di fare quello che mi piace tanto fare, in primis sui miei racconti e poi su quelli che me lo permettono: sforbiciare.
Me l'ha insegnato il docente di uno dei corsi di scrittura a cui ho partecipato. "Tagliate" continuava a ripetere "togliete tutto quello di cui si può fare a meno e tutto sarà più scorrevole. E allora io provo a tagliere:
1° Alzando lo sguardo" qui sembra quasi che manchi un verbo, comunque anche togliendolo la frase fila bene, forse meglio
2° "Decisi di fermarmi una volta in cima, punto dal quale… " i verbi tipo decisi, pensai sono spesso inutili se è scritto in prima persona è ovvio che sia il narratore a pensare. Io qui avrei messo: "mi fermai una volta in cima da dove avrei potuto…
3° "Lo guardai allora più attentamente, rendendomi conto che quell'uomo. Idem come sopra, io cui metterei: Lo guardai allora più attentamente, quell'uomo doveva…
4° " Eppure sentivo il calore penetrare nei fori della pelle" mia proposta: sentivo il calore penetrarmi
5° "alzandomi in piedi di scatto" questa frase la toglierei proprio. La frase precedente rende bene il tipo di reazione questa l'appesantisce.
Direi che ho osato anche troppo, naturalmente sono dettagli del tutto opinabili perchè quando uno cura i racconti come fai tu, se sceglie una frase è perchè ritiene che sia quella più adatta.
Per il resto ho trovato il racconto molto interessante e ben sviluppato. Arrivano dirette sia le sensazioni della voce narrante che quelle del personaggio. Forse avrei dedicato una o due frasi in più per il finale. Non a quella finale, quella va benissimo così com'è.



recensore:
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nwRoberto Virdo'
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risposta dell'autore, data 09:00:41, 09/09/2021
No Stefy, non hai osato troppo. Ti faccio i miei complimenti per questa analisi ben riuscita, soprattutto per i consigli che hai voluto condividere con me, con tutti. Sia detto per inciso, ho già provato a innestare i tuoi suggerimenti, che trovo appropriati in gran parte. Estremamente interessante la tua nota sull'utilizzo della prima persona, e ciò che ne consegue.

Non posso che ringraziarti per questa recensione, che mi permetto di segnalare come esempio da seguire nel solco della Stagione.

Il Dragone ha fiammeggiato. Ho avuto allora una premonizione: questa tua interpretazione corretta del nuovo spirito ti eleverà presto al rango di Sacerdotessa.

Ti ringrazio per il tempo dedicato.

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/aa/Chinese_draak.jpg



recensore:
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nwStefyp
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Recensione o commento # 10, data 07:45:27, 10/09/2021
Troppa responsabilità! Sarò umilmente in grado di continuare? Speriamo!



recensore:
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nwRoberto Virdo'
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risposta dell'autore, data 09:03:30, 10/09/2021
Ma certo che lo sarai… Sacerdotessa! Cerchiamo di tirare dentro altri proseliti. Grazie e buona giornata.



recensore:
avatar di Giancarlo Rizzo
nwGiancarlo Rizzo
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Recensione o commento # 11, data 16:30:39, 09/09/2021
La stagione del Dragone #8
"So che non sarà sempre così e verranno i giorni delle parole sferzanti e delle critiche inoppugnabili. Ma oggi è oggi e godiamocelo fino in fondo."
E io mi prendo la responsabilità di criticare.
Appena approdato in BraviAutori avevo letto questo testo il cui titolo evocava fiabeschi paesaggi orientali.
Invece poi mi sono trovato a leggere una specie di sermone cristiano dove la parabola si riferiva al banale confronto tra un classico "sepolcro imbiancato" e un asceta comunemente descritto in un qualsiasi vangelo.
Caro Roberto approfitto delle tue parole che dichiarano che le lodi sono pane per l'anima di uno scrittore per rivolgerti una preghiera: fai di questo testo con tutti i commenti ricevuti e da te digeriti un punto di riflessione come se fossi "segnato da una colpa sconosciuta il cui marchio sentivo profondo, immensamente radicato in me tanto da essere inestirpabile."
Amabilmente.



recensore:
avatar di Roberto Virdo'
nwRoberto Virdo'
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risposta dell'autore, data 17:36:41, 09/09/2021
Bene Giancarlo, vedo che il Dragone oggi sfiamma niente male. Mi fa davvero piacere. Sto cercando di defilarmi un pò nella speranza che ormai serpeggi senza ritegno, senza freni. Senza me!

Ok, avevo profetizzato le critiche, ma si poteva anche attendere un pò… o no? No scherzo, ovviamente. Se ho ben compreso, vai dritto al contenuto. In sostanza, il "banale" incontro tra un asceta e un sepolcro imbiancato.

Ti confesso che non è stato per niente facile sviluppare la storia. È l'unica cosa che mi sento di rispondere poichè una critica così focalizzata sulle fondamenta narrative del testo non permette una controbattuta, senza andare a scomodare chissà quali giri di parole e roba così. Resto alquanto sorpreso per il "banale", che mi riporta a una recente critica ricevuta al mio "In The Closet": non è un rifiutare il tuo giudizio, è che davvero lo vedo in netta controtendenza, non per questo meno degno di attenzione ma logicamente spiazzante perchè devia di molto dal trend.

Sicuramente ci rifletterò, non so in realtà con quali risultati reali. Per quanto riguarda la chiusa del tuo commento, sarò sincero, non credo di aver afferrato appieno il concetto. Anche qui, spiritualmente parlando, una colpa è tale se la si percepisce come colpa. Spero di non essere stato criptico, e soprattutto non aver frainteso.

Colgo l'occasione per ricordare a te e a tutti di utilizzare, se si desidera, i "like", insomma i pollici su/giù. Ecco, con questa tua potremmo inaugurare, per quanto mi riguarda, i pollici in giù.
Un marchio a fuoco indelebile.

Ti ringrazio dell'attenzione dedicata e, non ultimo, della tua partecipazione all'iniziativa del Dragone (stavo per dire "Crociata", poi mi sono morso le dita!). A rileggerti.



recensore:
avatar di Giancarlo Rizzo
nwGiancarlo Rizzo
$ sostenitore 2021

Recensione o commento # 12, data 19:59:42, 09/09/2021
Lo scopo della stagione del Dragone è quello di esprimere critiche costruttive al fine di permettere il miglioramento nello scrivere. Posso dire se un'opera mi piace oppure no con un pollice su o giù, ma non posso contestare un testo nel merito, nell'intenzione dell'autore a scrivere su qualsiasi tema. Dire che un'opera è banale, ad esempio, diventa un'offesa personale. Caro Roberto, noto che su questo aspetto non mi hai contestato così come il mio invito ad essere umile come potrebbe esserlo un asceta. Io avrei detto: "ma come ti permetti?".
La provocazione però ha un fondamento: i troppi complimenti che sfiorano l'adulazione. E anche questo dovrebbe essere una delle zampe del Dragone così come tu hai auspicato nell'idearlo.
Un'ultima cosa. Leggere i commenti è piacevole e interessante a volte persino più delle opere; valorizzare i commenti e soprattutto imparare a recensire l'opera di uno scrittore, mi sembra di notevole importanza.



recensore:
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nwRoberto Virdo'
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risposta dell'autore, data 21:01:52, 09/09/2021
Capisco. In realtà non mi sono sentito particolarmente "provocato". Non è vietato considerare un testo "banale" e non la vedo come un'offesa personale. Qualche volta mi sono imbattuto in qualche mio testo banale, tanto da farmi pensare: "ma perché l'ho scritto?".
Io credo che vada rispettata l'opinione di ogni lettore. Questo non significa automaticamente accettarla. La vera sfida sta nel trovare davvero l'inghippo, se c'è, e far sì che l'autore lo riconosca. In sostanza, una critica riuscita è una critica compresa.

Benissimo allora, ravviviamo lo spirito del Dragone. L'importante è che sotto di lui noi saremo una compagine viva e pulsante.
Colgo l'occasione però per rimarcare un fatto importante: esatto, il dragone non ama le fusa, né l'adulazione fine a se stessa. È anche vero però, come giustamente faceva notare il collega Marcello Rizza, che questo non significa recensire sempre e ad ogni costo in modo negativo. Possiamo manifestare il nostro apprezzamento, e può anche succedere che esso sia totale e incondizionato. Ciò che veramente conta è essere franchi e leali, oserei dire "giusti", se non fosse per l'ampiezza sconfinata e forse irraggiungibile di questo termine.
Insomma evitiamo i due estremi: che non sia un'inquisizione, né una recensione sul tipo "Corazzata Kotiomkin" di fantozziana memoria (… il montaggio analogico! Ricordate?)
Ciao Giancarlo.





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