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In Verità, verità vi dico…

(aforisma filosofia, brevissimo - per tutti)
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28 visite dal 21/05/2022, l'ultima: 2 settimane fa.
8 recensioni o commenti ricevuti
Autore di quest'opera:
avatar di Giancarlo Rizzo
nwGiancarlo Rizzo
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Recensioni: 8 di visitatori, 10 totali.
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recensore:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022 (2 quest'anno)

Recensione o commento # 1, data 17:10:24, 21/05/2022
Come darti/darsi, torto o ragione quindi?



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nwGabriele Pecci
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Recensione o commento # 2, data 17:15:15, 21/05/2022
Esulando il personale a suo modo reale sentire intuitivo, dalla logica però comprensibile e quindi provata o comprovata da tutti, questo sia sbagliando che in ragione di essere. Questo è l'unico modo che abbiamo di comprovare le questioni che comprendiamo oggi, poi domani potrebbero cambiare o modificarsi anche le stesse, ma la logica (a noi pienamente comprensibile) è la sola verità che ci appartiene reprocicamente all'oggi.



recensore:
avatar di Giancarlo Rizzo
nwGiancarlo Rizzo
$ sostenitore 2022 (2 dal 2021)

risposta dell'autore, data 17:25:26, 21/05/2022
Cosa intendi per Logica? la Matematica?



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nwGabriele Pecci
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Recensione o commento # 3, data 21:13:29, 21/05/2022
Non propriamente, per esempio prima di Einstein la logica per spiegare determinati fattori relativi al moto o inerzia di una massa seguivano una logica ancora inattaccabile dal tempo di Galileo, quindi per chi viveva l'oggi del tempo, reale e riconosciuta e accettata tale per logica appunto, di quello che si riusciva a comprendere all'oggi di quel tempo. Poi è arrivato Einstein, che a suo modo ha rivoluzionato relativamente alla propria comprensione di determinati fattori poi a loro stessa maniera comprovati in una nuova espansa realtà che includeva anche quella precedente, che non era sbagliata di suo (quella precedente), ma risultava giusta e idonea solo applicata a quello che poteva essere o risultare alla percezione umana vista e osservata solo dalla terra e quindi non sulle enormi distanze di spazio e quindi tempo universali, quindi relativa e applicata realisticamente ancora oggi volendo, ma solo da un punto di vista umano percepibile, ma se applicata fuori da questo contesto risultava ora non più adatta allo scopo, quindi Einstein, seguendo ora poi questa sua nuova logica da lui intuita, teorizzata e infine misurata e applicata anche ad una realtà diversa dalla nostra normale percezione fisica o mentale, non solo tramite matematica, ma anche logica non numerica quindi solo teorica, ha partorito una nuova realtà logica poi risultata esatta e quindi condivisa da tutti. Tra il fiume di parole il senso è che non basta sentire qualcosa perché questa sia poi riconosciuta una realtà o ragione valida per tutti, quindi oggettiva, bisogna che quello stesso sentire sia poi condiviso nella sua oggettività anche da altri, oppure matematicamente applicato e quindi comprovato e quindi condiviso oggettivamente. Quindi solo se una logica è falsificabile, cioè all'oggi la stessa può essere accettata vera, domani invece può essere essa stessa smentita o ampliata. Altrimenti è solo sentire soggettivo anche soggettivamente reale, ma applicabile e riconosciuta tale solo dal soggetto stesso. Quindi un procedimento o percorso logico, sia esso di tipo matematico, come anche teorico, per essere riconosciuto tale e veritiero all'oggi, deve essere o deve risultare di essere nei fatti falsificabile in futuro, quindi comprensibile e applicabile nell'oggettività collettiva di chiunque segua o si ponga la questione stessa.



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nwGabriele Pecci
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Recensione o commento # 4, data 21:41:58, 21/05/2022
Tornando al nostro precedente discorso in funzione a questo aspetto, all'oggi la mia teoria su quello che è l'IO e quello che poi comporta è a mio avviso assolutamente logica per quello che tutti possiamo arrivare a comprendere o sentire oggettivamente, nonostante la soggettività alla base della questione stessa, oltretutto facendo parte di un universo finito, essendo l'IO iscritto in noi, (il come non è influente in questo fatto, potrei eliminare tutto il discorso su dio (esso si non falsificabile) ecc…, che non si sposterebbe di una virgola il concetto da me espresso, dal momento che tutti pensiamo e agiamo tramite l'IO, quindi a prescindere dal come, il fatto è oggettivo in essere e condiviso da tutti, quindi anche da tutti in futuro falsificabile. Ma all'oggi a meno che uno psicologo, uno scienziato, un fruttivendolo come io sono (lavoro al conad), mi viene a motivare o spiegare il perché di fatto non sia logica, per me oggi risulta assolutamente esatta, tu stesso che hai scritto molto più di me e riflettuto sull'IO non sei riuscito a negarne la logica oggettiva, ma solo appurare tramite te stesso un soggettivo dubbio a riguardo, non sulla sua logica, ma sull'essere stessa di questa in questione, dubbio pertinente relativo al percepire reale in te il tuo sentire, un sentire da me poi teorizzato proveniente però dal tuo stesso IO, quindi soggettivo (non falsificabile), quindi lo stesso agire da me logicamente teorizzato (oggettivo invece per tutti, me compreso, e proprio per questo falsificabile da chiunque studi, o voglia riflettere a suo modo su questo stesso tema) all'interno della stessa come ho spiegato, perciò è normale che finché non dubiti invece di te stesso, del tuo stesso sentire, e non percorri determinate scelte di pensiero (cioè parlando in questo caso non di spaziotempo universale, ma dell'IO, quindi di se stessi, o le sue possibili implicazioni relative alla percezione di cosa sia o meno reale non solo per te soggettivamente, ma per tutti oggettivamente, quindi non applicherai queste scelte, domande, dubbi, percorsi mentali su te stesso che non ti devono portare come risultato fuori, ma proprio dentro te stesso, alla comprensione della tua, come poi successivamente a questa a quella di tutti, realtà di condizione umana in questo universo finito), non potrai neanche realmente applicarla al tuo stesso sentire (come è stato al tempo prima di Einstein, tutti prima percepivano reale un determinato fatto, venendo questo perfettamente applicato alla loro realtà, ma non percepivano però a differenza di Einstein, la realtà stessa al di fuori della loro stessa percezione di reale, quindi tutto ciò che non fosse solo all'interno della loro percezione/intuizione della realtà relativa ad essa, quindi il caso di Einstein il "problema" e la soluzione di esso era fuori da noi, in questo caso invece è dentro di noi ), nel nostro caso proprio questo tuo agire dimostra quindi la veridicità di quello da me presupposto logicamente in essere. Io non ti sto chiedendo di avere fede nelle mie parole, ti sto chiedendo di provare ad applicarle al tuo sentire e comprendere poi ciò che ne scaturisce, se poi dopo questo puoi falsificare la mia stessa teoria con una altrettanto o anche più logica di questa, da te intuita, espressa e applicata, non valida solo per te, ma applicabile anche alla realtà e situazione, reale di ognuno, io sarò il primo a darti ragione nei fatti.



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nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022 (2 quest'anno)

Recensione o commento # 5, data 22:13:21, 21/05/2022
Ovviamente l'accostamento ad Einstein era solo concettuale, per esprimere un ragionamento applicato alla realtà collettiva.



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nwGiancarlo Rizzo
$ sostenitore 2022 (2 dal 2021)

risposta dell'autore, data 16:37:06, 22/05/2022
Senza la percezione sensoriale non esiste alcuna osservazione. La percezione delle realtà è un'esperienza assolutamente personale e la sua rappresentazione dipende dall'io. L'universo non è la diretta riproduzione delle energie che attivano i nostri sensi ma è la nostra consapevolezza che crea il mondo dandone "senso e valore" o senso e significato. Quando noi crediamo di avere fatto esperienza di un mondo fuori di noi, in realtà viviamo questo stesso mondo dentro di noi perché l'abbiamo creato noi stessi.
La consapevolezza interpreta ed è in un continuo alternato con l'ambiente ed è mutevole. Quando il corpo è esausto, la qualità della percezione che segue per mezzo della consapevolezza è diversa da quella di un corpo fresco, rigenerato. Una consapevolezza corrotta a causa di droga, ipnosi, innamoramento, trance o sotto simili influssi, modifica la nostra esperienza e ci trasferisce in un mondo completamente diverso. Il morale o l'umore interno genera la realtà individuale. La materia tutta esiste solo sulla base dell'idea che noi ci facciamo di essa. Noi pensiamo in immagini e modelli che corrispondono alle nostre aspettative e che si basano sulle nostre esperienze.
La mia realtà, ovvero la realtà che esiste fuori di me e che io comprendo, è modificabile dal mio cambiamento. Ovvero sono io che creo e cambio la mia realtà. Ovvio.
Ciascuno ha la sua realtà e la propria consapevolezza. Nessuno può interferire direttamente con questa: non è condivisibile. Ma sappiamo che possiamo descriverla e capire che abbiamo le stesse configurazioni.
Io sono solo io e la mia realtà è solo mia. Io sono consapevole di me stesso ma anche di quello che mi circonda: ne comprendo il significato e mi ci adatto e in questo assecondo la mia evoluzione.
In questo modo noi abbiamo consapevolezza, ma solo di noi stessi, non del Tutto.
Quindi in realtà non possiamo veramente sapere né dove né come né quando né perché ci è arrivata questa consapevolezza, ma solo intuirla e fare ipotesi sulla nostra situazione attuale.
Riscrivo parole già dette: la tua conclusione, è logicamente corretta e vale quanto la mia tenendo conto di quello che sappiamo, ma soprattutto tenendo conto di come riusciamo a definire "la nostra condizione attuale", ovvero il modo in cui possiamo ragionare con una logica strettamente condizionata dalla nostra cultura condivisa.
Se esiste una realtà oggettiva significa che tutti gli uomini la percepiscono nella stessa maniera e nello stesso tempo essendo tutti nello stesso luogo dell'universo. Ovvero viviamo in un momento specifico dello spazio-tempo e da qui osserviamo l'universo condividendo la realtà tutti insieme, come se fossimo in uno stormo di uccelli o una palla di sardine ma ciascuno nella propria individualità.



recensore:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022 (2 quest'anno)

Recensione o commento # 6, data 19:48:12, 22/05/2022
Con questo tuo commento mi trovo d'accordo invece, singolarmente parlando come abbiamo sempre affermato entrambi usando magari processi di arrivo diversi, le medesime conclusioni.
Quando parlo di realtà oggettiva, non intendo riferirmi a quella soggettiva che per forza di cose è differente, avendo ognuno di noi sviluppato e plasmato l'IO quindi noi stessi (secondo la mia conclusione su cosa sial'IO) in maniera singola e unica, non ripetibile quindi. Però dal momento che oggettivamente tutti facciamo parte e siamo iscritti in un universo esso stesso finito, viviamo ognuno singolarmente e diversamente non solo le stesse, e poi applicate e risultate diversificate in ricezione/risposta, avuta/data in noi emozioni, ma anche e soprattutto e questo invece è per tutti in egual misura lo stesso limite ultimo di comprensione. Questo aspetto è oggettivo per tutti. Quindi condiviso da ognuno di noi. Quindi per arrivare a questa oggettività che è essa stessa la fonte del problema dell'IO in essere, ho portato una teoria, falsificabile da chiunque di noi, in qualunque momento, ma che porta ad un esatto logico motivo, per cui tutti a loro modo e misura cercano, vogliono o pretendono questa stessa risposta che si trova comprensibilmente per ognuno e quindi per tutti gli 8 miliardi ormai di IO, ivi presenti, fuori dalla percezione possibile della realtà stessa. Quindi cercando l'infinito nel finito. In paragone noi non siamo come sardine, ma come pesci appartenenti tutti alla stessa specie, ma ognuno indipendente e unico dall'altro, iscritti però tutti nello stesso medesimo oceano, nello stesso ambiente finito, ma che vorrebbero (illusoriamente quindi, non accettando in sé di essere solo pesci), con i mezzi che hanno ricevuto in dote, compresa la loro stessa coscienza che li definisce tali (pesci, ma andando in autoprotezione di sopravvivenza per se stessa, non lo accetta come ultima unica risposta data in essere) di poter nuotare e sopravvivere nello spazio aperto, o possibilmente ancora oltre ad esso, restando però in qualche modo (fisico, o spirituale che sia) in vita o ancora presenti.



recensore:
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nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022 (2 quest'anno)

Recensione o commento # 7, data 19:59:56, 22/05/2022
Comunque apprezzo il tuo ultimo commento, l'aver riconosciuto la logica nel mio ragionamento mi conforta e spinge a proseguire in possibile ulteriore comprensione della stessa. Ognuno chiaramente ha il pieno diritto e dovere (se vuole) di arrivare alle sue libere e giuste a proprio sentire, conclusioni, guardando e sentendo quello che poi percepisce più adatto al proprio in essere. Ripeto ancora, nonostante io abbia trovato una logica che, dalla nostra stessa comprensione data in poi, spiega molto di quello che siamo oggi, dei nostri comportamenti o quantomeno processi mentali, io però non sono assolutamente nessuno che possa togliervi le vostre stesse percezioni o intuizioni, né voglio farlo, dico solo di prendere anche in considerazione nelle a vostro modo, giuste riflessioni, del mio ragionamento sulle stesse. Quindi nei fatti poi, la mia resta solo come una possibilità di riflessione in più dentro voi stessi.



recensore:

Recensione o commento # 8, data 18:42:41, 25/05/2022
Qualquadra non cosa, un po' come dire tutto quadra, e un po' come pensare che questo aforisma sia solo alcune righe buttate lì per scrivere qualcosa, ma che in realtà significa che queste poche righe sono l'espressione di una verità profonda.

Mi è piaciuto proprio perchè si da la massima importanza al punto di vista di chi vive la sua vita, e chi da valore a questo forse non capirà tutto, ma vivrà bene.

ottimo lavoro.





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