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Normal people, just people

(poesia altro, breve - per tutti)
Tempo di lettura: circa 1 minuto
23 visite dal 03/08/2022, l'ultima: 4 giorni fa.
6 recensioni o commenti ricevuti
Autore di quest'opera:




Descrizione: Poesia sul provare a farsi accettare, sul tentare di essere nella norma quando si è diversi.


Normal people, just people
file: opera.txt
size: 2,57 KB
Tempo di lettura: circa 1 minuto
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* è tra i primi 3!
in opere commentate (Poesia, dal 2022)

Elenco Tag dell'opera:
#accettarsi(1)    #critica(4)    #persone(8)    #sociale(22)    #amore(723)



Recensioni: 6 di visitatori, 8 totali.
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recensore:
avatar di Giancarlo Rizzo
nwGiancarlo Rizzo
$ sostenitore 2022 (2 dal 2021)

Recensione o commento # 1, data 21:10:37, 03/08/2022
"Lei non capisce la tua testa scompigliata, Barrett docet, perché credi nella superiorità mentale di chi la società ripudia, di chi sta zitto nei dibattiti per non sprecare parole con gente sprecata".
Alla fine la solitudine, però, è pesante specialmente quando invecchi e guardi i giovani e vorresti capire se pensano oltre che "sentire".



recensore:

risposta dell'autore, data 21:26:01, 03/08/2022
Devo essere sincero, quella è la parte della poesia che meno preferisco. Capisco bene il tuo commento e lo condivido appieno. La poesia parla di una ragazza transessuale che vorrebbe vivere senza sentirsi giudicata e "diversa".
Grazie per il tuo commento comunque, mi ha dato un'idea per cambiare la strofa finale



recensore:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022 (2 quest'anno)

Recensione o commento # 2, data 21:59:44, 03/08/2022
Il tuo testo mi ha fatto tornare a riflettere anche su un'altro punto di vista. Una volta i "diversi" erano gli emarginati dal sistema, ora che "diversi" (in senso generale del termine) lo vogliono essere tutti a proprio modo, è diventato anch'esso quindi uno stato di ricerca, omologazione e riconoscimento, sociale. Ora il diverso in realtà, l' emarginato, è chi si sente perfettamente normale, cioè a suo agio in ogni contesto, sapendo quindi riconoscere sempre se stesso non in base ad uno stato mentale, sociale o culturale, una volta forse di nicchia, ma ora ormai assolutamente appartenenti alla società di consumo come qualsiasi altro prodotto o sottoprodotto di essa. Chi non ha bisogno quindi di riconoscersi in nessun modello omologativo, ma semplicemente vive in relazione a ciò che è o si sente di essere, ma senza per questo sentire il bisogno di apparire, estremizzare, esternizzare tutto, mettere sempre in mostra in ogni dato momento ciò che è, che vive o che gira intorno al suo ambiente sociale solo per sentirsi a suo modo ancora più "diverso" tra i diversi, quindi visibile e perciò riconosciuto da tutti in quanto tale. Non sappiamo cioè più stare soli con noi stessi, non abbiamo più una reale nostra intimità, come se non fosse più percepita come una vita reale, degna né tantomeno appagante, se questa non viene poi sempre condivisa, ed esternata a tutti, nella sua singolare complessità (mi riferisco alle masse naturalmente).



recensore:

risposta dell'autore, data 02:01:56, 04/08/2022
Grazie per il commento. Trovo tristissimo il dover condividere la propria vita sui social, quasi per dimostrare di essere vivi e di star vivendo quel momento, ma lo stai davvero vivendo? Forse si vuole solo fare bella figura agli occhi degli altri. I diversi, chi sono i diversi? Diverso è un termine di cui si abusa, lo faccio anche io, per indicare qualcosa che forse nemmeno esiste alla fine. Ognuno ha la propria concezione di diversità. Per me diverso è chi non vuole far bella figura, chi decide di non condividere perché ha capito l'importanza del conservare determinati momenti. Chi non ha paura di essere normale, perché semplicemente non gliene frega niente.
Questa poesia è stata scritta per una ragazza transessuale di mia conoscenza che nell'ultimo periodo non è stata tanto bene e mi ha detto che vorrebbe essere vista come normale dalle persone. Io ho preso questo tema di normalità e l'ho espanso anche a chi è artista e non viene compreso, lei per esempio studia per fare la stilista. Ognuno di noi è strano e diverso, si dovrebbero solo accettare le stranezze altrui, perché sono una parte della persona



recensore:
avatar di Giancarlo Rizzo
nwGiancarlo Rizzo
$ sostenitore 2022 (2 dal 2021)

Recensione o commento # 3, data 08:20:41, 04/08/2022
Forse sarò ingenuo ma sotto sotto, scava scava, in tutti noi c'è un buco emotivo da colmare. O forse vale solo per me che da piccolo soffrivo di "bisogno di affetto" che poi si è trasformato in paura di essere abbandonato e poi in necessità di essere considerato e alla fine, per consolarmi, sono diventato un bel narciso. Certamente mi sono considerato un diverso non perché lo fossi davvero ma per paura di esserlo.
Non ci sarebbe tutto questo odio, disprezzo, aggressività, violenza se ci fosse amore alla portata di tutti.



recensore:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022 (2 quest'anno)

Recensione o commento # 4, data 11:54:10, 04/08/2022
Vero, soprattutto ai tuoi tempi era così come hai descritto che penso ci si sentisse, infatti si è ribaltato il concetto, come dicevo prima nel commento. Prima si cercava in tutti i modi di apparire "normali" di essere immersi mischiati nel costume rigoroso della società borghese, pochi guizzi, poche soggettività reali e se c'è ne fossero state si tendeva a nasconderle a non mostrarle, pena essere additato come il "diverso" quello da non prendere ad esempio per una medio/alta borghesia. Ora è il contrario, si estremizza tutto, si esterna tutto, bisogna apparire diversi per non essere uno dei tanti, un "normalissimo" nessuno. Il problema è che alla lunga ora il diverso è diventato la norma, mentre il normale, l'eccezione. Il vero diverso quindi come dicevi anche tu Marco, è proprio chi di tutto questo apparire, di tutto questo mostrare se ne frega, gli è totalmente indifferente, essendo sicuro di ciò che vale e di ciò che è a prescindere da ciò che la gente ci può a prima vista cogliere o meno superficialmente, anzi più si tiene nascosto, più si tiene sottotraccia più questa diversità nella propria normalità risplende agli occhi degli altri che non riescono difatti a comprendere se non è una persona di immediata lettura. Il fatto è che ora ancora più che in passato ci si sceglie proprio per questo a categorie o gruppi sociali/culturali ben definiti e chiusi in cui si tende poi ad immedesimarsi a seconda del nostro punto di riferimento a cui si vuole guardare, mentre il resto lo si scarta a priori. Quindi siamo diventati persone usa e getta in un mondo usa e getta, dove non ci si conosce o riconosce neanche più in quello che si è ognuno nella sua singola ed unica persona, ma solo nel "personaggio" di volta in volta vestito e mostrato.



recensore:
avatar di Giancarlo Rizzo
nwGiancarlo Rizzo
$ sostenitore 2022 (2 dal 2021)

Recensione o commento # 5, data 15:09:08, 04/08/2022
Secondo te in quale anno sono comparsi i capelloni in Italia? Forse volevano "in tutti i modi apparire "normali" ed essere immersi mischiati nel costume rigoroso della società borghese"?
Evidentemente sei troppo giovane e non hai vissuto quei periodi in cui i "diversi dentro" volevano farsi conoscere e cambiare la società garantendo il diritto di essere diversi senza essere giustiziati.
Rileggi beat '65.



recensore:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022 (2 quest'anno)

Recensione o commento # 6, data 18:05:00, 04/08/2022
Ho sbagliato il conto degli anni sul commento, intendevo prima di quegli anni, prima del 68 o degli anni 50. Dove c'era un certo o si tendeva verso un certo uniformismo almeno culturale. Comunque per forza di cose ogni generazione porta in sé anche un suo cambiamento culturale oltre che sociale quindi un "essere", sentirsi o percepirsi diversamente, per avere o cercare una propria identità da quelle precedenti.

Ciò nonostante il succo non cambia prima quelli che volevano apparire come i diversi erano prevalentemente solo i più giovani o certe categorie sociali di nicchia, ora invece è esteso a tutti questo concetto, senza divisioni troppo nette né di età né di ambiente culturale o sociale. Tutti cercano di spiccare quindi tutti vogliono apparire diversi tra altri diversi come o simili a loro quindi tendono tutti ad adoperare lo stesso approccio mentale sulla questione.





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