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Recensione o commento a: A day in the life - (Racconto Narrativa, Breve) - di Andr60:

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Di user deleted: … ! Senza parole. Non erano solo gli anni della gioventù: erano altri anni, diversi. Se pensiamo che magari nello studio accanto a quello dei Beatles incidevano i Pink Floyd, improvvisamente ci rendiamo conto di quanto quell'epoca fosse vibrante, scintillante. Un riverbero che in qualche modo abbiamo ritrovato negli anni '80 dove l'innovazione di MTV ha definitivamente creato e portato nelle case il connubio musica/immagini. Credo di poter dire, non senza rammarico, che oggi ci possiamo rendere conto di come questo connubio sia probabilmente al primo minimo storico in termini di qualità. Chiedo scusa se ho rubato ancora spazio, ma se parlare dei Beatles oggi è meravigliosamente anacronistico un motivo ci sarà pure. Guardiamo a quegli anni con la stessa distanza con cui probabilmente potremmo vedere dei rappresentanti dell'illuminismo o anche del Rinascimento. Insomma Andr mi trovi così d'accordo nel tuffarci in quel periodo che era bello perchė c'erano i Beatles e soprattutto perché il pensiero della gente comune era così differente e distante da quello odierno. La smetto qui, promesso. Grazie ancora.
Di Andr60: Contento che ti sia piaciuto, e che anche per altri siano importanti. Il "giorno nella vita", cioè il giorno in cui i quattro furono insigniti del titolo di baronetti, è nel 1965, e mi è piaciuto ambientare la storia proprio in quel punto delle vicende del gruppo.
Nato nel '60, sono cresciuto con le canzoni dei Beatles in testa (alla radio, la Hit Parade di Lelio Luttazzi), tre note mi bastano per evocare i ricordi delle elementari, le partite di pallone, la nonna che mi prepara la cioccolata calda…
Basta, sennò mi commuovo anch'io.
Di Visitatore: Cara Ida, ti ringrazio della lettura. Sì, il portinaio non si spiega il successo del gruppo, ma in fondo penso che nemmeno gli interessi granché. Per lui, la "vera musica" è un'altra, non quelle chitarre strimpellanti.
Da fan dei Beatles, ti posso dire che provo le stesse cose per la musica rap, oggi il genere più in voga: ottima per per un antifurto, molesta nel complesso. Questione di gusti, o forse è solo perché ho la stessa età del portinaio dei Beatles.
Di user deleted: Te lo devo dire, mi hai fatto commuovere. Veramente uno splendido approccio nella musica e oltre. C'è una bellissima raccolta dei Beatles, la 62-66, in cui The Fab vengono fotografati dal basso sul pianerottolo di quello che credevo essere un condominio. In realtà è la la sede londinese della EMI, ma da oggi lo nomino ufficialmente il palazzo del tuo racconto, e così resterà stampato per sempre nella mia memoria. Bellissimo l'incontro con il Signor Starr, è vero dei quattro il più abbordabile e colui che maggiormente ha patito per essere realmente accettato dal gruppo. Il personaggio del "figlio" ribelle ci sta tutto, sia nella trama che nella storia del gruppo che musicalmente ha rappresentato un vero "salto di paradigma". Il riferimento a Cole Porter non credo sia stato un caso.
Non so come tu abbia ideato questo quadro così significativo, astratto e realista al contempo. Hai scelto un titolo giusto, è vero, sei riuscito a inquadare i Fab in un giorno di vita quotidiana e poi vista da un uomo comune. Un titolo che è del 1967 e quindi non presente nella mia raccolta, ma mi basterà spostarmi di appena qualche centimentro per frugare tra la decina di restanti dischi dei mitici. Non ce li hai messi, eppure io ho comunque visto i celebri capelli a caschetto e le fan in minigonna che si catapultavano nel portone. Il tocco sensibile del Lennon finale mi fa capire quanto tu possa amare sia la musica che i Beatles stessi. Per causa tua ho già davanti la raccolta di cui ti parlavo. Tra tutte, sarà anche banale ma di fronte a questo tuo tuffo nel passato: Yesterday.
Bravo, bravo, bravissimo. Sarà che mi hai colpito al cuore.
Di Ida Dainese: Ovviamente ho capito alla terza riga di chi si trattava e mi sono goduta tutto il resto. Mi è piaciuto osservare la situazione da un altro punto di vista, con gli occhi di chi ancora non sa e non può prevedere come andrà a finire. Il racconto lo mostra con la semplicità del tempo che cambia piano ma inesorabile, con lo scontrarsi delle generazioni e, nel finale, con un po' di malinconia nel sentire quelle parole sugli Stati Uniti pronunciate da Lennon, perché noi sappiamo la sorte che lo attende.






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Dedicato a tutti coloro che hanno scoperto di avere un cervello,
che hanno capito che non serve solo a riempire il cranio e che
patiscono quell'arrogante formicolio che dalle loro budella
striscia implacabile fino a detonare dalle loro mani.

A voi, astanti ed esteti dell'arte.

(Sam L. Basie)




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