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Sun 11 April, 03:21:43
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Recensione o commento a: Stupidi! - (Racconto Narrativa, Brevissimo) - di Massimo Baglione:

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Le altre recensioni o commenti
Di Massimo Baglione: "L'umana piccineria" mi piace tantissimo!
Grazie, Loredana, per questa tua articolata recensione. Ti garantisco che tra le "cose vecchie" pubblicate nel sito ci sono tanti piccoli capolavori.
Spulcia, spulcia
Di Loredana De Luca: Ho aperto il file di questo breve racconto incuriosita dal titolo. Scorrendo le recensioni, ho notato che non è uno fra i più recenti disponibili qui su braviautori, tutt'altro. Non credo che avrei mai potuto giudicarlo un racconto "datato". Mi pare che un'osservazione analoga sia presente anche in un'altra recensione. Come è possibile ciò? Due possono essere le ragioni. I mali che affliggevano il mondo e che il tuo scritto denuncia non solo non sono stati curati ma di sicuro non sono guariti. E purtroppo su questo possiamo tutti essere d'accordo. Forse si è modificata la tipologia dei mali, o forse si modificata e anche arricchita, ma sempre mali sono. L'altra ragione per cui questo testo non "invecchia" o perlomeno "porta molto bene gli anni" è secondo me questa: propone un'analisi generalista, poco ancorata alle questioni emergenti nel momento in cui è stato scritto. Perciò è attuale dopo dieci anni, ma probabilmente lo sarà, ahinoi, anche tra altri dieci. Come che sia, è sicuramente interessante, soprattutto nella sua articolazione: i tre paragrafi si susseguono secondo un ordine logico che muove dalla rappresentazione di una scena ordinaria: personaggi e situazioni di tutti i giorni; per procedere poi nel secondo paragrafo in cui si affaccia il verbo "pensare" e qui comincia un discorso più circostanziato ed anche più incisivo che parla dei mali del nostro mondo, delle colpe e dei colpevoli ma anche degli innocenti. Infine, il terzo: quest'ultima parte vira ancora più decisamente verso un pessimismo che, di fronte all'avanzare elegante del Nulla, non lascia se non una debole e forse solo apparente speranza: che ci sia qualcuno ad ascoltare le preghiere di quanti credono e pregano il loro dio. È un pessimismo in cui l'amarezza si coniuga con un'ironia pungente e, forse, alla fine ciò che prevale in chi legge è un'infinita tristezza per l'umana piccineria, per la miope avidità di pochi, anzi direi di tanti "stupidi"!
Di Massimo Baglione: Grazie, Giancarlo. Sì, sono parole angoscianti anche oggi che me le hai fatte rileggere. Attuali più che mai, purtroppo.
Di Giancarlo Rizzo: Speriamo non sia tutto qui, speriamo non finisca così.
Quanto angosciante è questa riflessione !
Di Massimo Baglione: Ringrazio tutti per i generosi commenti
Di Lorena: In forma ironica, spesso amara, con non molte parole sembra raccontata tutta la vita, nel poco bene, nel male e nella stupidità umana. Ma, sottesa in quell'aria fresca che si ripete e si rinnova nei versi, c'è la speranza in un futuro immediato o lontano.
Di Angela Di Salvo: La nascita è un miracolo della vita. Ma cosa succederà nella vita? Si andrà avanti: l'aria è fresca,frizzante e stimolante, e le amarezze e le paure che attendono gli uomini gettati a vivere nel mondo non potranno azzerare la straodinaria e sorprendente esperienza che li attende. Testo molto gradevole da leggere e pieno di notevoli spunti di riflessione. Ben curata la forma, la scelta dei vocaboli e la struttura del periodo che accarezza schiaffeggiando, che ammalia senza illudere.
Di Dino: Se l'aria e fresca, arriveranno i fiori e, con essi, la speranza che non tutto sia vano. Arriveranno i fiori dai mille colori e, se non arriveranno, li dipingeremo con la fantasia. Non è certo quella che manca in un portale che ospita creatività e passione.
Di Pamela Serafino: il racconto amaro e ironico è sotteso da una speranza che si esprime per tutto il testo attraverso il ripetersi dell'espressone: l'aria è fresca. Come è suo compito, la speranza smussa la tristezza della cattiveria e delle contradizioni del nostro mondo che l'autore mette in luce con immagini immediate. Mi piace molto l'immagine: il bebè urla eccitato al mondo che l'aspetta. Coglie una duplice dimensione che va dalla gioia della scoperta in sè alla paura (dell'adulto) di non conoscere quale mondo aspetterà questo piccolo.






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