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Le mie parole

(racconto narrativa, breve - per tutti)
Tempo di lettura: meno di 5 minuti
125 visite dal 30/10/2022, l'ultima: 6 giorni fa.
8 recensioni o commenti ricevuti
Autore di quest'opera:
avatar di Roberto Virdo'
nwRoberto Virdo'
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Le mie parole
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Elenco Tag dell'opera:
#madre(31)    #rinnegare(1)    #amore(744)



Recensioni: 8 di visitatori, 15 totali.
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recensore:

David Di Guida
Recensione o commento # 1, data 05:15:56, 31/10/2022
Le atmosfere di questo brano mi hanno ricordato le canzoni degli Smiths, sospese tra poesia e malinconia.

Spesso quando si ritorna sui propri passi, specie in amore, a vincere non sono i bei ricordi ma quello che non fu mai stato: per un uomo provvisto di taccuino, questo (malinconioc) dolore può definirsi spleen, un Atteggiamento sentimentale caratterizzato da umore tetro e malinconico, insoddisfazione e noia.

Credo che il tema del brano sia questo, ed è la sua chiave di forza ma al tempo stesso la sua debolezza, perché se l'uomo di taccuino descrive con fervida poesia e lirismo la propria sofferenza interiore, con un similke "modus operandi" dovrebbe fornirci anche una chiave d'uscita da questo dolore, altrimenti si rimane nel blocco dell'incompiuto, quando sappiamo che ogni vita, ogni amore, ogni racconto è un cerchio che inizia in un modo e deve finire in un altro.

La fine è importante, dice Sun Tzu. A volte è più importante dell'inizio, e qui manca. Qual è la chiave d'uscita del personaggio? In che modo il personaggio, attraversando il dolore, ne rimane cambiato e, eventualmente migliorato? Manca questa chiusura, e quindi il brano sembra mangiarsi la coda da solo, si autoalimenta come il personaggio si autoalimenta nel suo dolore.



recensore:
avatar di Roberto Virdo'
nwRoberto Virdo'
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risposta dell'autore, data 07:58:18, 31/10/2022
Questo è un vero esempio di critica leale e onesta. Ho davvero apprezzato, era una vita che non leggevo su questo sito un commento così ben centrato, spiegato a dovere, peraltro espresso da un visitatore.

Molto, molto utile al sottoscritto che, dei veri commenti, cerca di fare snodi direzionali.

Non c'è una vera risposta da dare. Semmai una considerazione e niente di più: chiamo "balistici" questi rapidi voli fatti di sentimento ed emozione e, in qualche modo, ritrovo nelle parole del lettore, David, la stessa figura tracciata, una parabola.

Le considerazioni sul contenuto, che potrei facilmente allargare con la mia propria visuale, lasciano il posto a quelle più importanti su ciò che "dobbiamo" ai lettori.

Questo è il vero dilemma, decidere se e come iniziare e finire. Come dire: a volte la via d'uscita non c'è, ma la vita deve pur continuare anche tra le righe.

Se altri volessero esprimere la loro opinione sincera non potranno che aiutarmi a prendere la direzione giusta.

Grazie.



recensore:
avatar di Giancarlo Rizzo
nwGiancarlo Rizzo
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Recensione o commento # 2, data 19:49:21, 31/10/2022
Questa donna appena tratteggiata, di cui non vuoi dire più di quanto dici, per renderla evanescente così come è giusto che appaia nel ricordo…Ci parli di lei e di te che in fin dei conti non rappresentavi nulla per lei, tanto che ti ha ignorato…Di tutta questa storia il più reale è il mare; il resto non significa nulla; persino il ricordo in sé mi sembra solo un esercizio di letteratura senz'anima, checché tu ne dica. Naturalmente, come sempre, sei un esempio di scrittore da ammirare.



recensore:
avatar di Roberto Virdo'
nwRoberto Virdo'
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risposta dell'autore, data 09:14:19, 01/11/2022
Ciao Giancarlo, ogni tanto ti fai sentire.

È sempre un piacere leggere i tuoi commenti, che spesso mi sorprendono.

Il piccolo testo è in prima persona, certo, ma si tratta di un espediente, neanche troppo sofisticato, per raccontare in "presa diretta". Un po' come parlare di Ostenda, incorniciare in un luogo preciso. Sono certo che, in fin dei conti, non serve neanche spiegarlo ma, come diceva il grande Totò, "Abbondantis… ".

C'è poi da dire che normalmente rispetto sempre le interpretazioni dei lettori. Tu hai visto un sentimento non corrisposto: forse altri, o altre (confido molto nell'impareggiabile sensibilità femminile) troveranno, in alcune righe, un senso differente.

È però sul complimento che vorrei tornare… grazie! Ci trovo nascosto un regalo nel regalo: la parola scrittore (wow) mi fa sballare. Troppo buono; ora faccio esercizio di modestia e umiltà e ribatto, con gratitudine, che c'è sempre tanto da imparare.

A presto.



recensore:
avatar di Giancarlo Rizzo
nwGiancarlo Rizzo
$ sostenitore 2022 (2 dal 2021)

Recensione o commento # 3, data 19:09:16, 01/11/2022
No, non è un regalo; è quello che penso anche se non mi giudico un critico con tanto di cultura alle spalle. Sono un lettore che risponde prima con le emozioni e il sentimento alle sensazioni che nascono dalle descrizioni; poi ragiono e allora dico quello che penso.
Naturalmente come tutti, posso sbagliare a interpretare, rispetto a chi scrive, il senso della sua opera. La colpa di questo può essere sia dell'autore che non si spiega bene, sia del lettore che non capisce. Inoltre siccome siamo tutti diversi le interpretazioni possono esserlo altrettanto. Il tutto fa parte del gioco per cui siamo qui si Braviautori. Io vorrei essere capace come te nelle descrizioni e nei racconti, per cui ti ammiro; altro è il merito di quello che scrivi, e su quello magari ti critico, ma solo perché siamo diversi.



recensore:
avatar di Roberto Virdo'
nwRoberto Virdo'
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risposta dell'autore, data 20:06:04, 01/11/2022
Certo. Un ringraziamento a un complimento così "forte" era del resto doveroso, oltre alla vera e propria risposta che, spero, ha rispettato la tua interpretazione, spalancando una porta ad altre.

Per quanto riguarda il fatto che qui siamo tutti "artigiani" mi aggrego convinto, anche orgoglioso di esserlo. Questo ci accomuna tutti in una bella, preziosa esperienza su un sito unico nel suo genere.



recensore:

Recensione o commento # 4, data 11:53:14, 03/11/2022
Complici la musica e l'ammiccamento alla tela di Hopper, il racconto si pone come un gioiellino di vita reale. Leggere Roberto implica aguzzare i sensi, del resto.
È un racconto di vita "reale", dicevo: quando l'alcool è complice, certi ricordi sfumano nel rimpianto o nella nostalgia e, alla fine, poco importa che la lei abbia finto di non vederlo, nel loro ultimo incontro (il motivo resta ignoto ed è giusto che sia così). Ciò che è soggetto qui è il malinconico ricordo di un amore passato, che è stato così appassionato da restare zavorra nella mente, nei momenti più disparati. Qui sta la realtà. Capita a chiunque di rimuginare su qualcosa che ci ha cambiato la vita.
I "lieto fine", in racconti del genere, non sono concessi semplicemente perché una fine non ci sarà mai. Ricordare è rivivere ogni volta la storia, con sfumature diverse.
All'autore il merito di aver innescato chiavi di lettura diverse, soffermandosi su vari aspetti (perché la storia era finita? Che ricordo ne serbava lei? In quali altri modi, in futuro, il protagonista tornerà su quel preciso ricordo e come lo cambierà la memoria?). Un ottimo blues



recensore:
avatar di Roberto Virdo'
nwRoberto Virdo'
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risposta dell'autore, data 16:33:16, 03/11/2022
Che dire! Mi devo mordere la lingua per non sciogliermi in complimenti. Mi sembra di aver consegnato questo piccolo scritto in mani attente, che se ne sono prese cura.

Grazie innanzitutto per aver colto il suggerimento musicale, cercato, voluto, studiato. Un brano che trovo splendido per forza e significato. La base in realtà è più ampia, ma gli altri pezzi restano cosa mia.

Amore appassionato e vita reale: se li mettiamo in relazione con l'eventuale lieto fine, è il caso di farsi due conti. Quindi un serio, irresistibile invito alla riflessione questo di Annamaria. Poi ognuno giudicherà in base alla propria esperienza, magari confrontandosi con i ricordi e negando, se ha il coraggio, che siano più vivi dei vivi anche a distanza di decenni.

Ovviamente parlo dei cuori, e solo quelli, che hanno fatto bum-bum. Espressione elementare ma efficace come nessuna.

Ho scritto nella precedente recensione della impareggiabile sensibilità femminile: Annamaria, come posso non abbracciarti?



recensore:

Recensione o commento # 5, data 18:02:17, 04/11/2022
Un racconto intimistico e poetico, mi è piaciuto molto, l'ho sentito vero e per me questo è ciò che più mi attrae, poter immaginare la scena e arzigogolarci sopra. Questo non è un racconto strano o di gesta eclatanti o aliene o eroiche ma fatto di piccole emozioni, piccole cose e di dolore intenso. Quando un amore appare ricordato è caricato da qualcosa che non è mai esistito, lo si rende desiderato per sempre. Ci innamoriamo ma poi l'amore passa perché il desiderio va avanti, ci si innamora ma poi ci si abitua e il desiderio si sposta. Con la memoria si vede qualcosa una seconda volta, mentre qui l'autore cerca la prima volta, che quando la vivi non sai cosa rappresenta veramente. Mi ricorda Pavese e il suo cercare disperatamente i bei ricordi, che sono tali perché caricati dall'autore. E il dolore intenso? Si può immaginare il dolore del protagonista perché osserva la coppia che sta vivendo lo stesso momento che lui vorrebbe tanto, in quel momento è il suo desiderio che sa impossibile. La sedia davanti a lui è vuota e l'autore è così bravo che ci imbroglia e ci lascia col dubbio. Lei non c'è più perché si sono lasciati o lei è morta? Tanto è uguale il protagonista si accontenta della sedia vuota… sì un bel racconto



recensore:

Recensione o commento # 6, data 18:24:13, 04/11/2022
Spiego ciò che volevo dire con… si accontenta di una sedia vuota… perché non c'è peggior solitudine che sentirsi solo con un'altra persona (ma con un pizzico di fortuna magari arriverà una lei 'giusta' che occuperà la sedia) la sedia vuota è sinonimo di serietà e profondità, non c'è bisogno che lo scriva, ma lo scrivo, che il dongiovanni è sul gradino più basso della consapevolezza, non sa amare essendo narcisista, e mette sulla sedia chi capita…



recensore:
avatar di Roberto Virdo'
nwRoberto Virdo'
$ sostenitore 2022 (3 dal 2020)

risposta dell'autore, data 09:07:52, 05/11/2022
Ringrazio Paola per le belle parole, in particolare dell'aver ricordato Pavese, il cui accostamento (ma a debita distanza, questo lo diamo per implicito) mi riempie di emozione. C'è stato un altro caso in cui ho ricevuto un complimento analogo, così bello e, come tale, indimenticabile. Ovviamente non citerò il titolo dell'opera (Sole voci). Per la cronaca, allora acquistai il libro consigliato, Dialoghi con Leucò, che resta uno dei più belli che io abbia mai letto. Qualcosa di indescrivibile.

Sì, la lettura di Paola entra nel testo e va in profondità. Non cerca l'urlo ma l'emozione silente e non per questo meno intensa.

Ho apprezzato anche la precisazione del secondo intervento, benchè avessi intuito visto il tono positivo.

Vorrei scegliere una frase su tutte "lo si rende desiderato per sempre". Ed effettivamente, mi sembra faccia pendant con le ultime due parole della storia.

Grazie ancora delle indicazioni per me così importanti, che mi aiutano a comprendere.



recensore:

Cristiana Pezzotti
Recensione o commento # 7, data 16:34:27, 19/11/2022
Le indicazioni geografiche ci sono tutte e danno le giuste informazioni al lettore che riesce a collocare nello spazio l'episodio e volendo è pure invogliato a fare una ricerca per immagini. Cosa che tra l'altro io amo tantissimo fare. Il tuo racconto è come un quadro o una fotografia. Direi evocativo. Apre il cassetto dei ricordi per chi quel luogo lo conosce già e stimola alla conoscenza il lettore che invece in quel luogo non c'è mai stato.

Espediente del taccuino: perfetto! L'uso di questo espediente in letteratura attribuisce al personaggio mistero e fascino. Per chi ama la lettura e la scrittura, il taccuino diventa compagno insostituibile.

"E, come allora, mi sfilò dolcemente la matita dalle mani" perfetta liaison fra passato e presente. Forse la frase chiave? Direi di sì.

Espediente del mare: "grondante di una schiuma bianca e rabbiosa che non voleva arrendersi al grigio chiarore della sera". Forse lo stesso mare ha pietà del protagonista e desidera stimolarlo? Forse a non arrendersi?

A questo punto il protagonista si lascia andare a un vero e proprio elogio della donna. L'uso delle iperboli la rendono un essere angelico e diabolico al contempo, colei che tutto dà e tutto toglie. Dipende dalla sensibilità del lettore decidere se amare od odiare questo passaggio. Una via di mezzo non esiste. Certo è che lo scrittore e solo lui decide come usare le proprie parole.

Personificazione: il taccuino che diventa faro, cioè guida. Direi meraviglioso! Sarà la soluzione per il lettore eventualmente insoddisfatto del finale.

Nella parte finale del racconto, ancora una volta e forse per sempre, l'uomo compie l'elogio della donna e decide che essa rimarrà pura nel ricordo e nella memoria, quasi incontaminata. Potrebbe sembrare un finale incompleto. Come se l'uomo non fosse in grado di ricominciare e andare oltre lei. In realtà penso che non sia così. D'altronde lui ce lo dice fra le righe (e ripeto la citazione): il taccuino diventa il suo faro, la sua guida. L'oggetto trattiene qualcosa di lei, la frase d'amore, ma anche i suoi schizzi.
Allora l'uomo non è veramente perduto nel ricordo. Ha invece il suo "bagliore" che gli permette anche di continuare a guardare avanti.
Trovo che sia molto romantico crogiolarsi nel proprio dolore e nel ricordo di ciò che si è perduto o che non si è riuscito ad avere. Chi lo dice che tutto ciò non possa diventare invece stimolo? Spunto creativo?

Come considerazione finale direi che il racconto è pressoché perfetto: ci fornisce lo spunto iniziale e delinea bene il genere; definisce perfettamente la collocazione temporale; definisce altrettanto bene i protagonisti dando al lettore le indicazioni per poterli immaginare o anche idealizzare; utilizza le personificazioni del "taccuino" e del "mare" che diventano al pari i protagonisti del racconto; utilizza un finale apparentemente incompleto, ma di cui ogni lettore può trovare in maniera personale e con gli elementi forniti dall'autore, la propria chiave di lettura.



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risposta dell'autore, data 09:20:20, 20/11/2022
Ho letto questo commento di Cristiana, visitatrice del sito, con il cuore in gola.
So ormai per esperienza che i lettori sanno soprendere. Ma qui siamo andati ben oltre.

Un ringraziamento non è sufficiente. Voglio trasmettere qualcosa a questa mia splendida lettrice.

Cristiana tu scrivi benissimo, ti leggo e non ci vuole molto a capirlo. Ma vedi, io tra le tue parole ho trovato una perla preziosa, rara quanto raro è trovarne di quelle genuine: si chiama empatia.

Empatia per me è tuffarsi dentro. Vestirsi di colei/colui che ti sta vicino. Gioire e soffrire. Non aver paura di intraprendere il viaggio e, una volta sul cammino, percorrerlo fino in fondo.

Corro il rischio di diventare noioso, sicuramente dico anche qualcosa di già citato in passato, ma chi mi conosce sa quanto sia importante per me la musica. Ecco, empatia è guardare il mondo con gli occhi di un'altra, di un altro: World In My Eyes.

Aggiungo che ti ho immaginato nel cercare le foto di Ostenda e, ci crederesti?, questo mi ha regalato un brivido.

Leggerti è stato davvero emozionante.



recensore:

Recensione o commento # 8, data 18:51:24, 08/12/2022
La canzone dei Rammstein si abbina benissimo al testo! Mi fa proprio immaginare l'atmosfera attorno al protagonista in quel locale.
Il racconto è scritto come sempre molto bene, con dei colpi da maestro tipo "L'inattesa ricerca dell'inspiegabile rappresenta, senza eccezioni, il metro di misura del profondo sentimento". E quella distinzione fin dall'inizio: l'aveva incrociata, non rincontrata.
A volte ci si imbatte in bizarre coincidenze: tredici anni fa ebbi una relazione con una donna del Belgio che mi porto' a Coxyde, circa tre quarti d'ora da Ostenda. C'era quella spiaggia sulla quale batteva la strana luce del sole quasi notturno e c'era il localino sulla spiaggi… Poi si, meglio ricordarle in una certa maniera alcune donne.



recensore:
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nwRoberto Virdo'
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risposta dell'autore, data 08:32:54, 09/12/2022
Una recensione che mi regala una sincera soddisfazione, proprio per "le inaspettate coincidenze".

In questo caso, qualcuno che, come me, ha visto quelle spiagge, quella luce.

Di fatto Koksijde, lo dico alla fiamminga, è grosso modo la replica di Oostende. L'atmosfera è proprio quella e, per quanto mi riguarda, anch'essa emana un fascino che non ti aspetti.

Gradisco in particolare, ma non c'è bisogno di dirlo a Francesco, l'apprezzamento del pezzo musicale. Brano senza il quale questo piccolo testo non sarebbe stato scritto. In particolare, c'è quel "Mutter!" gridato che, come dire, ho sentito mio.

Grazie per questo commento e, soprattutto, del condividere una esperienza così particolare.





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