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Lungo gli argini - Capotorto Giovanni

LUNGO GLI ARGINI

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scheda vista 121 volte.


autore: Capotorto Giovanni

editore: Youcanprint


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recensione del 03/09/2016 di

avatar di Bludoor
Bludoor
$ sostenitore 2012 (2 dal 2011)


Un piccolo esperimento promozionale che ho chiamato AUTOREcensione (o recensione d'autore), un tentativo di scrivere un commento obiettivo ai miei libri, visti dalla parte del lettore. Una prova generale su cosa raccontare in una ipotetica presentazione.

Una via forse non originale, probabilmente percorsa da altri prima di me, comunque un percorso insidioso perché dietro l'angolo c'è sempre il rischio di trasformarlo in un mero messaggio pubblicitario o di cadere nelle facili autocelebrazioni (o al contrario nell'autocommiserazione).

 

Poeta io?

Ho scelto di cominciare questa prova dalla raccolta Lungo gli argini, terzo libro in ordine di pubblicazione, probabilmente il migliore che ho scritto finora.

Pur avendo pubblicato due raccolte di poesie (quelli bravi le chiamerebbero "sillogi", ma io preferisco volare basso) non mi considero un poeta, piuttosto un narratore di sensazioni, senza grandi pretese.

Fogli diVersi e Lungo gli argini sono nate in tempi lontani, nel secolo scorso, quando ancora si scriveva a macchina e i computer erano un sogno futuristico. Impaginate con i mezzi dell'epoca e messe da parte per qualche anno, a invecchiare come il buon vino, sono tornate alla ribalta quando ho deciso di cominciare la mia avventura con il self-publishing, prendendo finalmente nuova forma cartacea e digitale,

Solo per un caso ho deciso di cominciare il percorso con questi testi, scelta che ha spesso condizionato la percezione dei lettori e degli altri autori, portandoli a credermi un poeta. In realtà da tempo ho smesso di scrivere poesie, pur non avendo mai rinnegato questo primo amore, gli inizi del mio percorso letterario e oggi della mia esperienza di autore autopubblicato, grazie anche al valido sostegno dello staff di Youcanprint e ai preziosi consigli di altri autori/autrici più esperti

 

Lungo gli argini, racconti di vita

La raccolta Lungo gli argini contiene 44 poesie, scritte tra il 1991 e il 1998, arricchite dalla data di composizione e da una breve nota introduttiva.

Segna idealmente il seguito di Fogli diversi e il ritorno alla scrittura dopo un periodo di silenzio; a volte sono come dei piccoli quadri, che cercano di raccontare delle storie, comunicare dei messaggi, affrontare i temi della fragilità senza mai rinunciare alla speranza.

Come scrivo nell'introduzione, "Lungo gli argini sostano le persone in attesa: di attraversare il fiume per andare lontano o di sprofondare fra le sue acque", in equilibrio precario tra fede e disperazione, con uno sguardo critico sui mali di questo mondo.

La voglia di ripartire, di ricominciare è evidente già nelle prime pagine del testo, a partire dal motto d'apertura "Ridi dei tuoi affanni e non farai mai danni", un invito a vivere la vita con leggerezza e autoironia, senza preoccuparsi in maniera esagerata o prendersi troppo sul serio.

Tutti abbiamo delle qualità, dei talenti nascosti che spesso non riusciamo a valorizzare; tutti abbiamo avuto dei momenti di incertezza, delle paure, siamo stati in attesa lungo gli argini del fiume con la voglia di attraversare, di superare gli ostacoli e la paura di finirci dentro, di arrenderci al nostro destino.

Nel testo fragilità e speranza camminano spesso insieme, come nella vita di ciascuno di noi.

Vengono proposti piccoli spunti di riflessione con un linguaggio semplice, forse lontano dalle frasi altisonanti e dalle costruzioni ardite dei bravi poeti, ma spero più vicino al cuore della gente comune.

 

Proverò a illustrarvi brevemente ogni poesia, inserendo talvolta qualche breve stralcio in corsivo, lasciando al lettore il piacere di ascoltarne la voce attraverso il proprio cuore.

"Le poesie non vanno spiegate, ma solo lette", scrissi tempo fa; forse era solo una mia considerazione personale, forse la reminiscenza delle parole di qualcun altro, non ricordo. Spiegare una poesia, soffermandosi sul significato di ogni parola e sulla sua possibile interpretazione allegorica, ci aiuta forse a comprendere il senso letterale dei versi, a decifrare le frasi più oscure, ma spesso impoverisce la comunicazione, quel che essi trasmettono direttamente al nostro cuore, al di là delle parole e a volte anche delle intenzioni dell'autore.

Come diceva il grande Troisi "la poesia è di chi gli serve", di chi ne ha bisogno; una volta scritta in un certo senso smette di appartenere solo all'autore per divenire patrimonio dell'umanità.

 

Le poesie in breve — parte prima

Fogli diversi si concludeva con Il cuore del poeta, che esprimeva quasi una resa, la fine dell'ispirazione poetica e forse del sogno letterario, ma lasciava anche uno spiraglio di speranza "sarà ora,/ domani o forse un giorno,/ ma quella voce qui farà ritorno".

La raccolta parte con due poesie scritte nello stesso giorno, In cammino e Una luce di un tempo che fu, due testi diversi che però esprimono entrambi una voglia di rinascita, di ripartire, di riprendere un cammino interrotto per troppo tempo.

Ai versi "E rivedo una vita/ che pareva perduta/ritrovare vigore/ e tornare a lottare" contenuti nella prima poesia fanno eco "E la fiamma mia vana/ che pareva ormai spenta/ ha riaperto la tana / e ora arde contenta" presenti nella seconda.

La raccolta prosegue con Un nuovo sole, un invito a svegliarsi, a mettere da parte la pigrizia, a lasciarsi cullare dal calore del sole che sorge ogni giorno anche per noi, riportandoci la speranza.

Dopo il risveglio arriva la consapevolezza dei mali di questo mondo, la voglia di denunciare i soprusi, espressa in La forza di gridare, poesia in cui compare anche l'elemento religioso, una richiesta di aiuto al Signore per riuscire a non tacere, a mettersi sempre in gioco, anche quando sembra inutile.

Sotto un cielo d'asfalto affronta il tema delicato della ricerca della propria identità sessuale, attraverso la storia di una donna, anzi di un uomo intrappolato nel proprio corpo femminile, che non sente più suo, e avverte il bisogno di un amore diverso.

In Sabbia torna il tema della speranza perduta e della necessità di ridare valore anche alle piccole cose; perfino un granello di sabbia può segnare l'inizio della costruzione di un mondo nuovo, restituire la speranza perduta.

Ditemelo voi è una riflessione sull'inutilità della guerra, una sorta di lettera aperta ai "signori della guerra", che scherniscono chi la pensa diversamente, convinti che le armi siano l'unica soluzione per risollevare l'economia "E ridete di noi/che parliamo di pace" commenta tristemente, chiedendosi "per quale ragione/ si debba ammazzare / quell'altra divisa" che contiene un uomo come me.

Armonia riprende il tema religioso, dipingendo un piccolo quadro in cui si rincorrono i canti degli uccelli e il suono delle campane, modi diversi di lodare il nome del Signore e di richiamare a lui l'umanità perduta.

Lungo gli argini, poesia da cui prende il nome l'intera raccolta, parla di un'umanità dolente, che attende lungo le sponde del fiume, forse per attraversarlo, forse per caderci dentro, cercando spesso invano una risposta. Anche qui è determinante il sostegno di Dio, che ci prende per mano per aiutarci a non cadere tra i flutti, a non lasciarci sopraffare dalle nostre paure.

Questa voce che ci guida lungo il cammino, non lasciandoci mai soli con il nostro destino, è presente anche in A volte, invito a non arrendersi mai, a non aver paura di sbagliare "perché l'importante/ è comunque provare".

Tra le stelle racconta un sogno d'amore, di una storia finita ancora prima di nascere, forse solo un dolce miraggio.

Si è parlato di un Dio compagno di strada, ma spesso le regole del mondo sono diverse, regna l'economia, l'ingordigia, il desiderio di dominio, di possesso; idoli moderni a cui nella poesia Il dio di questo mondo viene contrapposto l'ideale della rinuncia, della povertà francescana che invita a "non essere legato / a quello che possiedi" concludendo che il dio denaro può essere sconfitto perché il suo potere nasce solo dal desiderio e "non potrà spaventare / con incubi di indigenza / chi sa già rinunciare / a ogni possidenza".

La voce della Chiesa riprende un po' gli stessi temi, denunciando una chiesa spesso complice dei potenti "rivolta al dio denaro / e assai poco alla speranza" e quindi distante dalla gente, incapace di comprenderne i veri bisogni.

Due poesie scritte nel 1994 che forse anticipano quello che oggi predica e cerca di costruire papa Francesco o semplicemente riprendono quello che la Chiesa insegna da più di duemila anni, a volte perdendosi per strada.

Ecco allora La lanterna, un vecchio cieco con una lampada in mano che ci mostra la strada, invitandoci a fidarci, a non avere paura di seguirlo perché "ti condurrà per mano/ per tutti i giorni tuoi", un'immagine che si ispira umilmente a una nota poesia di Trilussa sulla Fede.

In Quando sarò… troviamo il confronto con il tema della morte e del giudizio sulla nostra vita, appuntamento tanto temuto da evitare solitamente persino di parlarne. L'invito a non piangere, a non disperarsi in vista dell'incontro con il Signore, a cui consegneremo il fardello dei nostri peccati e delle nostre buone azioni. E a compiere un gesto umano di altruismo come la donazione degli organi.

Tutti sognano la ragazza (o il ragazzo) ideale, accontentandosi poi della persona reale che incontrano sulla loro strada. In Se ho provato a immaginare come sarebbe la nostra vita se lei fosse davvero come l'abbiamo sempre sognata.

Non è facile restituire il sorriso a chi sta soffrendo: il protagonista di Reciterò per te ci prova, improvvisandosi attore, per ridare speranza a una persona malata. Non è stata scritta per una persona in particolare, così come la successiva Le gambe di cera, dedicata a chi ha perso la propria autonomia a causa di incidenti o malattie e deve convivere con la sedia a rotelle.

Due poesie che mi hanno spesso fatto riflettere: sono nate come un messaggio di speranza, ma spesso mi chiedo se chi soffre davvero potrà cogliere questo lato positivo e non piuttosto vederle come un invito alla rassegnazione. Motivo che mi ha spesso purtroppo portato, con rimpianto, a non condividerle con chi viveva situazioni difficili o ci ha lasciato troppo presto.

Amare le parole è una sorta di filastrocca, ispirata al grande e spesso dimenticato Gianni Rodari, un funambolo delle parole che ha ispirato i miei primi tentativi di scrittura.

La vita a volte ci costringe a mettere da parte i nostri desideri, a rinunciare a tanti nostri progetti; in Ridatemi i miei sogni l'appello di un uomo che vuole ritrovare la propria strada, mettendo da parte le illusioni per tornare a credere nel futuro.

 

Le poesie in breve — parte seconda

In cima alla montagna è un inno contro la guerra. Alla fine di un conflitto bellico qualcuno pianta in cima a una montagna una croce, fatta con le armi dei caduti e ancora intrisa del loro sangue. Un monumento improvvisato che diventa un simbolo di pace e di speranza per i reduci che tornano a casa. Qualcuno si ferma a pregare per ringraziare di essere ancora vivo, per i compagni morti e "per chi non è tornato/ qualunque la divisa/ che ieri abbia portato".

Speso sentiamo la mancanza di quelli che ci hanno lasciati, Nostalgia è dedicata a parenti e amici che possiamo solo tener vivi nei nostri ricordi, sperando che "siano felici tutti insieme/ nel regno dei santi".

Un vecchio bue offre una rilettura originale dell'evento natalizio, visto dal punto di vista del bue, uno dei protagonisti inconsapevoli dell'evento, spesso lasciato solo nello sfondo nei nostri presepi e nelle consuete narrazioni.

A volte tutte le nostre azioni appaiono inutili, sembra che niente possa cambiare. In Vanità viene espresso questo stato d'animo di rassegnazione, ma anche il desiderio di continuare la lotta, di non adeguarsi e restare sempre fuori dal coro dei compromessi.

Le cronache ci hanno spesso raccontato di persone, popolazioni intere portate via dalle loro terre, segregate e uccise per motivi politici e religiosi. Di loro si cerca di cancellare tutto, anche ogni ricordo. In Sono tornati un sopravvissuto tiene viva la memoria delle persone care scomparse e, contro ogni logica, aspetta con speranza il loro ritorno perché "nessuno è morto/ sepolto veramente, / finché rimane vivo/ nel cuore della gente".

Raccontare cose positive, grandi amori, gesta eroiche è il desiderio di ogni poeta, ma spesso è costretto a mettere in luce, raccontare anche cose negative; sentimenti contrastanti espressi in Il sogno del poeta, che include anche un invito a non abbattersi e a non prendersi troppo sul serio "ridi dei tuoi affanni/ e non farai mai danni".

La vita spesso ci porta a cadere, a finire nella disperazione, da cui da soli spesso non riusciamo a venir fuori; in Fango le persone in difficoltà cercano di rialzarsi insieme, aiutandosi reciprocamente a non ricadere.

Nella poesia Teresa di Calcutta cerco di raccontare la missione verso gli ultimi, l'impegno e l'umiltà di Madre Teresa (oggi Santa Teresa), personaggio importante nella vita della chiesa e del mondo.

Neve rossa ricorda un episodio doloroso avvenuto, se ben ricordo, durante la guerra del Kossovo: un gruppo di bambini furono uccisi da una bomba (o una mina) mentre giocavano a calcio in un campetto improvvisato. Un pensiero per tutte le vittime delle guerre, spesso bambini e donne innocenti, colpevoli solo di essere al loro posto in un mondo sbagliato.

Sul monte degli ulivi è quasi una preghiera, in cui viene riassunta la vita di Gesù, insieme alle paure, ai dubbi che costellano il cammino di ogni uomo. Segue una poesia dal titolo simile, All'ombra di un ulivo, dedicata a don Tonino Bello, indimenticabile vescovo di Molfetta-Ruvo-Terlizzi, presidente di Pax Christi e soprattutto uomo di pace e dialogo. Un ricordo scritto in occasione del secondo anniversario della morte, con un augurio finale "Se un giorno sarò degno/ di entrare in Paradiso / vorrei che il gran portone/ mi aprisse il tuo sorriso".

Folle e Ancora sembrano solo dei giochi di parole: il primo alterna la follia umana e le folle senza volto che seguono il loro folle sovrano, cercando di offrire degli utili spunti di riflessione e una nota di speranza per questo folle mondo; l'altro riflette sul nostro bisogno d'amore, che come un'ancora ci mantiene ancora legati ai nostri sogni.

Non poteva mancare una poesia dedicata alla Speranza, amica sincera e disinteressata che ci accompagna in ogni giorno della nostra vita. Aiutandoci ad andare avanti e "a spargere ovunque/ i tuoi semi d'amore".

Molti scrittori e giornalisti scrivono eroicamente per denunciare le ingiustizie, ma spesso i loro ideali si scontrano con la necessità di vendere il proprio lavoro senza svendersi, restando comunque uomini liberi. In Mercenario emergono i dubbi e i rimpianti di "Una penna mercenaria, / in una stretta gabbia, / tanti castelli in aria/ e dentro ancora rabbia" che cerca di restare libera affinché "del tuo scriver sia/ Dio l'unico sovrano".

"Un uomo che muore, un uomo senza sorriso/ che cerca una donna/ e non rammenta il suo viso" ritratto in Avete mai, poesia che parte da alcuni versi di Ditemelo voi, offrendone una versione alternativa.

Lo scrigno dorato custodisce i nostri amori non corrisposti, quelli per cui a volte siamo costretti a rinunciare alla persona amata, sperando che almeno lei sia felice.

Il tema dell'informazione torna in Scoop dove ci si interroga su un certo tipo di giornalismo urlato, che punta in maniera indegna sulla curiosità morbosa più che sulla completezza della notizia.

Sulla strada è dedicato alle tante ragazze costrette a lasciare la loro casa e a prostituirsi in una terra straniera, usate e disprezzate dai loro clienti, come se fossero solo corpi vuoti. Con l'augurio che il loro dolore possa aver fine, che il loro viaggio possa avere una meta, portare a una vita libera e felice.

A volte Dio si nasconde in attesa che gli uomini lo vadano a cercare; in Senza Dio c'è un personaggio televisivo, una sorta di telepredicatore ateo, che mette in dubbio fede e religione senza rendersi conto che attraverso le sue parole qualcuno ritroverà la fede perduta. E che quel Dio tanto negato non è poi così lontano da lui.

A tutti noi sarà capitato di cogliere un fiore mentre passeggiavamo tra i campi: in Fiore reciso rifletto su quanto questo atto apparentemente delicato e poetico, per il fiore equivalga a una condanna, nonostante i nostri vani tentativi di mantenerlo in vita.

Un modo originale è un piccolo viaggio alla ricerca di un'alternativa alla nota rima cuore/amore, da molti considerata ormai desueta. Ma non sempre quel che si trova ha lo stesso valore; la variante appare nuova, diversa, ma spesso non altrettanto poetica ed efficace.

Tutti conoscono la nota tragedia di Shakespeare Romeo e Giulietta, icona intramontabile dell'amore che non conosce confini e barriere sociali. Tragedia veronese è un mio modesto omaggio a questa storia intramontabile e senza tempo.

La perla rara conclude la raccolta con un messaggio di speranza, un invito a ricercare l'amore, un nuovo progetto di vita.

Spero che questo rapido viaggio tra le mie poesie sia stato di vostro gradimento e magari vi abbia incuriositi e invogliati a conoscerle meglio.

recensione aggiornata il 04/09/2016

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