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Sulla noia esistenziale

(saggio filosofia, breve - per tutti)
Tempo di lettura: meno di 5 minuti
41 visite dal 11/07/2022, l'ultima: 1 settimana fa.
5 recensioni o commenti ricevuti
Autore di quest'opera:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022 (2 quest'anno)


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Sulla noia esistenziale
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Recensioni: 5 di visitatori, 13 totali.
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recensore:
avatar di Giancarlo Rizzo
nwGiancarlo Rizzo
$ sostenitore 2022 (2 dal 2021)

Recensione o commento # 1, data 16:30:27, 12/07/2022
In fin dei conti, la noia non è nient'altro che disillusione.
Magari ti aspetti, che le tue aspirazioni si realizzino oppure che la vita abbia un senso…
Ma la delusione arriva dal ragionamento, non dal sentimento. Ragioni e dici: vale la pena vivere se poi non ne conosci il motivo? Non è il passato che genera il senso di noia quanto il dover affrontare il futuro: è lì che si sente la noia; la noia di vivere.
Tu dici che il presente diventa noioso perché viene confrontato con il passato ma per me il giudizio sul mio passato è utile per lenire la noia che mi assale davanti all'inutilità del futuro.
Almeno del passato ho i ricordi dei sentimenti che ho provato e vissuto e che mi hanno fatto sentire nel bene o nel male vivo.
C'è chi pensa che noi "siamo" il passato e invece io sostengo che noi siamo il risultato del nostro passato solo apparentemente perché invece il nostro IO non cambia nell'essenza ma solo nella memoria di quello che ha fatto. Quello che era, è ancora lo stesso. (E sempre sarà)
È vero che vivere alla giornata, senza preoccuparsi del passato ma soprattutto di quello che potrà succedere nel futuro è il miglior modo di affrontare la vita.

Felicità (un segreto per la), di Giancarlo Rizzo | TXT Document (braviautori.it)

Felice, dalla mia mente
ho cancellato il futuro,
non ho cancellato il passato; (non serve)
ogni qualvolta mi sento in ansia
me la rido nel mio presente.



recensore:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022 (2 quest'anno)

risposta dell'autore, data 17:39:22, 12/07/2022
Vero quello che dici, ma in fin dei conti ogni tuo ragionamento presente deriva dal passato, è solo con questo e da questo metro che può scaturire la noia verso un qualsiasi ragionamento futuro.

Se qualcuno ragiona verso un futuro in termini di noia esistenziale è perché nel suo ragionamento passato sa già di non avere avuto risposta. Ecco quindi che subentra la noia o inutilità data in essere in vita senza un senso riconosciuto tale, visto che ogni forza vitale in noi tende ad una morte di cui però non c'è ne sappiamo fare/dare ragione o risposta (non parlo della paura di essa, ma della sua stessa comprensione in divenire), dato che così ragionando è dal perché della morte in essere (tralasciando quindi il motivo biologico di essa) che vogliamo dare senso e risposta al perché della vita.

Quindi la noia verso il futuro arriva e si protrae comunque nel presente e quindi al futuro, dal passato.

Se tu cancelli il futuro cancelli solo il presente in realtà, quindi vivi solo nel ricordo passato.

Lo stesso ricordo che ti porta poi la noia esistenziale, sia per le questioni già da te comprese, sia per quelle che non lo sono state.

Per logica quindi è il passato che và in qualche modo dimenticato senza però essere cancellato, ma essere quindi cosciente, nel tuo presente stesso, senza però vera memoria o ricordo di esso.

Questo porta ad una nuova (ma su basi passate) riflessione che avviene potenzialmente nello stesso presente/passato di oggi e che va poi "dimenticata" verso quella che verrà nel futuro/presente di domani.

Tutta da riscoprire e ampliare quindi ogni qualvolta se ne pone occasione.

La noia deriva dalle certezze o dai misteri rimasti irrisolti.

Su tutto quello da me scritto in termini riflessivi sul sito, se ci fai caso, la mia visione, veniva di volta in volta ampliata costantemente partendo da quella passata, verso quella presente e così via, questo perché di volta in volta ponevo dubbio (da te provocato) e riflessioni da questo derivate, sulle precedenti mie certezze, quindi "dimenticandomi" di queste, sono riuscito ad andare avanti nella stessa comprensione con una visione più ampia sulle questioni poste, usando e adoperando una logica attiva nel presente e non, o non solo, basandomi su quella retroattiva del passato.

Non so se è chiaro il concetto che voglio esprimere.



recensore:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022 (2 quest'anno)

risposta dell'autore, data 18:46:37, 12/07/2022
Questo poi spiega perché sulle questioni filosofiche almeno, non ci sono stati più grandi passi in avanti, dal momento che studiando a fondo i ragionamenti passati ci si risponde a sé stessi solo citando o consolidando questi stessi, senza mettere quasi mai in gioco una logica attiva al/sul presente, quindi di nostra stretta appartenenza e applicazione, di cui esse possono anche farvi ora parte, ma devono esserlo però solo dimentichi di loro stesse, assorbite cioè nel proprio personale ragionamento, affinché esse poi, diventate ora nostre, si possano poi evolvere e ampliare sul presente e non rimanere ferme solo sul proprio stato in essere e comprensivo inerente al loro stesso passato. Adesso forse è più chiaro.



recensore:
avatar di Francesco Pino
nwFrancesco Pino
$ sostenitore 2021

Recensione o commento # 2, data 23:12:30, 12/07/2022
Mi attacco alla premessa. Se trovo pienamente condivisibile il tuo scritto applicandolo al singolo, non sono d'accordo sull'applicazione al rapporto di coppia. Io non vedo la coppia come due singoli, ma come un'unica entità frutto del compromesso/fusione tra le due parti. In quest'ottica, l'entità composta dal binomio non può prendere per buone le esigenze o propensioni del singolo. Il futuro sarà inevitabilmente diverso.



recensore:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022 (2 quest'anno)

risposta dell'autore, data 11:36:19, 13/07/2022
Grazie per la tua puntuale recensione Francesco. In questo caso dal mio punto di vista dato dalle diverse esperienze da me provate su questo, posso per quel che mi riguarda affermare che non esiste "fusione" non esiste "uno" nella coppia ma due. Due diversi modi e mondi, di intendere sia se stessi che il mondo circostante. Due modi che trovano un loro equilibrio, un loro essere parte di condivisione nella coppia, solo tramite continue e alternate concessioni e negazioni di sè all'altro. Diversamente dal passato, con mia moglie nutro e condivido in queste diversità, comunque presenti, un pensiero ed un approccio alla vita assai simile, quindi non la stessa strada sovrapposta, ma due parallele che al momento continuano a procedere nella stessa direzione posta autonomamente da entrambi. In casa senza nemmeno deciderlo, ma venuto naturalmente, ci siamo ritrovati per dire a non avere nessuna nostra foto, nemmeno della nostra bambina che ora ha 5 anni. Questo non significa che però lei a differenza mia ha una caterba di foto sia nostre che di nostra figlia sul cellulare. Vedi due modi di porsi simili su determinati aspetti od eventi, ma non fusi in un unico ambivalente modo di intendere la questione. Il convogliare quasi totalmente se stessi verso un sentimento per un altra persona, se veramente fatto, non è salutare ne per se stessi né verso chi si ama. Se da due diventa uno la coppia, se si crea una singola entità, poi chi avrà il controllo esclusivo su di essa sarà la personalità predominante di uno dei due. Quello che concediamo verso l'altro di noi ha sempre una sua forma di egoismo celata, in realtà lo facciamo per noi stessi, il bene dell'altro è il nostro bene. Questo può portare a due diverse, ma ambedue problematiche conclusioni. La prima è quella che ho detto poc'anzi, cioè una sorta di forma di controllo nella coppia da parte della personalità più rilevante, la seconda è una sorta di equilibrio molto instabile, ma dove uno soffrirà sempre dato che donando o concedendo il 100% di se stesso, sicuramente non sarà poi ricambiato alla stessa misura data. Questo nel tempo porta a una illusione prima e ad una disillusione molto forte poi. Ho affrontato lo stesso tema in una mia riflessione scritta quasi 20 anni fa che ti propongo di leggere se ti interessa l'argomento in essere della coppia. Grazie ancora del passaggio Francesco alla prossima.

sempre-pronti-a-dire-io.html



recensore:
avatar di Namio Intile
Namio Intile
$ sostenitore 2022 (5 dal 2019)

Recensione o commento # 3, data 10:57:52, 13/07/2022
Il passato non è solo il tempo che è stato: è anche il tempo che non è più. Questa negazione (da te percepita e da cui ti difendi come hai descritto) penetra nel tempo e trova la sua espressione nell'oblio. E l'oblio non è certo invenzione recente. L'oblio infatti non è un difetto della nostra memoria, né un principio di economia, ma la grande regola del passato senza di cui la vita non potrebbe esprimere un presente, né progettare un avvenire. Nell'oblio il passato diventa indifferenziato e le esperienze si consegnano a quella memoria corporea che non è il ricordo ma l'abitudine, grazie a cui la nostra condotta è automaticamente selezionata e individuata. Ma là dove il passato non è superato in quel comportamento abituale che collabora con l'avvenire, la nostra libertà viene trattenuta in uno sguardo retrospettivo dove il rimorso, il rimpianto e il ricordo si propongono in quelle modalità ossessive che assediano il presente e impediscono il futuro. Ecco quindi la forza dell'oblio, un modo per superare il passato come negazione del presente e permetterci di viverlo in libertà in funzione del futuro.
L'oblio può considerarsi dunque una sorta di stato di equlibrio tale da permetterci di vivere senza essere schiacciati da ciò che è stato. L'oblio cerca disperatamente il protagonista del mio racconto in gara e oblio che non riesce a raggiungere, perché il peso dei rimorsi, dei rimpianti, dei ricordi innescano un processo afflittivo che gli impedisce di vivere.
Insomma, Gabriele, come molte altre volte ho avuto modo di scrivere arrivi per conto tuo (in modo a volte confuso e arzigogolato) laddove tanti altri sono già stati.
Già di per sé solo un motivo di speranza.
Un saluto



recensore:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022 (2 quest'anno)

risposta dell'autore, data 12:09:08, 13/07/2022
Grazie Namio per il bell'intervento, concordo con quello da te scritto, ma non credo sia solo questo, Io penso che il volere "cristallizzare" una determinata riflessione partorita da una mente passata seppur grande e sapiente, nel presente sia un errore che troppi filosofi fanno oggi nella loro stessa materia di studio. Anche Galimberti per dire, di cui penso nutriamo ambedue stima, tende a ripetere direi quasi spasmodicamente i concetti che vuole esprimere non tramite un suo personale nuovo pensiero, ma da un pensiero formulato e derivato in gran parte da studio (soprattutto dei grandi filosofi greci) che però è palese che per quanto possa essere ancora attuale e centrato all'oggi, non deriva nel suo essere poi riproposto da una sua stessa riflessione a riguardo, un dubbio posto su essi o sulla questione poi espressa nei suoi libri. Cioè lui parte da un presupposto già fermo e studiato e solo da questo immutabile pensiero adegua poi la sua riflessione. Questo seppur centrando l'obbiettivo proposto nel divulgare un cospicuo sapere filosofico, non sposta però di nulla sul presente questo stesso sapere o intuizione già in essere passata. Io non ricordo praticamente nulla di quello che ho letto sul suo libro "psiche e tecne" per dire, salvo forse una o due affermazioni che mi hanno veramente colpito, concetti da me anche già intuiti prima sotto altra forma, ma nel leggerli, nel ritrovarli poi così ben scritti, li ho solo interiorizzati ancor meglio dentro al mio ragionare senza rimanere così influenzato da chi questo ragionamento lo aveva anche a suo diverso modo già fatto. Tantissime volte come dici mi ritrovo a leggere in questi libri le stesse conclusioni a cui io stesso prima o procedendo nella lettura, sono giunto e giungo ad avere, questo senza mai leggere o studiare nel dettaglio Galimberti, Platone, Cartesio ecc. Di cui anche ora nonostante abbia poi nel tempo letto più volte le loro riflessioni tramite i vari riporti fatti degli stessi su altri libri come quelli di Galimberti, in realtà non ho nessuna memoria data a riguardo degli stessi. Questo perchè se anche trovavo qualche aspetto rilevante in essi, cercavo poi immediatamente di farli confluire e filtrarli tramite un mio successivo ragionamento affinché perdessi immediatamente la sudditanza su tali concetti espressi, facendoli diventare semplicemente miei, dopodiché non ci ripensavo o riflettevo più sopra, li dimenticavo in questo da te definito oblio, senza però che venissero cancellati in essere dentro di me o dalle mie eventuali successive riflessioni. Questo lo dico, non perché mi creda chissà chi, chissà quale genio incompreso, semplicemente ho adottato un sistema che mi permette nel presente in modo attivo quindi di ragionare sulle questioni poste, senza andare a pescare o ripescare le risposte già date od espresse su carta in passato, forse procedendo in questa maniera, non solo io, ma chi di dovere, potrebbe anche avanzare nella propria coscienza di essere, senza rimanere sempre in qualche modo ancorato a chi è già stato e ha già oltremodo compreso se stesso in passato.



recensore:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022 (2 quest'anno)

risposta dell'autore, data 13:42:34, 13/07/2022
Tradotto in maniera schietta io ho, o posso avere avuto intuizioni seguite da riflessioni che poi mi sorprendo (anche peccando di orgoglio come normale che sia) nel ritrovare poi riportate anche paro paro su diversi libri di filosofia o psicologia, questo senza avere mai avuto però nessuno studio di settore o della questione posta, che non sia il semplice vivere e comprendere al meglio me stesso.

Al contrario noto spesso però che su gran parte di questi libri più che un proprio ragionare attivo sulla questione, ritrovo per lo più riferimenti o spiegazioni date ed esposte, sempre o quasi derivate però da pensieri venuti o pervenuti non nel presente di chi scrive, ma nel passato della storia umana e dalle sue grandi menti.

Io mi chiedo, se noi citiamo sempre Platone per comprendere i concetti filosofici, Platone non potendo autocitarsi, per fare altrettanto, per comprendere all'epoca gli stessi concetti da lui compresi, doveva nel suo presente avere o riuscire ad avere le sue numerose intuizioni e deduzioni che poi sono giunte fino a noi, senza bisogno di citazioni dovute. Così grazie a questo è progredita nel tempo anche l'umanità e il sapere della stessa su se stessa, ma poi ci si è in qualche modo fermati a queste stesse conclusioni, a un certo punto, soprattutto nell'epoca moderna, si è iniziato a riproporre solo concetti già stati a suo tempo espressi e compresi. Però così facendo diventa solo un esercizio di poco peso a mio giudizio, apporta si molta conoscenza, ma non porta e non porterà a nuova coscienza.



recensore:
avatar di Namio Intile
Namio Intile
$ sostenitore 2022 (5 dal 2019)

Recensione o commento # 4, data 15:33:21, 13/07/2022
Ma nessuno ti constringe a citare, Gabriele.
Tu prendi sempre come metro di giudizio Galimberti. Ma a mio avviso ti affidi all'esempio più sbagliato. Galimberti è originale solo in Psicologia e Fenomenologia, e lì non cita nessuno. Altrimenti le sue opere sono una via di mezzo tra la divulgazione e il manuale aperto a tutti e come tali, con tutte le citazioni necessarie, queste opere vanno lette.
Galimberti non vuole essere originale, non edifica ex novo un sistema di idee.
Ma di filosofi originali costruttori di complessi ideologici il Novecento, non ti sto a parlare di filosofia scolastica, ne ha avuti a dozzine. La scuola di Francoforte, l'esistenzialismo, il neo positivismo e via discorrendo.
Se ti metti in mano un'opera di Husserl, di Benjamin, di Adorno, di Lacan, di Sartre, di Wittgenstein, di Merlau-Ponty, di Deleuze e Guattari, di Anders, ma anche del nostro Severino citazioni stai sicuro non ne troverai o saranno ridotte all'osso. Il che non significa che loro partiranno da zero, perché nemmeno Platone o Eraclito partivano da zero. Significa che in loro esiste già ciò che già è stato elaborato e provano a dire qualcosa di nuovo su ciò che alla fine è sempre lo stesso: l'uomo e il suo mondo.
Per dire qualcosa di nuovo a mio avviso bisogna aver introiettato ciò che già è stato per proiettarsi nel futuro.
Una delle pagine più belle che abbia mai letto è la rivisitazione del Mito della Caverna platonico da parte di Heidegger.
O il mito di Ulisse e le sirene di Adorno.
Oppure il Ricominciare da Parmenide di Severino. Ecco, ricomincia dal Parmenide di Severino.
Perché se non conosci il passato il rischio è quello di ripercorrere strade già battute e magari abbandonate senza neanche accorgersene.
Il mio è solo un consiglio, prendilo come tale.
Io mi sono avvicinato alla filosofia da vecchio dopo averla lasciata al liceo e essermi dedicato al diritto.
Anni fa ho preso un vecchio manuale di filosofia del liceo e ho provato ad aprirlo. Leggere l'Estetica di Hegel era più facile che leggere l'Hegel ricostruito dall'autore del manuale. davvero illegibile.
Per dirti che l'acqua alla fonte è più cristallina e pura di quella che trovi aprendo il rubinetto. È la medesima acqua, ma non più la stessa.



recensore:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022 (2 quest'anno)

risposta dell'autore, data 18:27:11, 13/07/2022
Cito Galimberti perché di filosofia ho letto prevalentemente i suoi testi, qualcosa di Schopenhauer e qualcosa di Heidegger. Nient'altro, il resto lo conosco (ma non lo ricordo minimamente, come gran parte anche dei suddetti saggi letti, semplicemente per curiosità e passione, ma subito poi come detto, solo interiorizzati o compresi sul loro diverso, o più o meno simile, punto di vista rispetto al mio) solo da citazione di quest'ultimi. Non ho letto nulla di specifico né dei classici greci, né di quelli latini. Sento però in giro da chi studia filosofia e non, solo un gran citazionismo, sono stato ad un paio di divulgazioni e non ho sentito mai niente di particolarmente intuitivo, spiazzante o rivoluzionario. Di quelli poi mainstreamin o in voga oggi non ne parliamo, i vari Diego Fusaro e compagnia bella per intenderci. Di psicologia/psichiatria invece ho letto due o tre libri di Eugenio Borgna (molto belli). Il resto tutti libri (parecchi) di narrativa di ogni genere, partendo dalla classica russa, americana ed europea, e numerosi libri di poesie dei più disparati autori, famosi o meno che siano. Quindi quello che ho scritto sulle citazioni è principalmente dovuto alle letture di Galimberti, dove il citazionismo usato per quanto bello e sapiente sia, la fa però da padrone. Leggerò con piacere i testi da te consigliati. Grazie Namio.



recensore:
avatar di Giancarlo Rizzo
nwGiancarlo Rizzo
$ sostenitore 2022 (2 dal 2021)

Recensione o commento # 5, data 15:48:30, 13/07/2022
Questo tuo "strano" modo di vivere il presente senza trascinarti dietro il passato nelle sue materialità ( foto, ricordi, promesse, ecc.) dapprima mi ha stupito perché è esattamente il contrario di come vivo io. Probabilmente il motivo è quello narcisistico dell'amore per me stesso, quello che deriva dalla concezione del valore dell'Io come riferimento assoluto che mi ha portato a difendere il ricordo di ogni attimo della mia vita passata ( potrei scrivere 10 libri sulla mia vita).
A te basta sapere chi sei ora; il mio hobby invece è quello di ricordare il meccanismo che mi ha fatto diventare come sono ora. Tu non conservi i mattoni del passato: sai che sei il muro, ma non mi sembra che tu ricorra alla rimozione o oblio per poi doverne soffrire. A me piace invece sapere come è stato costruito. Però non vedo motivi di contrasto o alternativa esistenziale.
Per quanto riguarda la cultura e mi riferisco al riferimento della filosofia, sono d'accordo con te e so che istintivamente ho sempre sopportato con fastidio le discussioni con chi in premessa portava " le citazioni" per avvalorare le propri tesi. Mi sono sempre chiesto con diffidenza se le riflessioni che sentivo esprimere erano veramente originali ( intimamente condivise) o solo banalmente riportate.
Non credo però che cancellare il passato nel modo in cui stai dicendo, sia l'unico modo per essere liberi dal suo condizionamento. Con una continua attiva consapevolezza del proprio essere è possibile produrre nuova conoscenza per ciascuno; pazienza se poi scopriamo che altri hanno raggiunto le nostre stesse conclusioni e non siamo troppo originali. Anzi meglio.
Potrei arrabbiarmi,
e invece me la rido.
Dopo tutta la fatica
che ho fatto nelle vita
per capire come stanno
veramente tutte 'e cose
e alla fine che ho capito
e ne sono soddisfatto,
guardo intorno e vedo che
tutti sapevano
tranne me.
tutti-tranne-me.html



recensore:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022 (2 quest'anno)

risposta dell'autore, data 18:11:38, 13/07/2022
Si hai centrato non né soffro, anzi almeno mi libero un po' per non avere troppo su cui riflettere, dato che tendo a farlo continuamente su ogni cosa che cattura la mia attenzione, dalle più banali (che spesso racchiudono poi tante verità), alle più "critiche" come il senso della vita (a cui a mio modo e almeno per quel che mi riguarda, superato il concetto o dubbio su una possibile vita dopo la morte, tramite quello che per logica deduttiva ho poi compreso e ho battezzato "inganno dell'io", tolto questo velo, ho saputo dare poi facilmente una reale e quantomeno personale risposta logica a questo).

È esattamente come dici, mi basta sapere di essere il muro o la costruzione che continua a crescere di giorno in giorno nel suo tempo e nel suo spazio, mi basta sapere chi sono oggi, non è così importante per me il come (di cui comunque ho sempre coscienza in me) ci sia diventato. Poi questo meccanismo tra coscienza/conoscenza e "dimenticanza" vale per me, ognuno è giusto che trovi il suo per riuscire a rimanere attivo ma anche in pace verso sé stesso, così per come poi tende a essere o ritrovarsi in essere.
Comunque ottima analisi Giancarlo, l'unico appunto è che non cancello, metto semplicemente da parte tendendo a non ricordare niente di superfluo né di troppo specifico, in maniera da doverlo ogni volta poi ripensare attivamente o riportarlo al pensiero senza troppa "noia" nell'esserne già consapevolmente cosciente o incosciente che sia.



recensore:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022 (2 quest'anno)

risposta dell'autore, data 19:06:18, 13/07/2022
Ringrazio entrambi, e anche tu Francesco, per questo bello scambio di opinioni. Credo che questo sito sia la mia condanna tanto quanto risulti una salvezza. Di sicuro offre la possibilità di aprire belle iniziative e scambi tra diversi pensieri e opinioni, a volte anche di un certo peso, su temi e logiche simili, così come spesso molto distanti tra loro, cosa che oggi non è né scontata, né tantomeno così semplice comunque da trovare. Grazie a tutti.





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