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Vuoi davvero "essere" per sempre?

(saggio filosofia, breve - per tutti)
Tempo di lettura: meno di 5 minuti
27 visite dal 15/09/2022, l'ultima: 3 settimane fa.
2 recensioni o commenti ricevuti
Autore di quest'opera:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022 (3 quest'anno)


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Recensioni: 2 di visitatori, 6 totali.
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recensore:
avatar di Giancarlo Rizzo
nwGiancarlo Rizzo
$ sostenitore 2022 (3 dal 2021)

Recensione o commento # 1, data 17:07:07, 15/09/2022
Non so se lo fai apposta per provocare ma il tentativo di confondere le cose è a dir poco ingenuo.
Intanto distinguiamo, come tu stesso fai, vivere ed esistere. Non puoi confondere due concetti assolutamente diversi nelle tue spiegazioni.
Come sai vivere è legato alla vita fisica, al nostro universo nel nostro spazio-tempo. Finito, chiuso, limitato. Inizio- fine, nascita-morte. Movimento energia-materia. Eccetera.
Come ben sai, da millenni, pensatori insigni hanno definito le caratteristiche principali dello spirito-divino. E tutti arrivano alla tua definizione-descrizione UNO-onnipresente, onnisciente, infinito, eterno, ecc.
E tu arrivi ora a sfottere dicendo: vorreste essere dio, o preferite vivere la vostra vita sentimentalmente vera dove c'è tutto da provare, sentire, osservare, percepire o comprendere?
La domanda sottintesa è ingenua: vuoi vivere come spirito dopo la morte?
E tu suggerisci che, siccome "spirito" è sempre stato associato a Dio, la gente speri di diventarlo?
Tutti quelli che ci credono ti dicono che le cose non stanno così. C'è il paradiso ma c'è il purgatorio (per breve tempo) e c'è anche l'inferno, tutti eterni.
In verità hai tentato una descrizione dello spirito ricavandola da antiche riminiscenze religiose diffuse tra qualche miliardo di persone ma assolutamente non scientificamente provate.
Nessuno vorrebbe vivere per sempre (soprattutto dovendo fare la spesa tutti i giorni).
A tutti piacerebbe esistere in un modo che la propria fantasia potesse costruire felicità senza spazio, tempo, movimento… essere solo istantaneamente e eternamente felicità.
Ma che domande fai?



recensore:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022 (3 quest'anno)

risposta dell'autore, data 17:26:30, 15/09/2022
Ciao Giancarlo, sinceramente non mi riferivo solo ad un aspetto associabile prettamente o solo a Dio. Allora, mettiamo che tu vorresti essere presente dopo la morte sotto forma di solo spirito (slegato dal concetto religioso), perciò saresti ovviamente senza tempo e senza uno spazio definito (altrimenti non saresti spirito, ma materia), ecco io da questo deduco e quindi affermo per logica che tu semplicemente potresti solo essere in questo stato, senza però nulla che presenti in questo tuo esserlo, movimento, quindi, nessuna fantasia, nessuna felicità, nessuna emozione, nessuna osservazione, nessun "vivere" coscientemente, quindi emozionalmente e sentimentalmente in/da te provato o percepito possibile in questo stato tale di solo essere. Tutto qui. Non mi pare di avere sfottuto nessuno, è un ragionamento fatto solo seguendo logica, quindi o mi spieghi un motivo per cui non dovrebbe essere logico il mio ragionamento, oppure se non hai obiezioni in merito che vadano a confutare il discorso, ne dai semplicemente conferma della sua attendibilità.



recensore:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022 (3 quest'anno)

risposta dell'autore, data 17:36:42, 15/09/2022
Se tu associ la tua consapevolezza o una qualsiasi speranza o forma di essa da te intuita oggi ad uno stato spirituale, sei tu che infatti non distingui l'esistenza, cioè solo l'essere, da un vivere, cioè l'essere in divenire.

Io con tutto il testo non facevo altro che rimarcare infatti la differenza tra i due stati.

Quindi se tu puoi pensare ad uno stato in essere spirituale, già sbagli in partenza a porti pensando o riflettendo (anche tramite una qualsiasi forma data o da te raggiunta e infine compresa di coscienza o consapevolezza) sotto questi termini, ad esso. Questo perché evidentemente lo stato spirituale non contempla in sé, né pensiero, né intuizione, né coscienza, né consapevolezza, né tantomeno immaginazione. Cioè caschi nella tua stessa obiezione di fatto.

Tu se questo stato dopo la morte divenisse reale sotto forma spirituale (che è già un controsenso terminologico) se lo potessi essere, lo potresti essere, e lo saresti, senza potere e dovere inutilmente ipotizzare assolutamente nulla di logico, reale, concreto o puramente astratto, oggi, dato che ogni definizione, intuizione, pensiero ecc vengono dal tuo stato percettivo di movimento. Capisci il paradosso?



recensore:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022 (3 quest'anno)

risposta dell'autore, data 17:44:44, 15/09/2022
Se invece ti riferivi al "vivere" del titolo, c'è un motivo per cui ho messo le virgolette infatti, la domanda è ovvio che era posta provocatoriamente.

Poi nel testo cercavo di spiegare la differenza tra le due cose tra un esistenza di tipo vissuta, e il solo esistere in infinito, eterno, Dio, Spirito, Tutto, Nulla, Vuoto Assoluto o qualsiasi altra definizione in esso piazzata risultante di nostro più gradimento, in realtà quindi il discorso è valido associato ad ogni forma contemplata in essenza associabile ad un concetto o definizione di spirito in essere, religioso, divino o meno che sia, perciò anche al tuo odierno, o all'epoca, quello che era il mio.



recensore:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022 (3 quest'anno)

risposta dell'autore, data 18:41:04, 15/09/2022
Quello che invece io deduco infatti a parte la istantanietá di ogni fattore in essere, non è ciò che l'essere spirituale è o possa essere, cosa comporta, ma solo ciò che sicuramente non comporta, altrimenti noi potremmo già comprenderlo oggettivamente in essere oggi stesso, chiunque di noi.

Se esso presentasse anche solo una possibile forma di coscienza o consapevolezza e quindi comprensione emozionale/sentimentale poi in essere, legata indissolubilmente al nostro comprendere, quindi a tutto ciò di cui noi abbiamo oggi o tra venti miliardi di anni a venire (è ininfluente su questo aspetto l'evoluzione infatti, non essendo questa una "conoscenza" in evoluzione e quindi in movimento), una qualsiasi conoscenza, coscienza, o consapevolezza, conscia od inconscia che sia su questi aspetti, quindi pervenuta comunque da un movimento e perciò comprensione sia da parte del sé o anche solo del proto sé, noi lo avvertiremo già oggi oggettivamente.

Quindi se non puoi dirmi cosa è in essenza o cosa comporti essere lo spirito, puoi proprio da questo dedurre solo che cosa in caso, sicuramente non sia. Tutto ciò che tu comprendi, sia da te stesso che dalla realtà, cioè movimento.

Ma se è fermo, non puoi poi più associare ad esso nulla che proviene ed ha origine da questo stato in movimento che esso evidentemente non presenta essendo fermo in ciò che è. Quindi tutto ciò che tu puoi attribuire ad esso sotto qualunque aspetto o definizione sia. Lo stesso vale per tutti i concetti che si parli di Infinito, Eternità, Dio, Spirito, Nulla, Vuoto Assoluto ecc. Tutti concetti che non implicano in sé per definizione, movimento, cioè energia, materia e quindi anche vita, con tutto ciò che essa ha portato in essere, coscienza, conoscenza, immaginazione, intuizione, consapevolezza, tutto ciò che siamo. Per questo poi vengono per logica a decadere a cascata ogni forma percepita e quindi compresa o solamente anche vissuta ( quindi sempre dovuta a movimento) di essi, associata poi a qualsiasi fede, dubbio o speranza su questo posti. Perché ogni cosa che venga da noi, o è in noi, è, come tutta la realtà intorno ed esterna (universo) a noi, movimento.



recensore:
avatar di Giancarlo Rizzo
nwGiancarlo Rizzo
$ sostenitore 2022 (3 dal 2021)

Recensione o commento # 2, data 21:23:46, 15/09/2022
Veramente sono io che ho voluto sfotterti prendendo con ironia il tuo testo come provocazione. Perdonami ma so benissimo come la pensi e conosco bene tutte le argomentazioni che poni a sostegno della tua convinzione. Le conosco e le reputo assolutamente coerenti e condivisibili se accetto il presupposto su cui si basa: essendo noi fatti di materia, tutto quello che possiamo immaginare, pensare, sentire, eccetera, è frutto della materia che con lo spirito non ha nulla in comune. Se anche i nostri pensieri, la nostra arte, la nostra intuizione, sono frutto diretto di ciò che si tocca ( nel senso di san Tommaso) nulla ci potrà spiegare l'esistenza dello spirito.
Il problema è che se nessuno potrà mai sapere di che si tratta e quali sono le sue caratteristiche, perché allora si può affermare che non esiste? Chi può definire in cosa consiste? Chi può dire se è eterno e infinito? Quello è lo spirito dei religiosi. E tutte le loro definizioni mi sono indifferenti anche perché troppo legate alla loro storia.
Io sono convinto che esiste qualcosa che non rientra nelle definizioni che noi possiamo dare con la nostra coscienza. Anche se so che la mia intuizione è spiegabile come frutto di un'illusione generata comunque dalla materia, ritengo che quella non sia necessariamente l'unica spiegazione. Lo sarebbe se fossi sicuro che il mio essere vitale sia solo ed esclusivamente materia. Ma è proprio questo che non mi convince: non sono chiare tutte le spiegazioni che gli scienziati attualmente ci propinano.
E fino a prova contraria il dubbio è perfettamente logico come lo è la certezza soggettiva di miliardi
di persone che credono nelle favole o come lo è la certezza nelle dimostrazioni "scientifiche".
La logica si basa sulla natura umana, sul modo di connettere dei neuroni che non vedono altro o non possono vedere altro. Chi dice che i neuroni hanno ragione? Possono dirlo solo altri neuroni. La cosa mi puzza!





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