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I diversi nomi di Dio

(saggio filosofia, breve - per tutti)
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43 visite dal 13/02/2022, l'ultima: 2 settimane fa.
7 recensioni o commenti ricevuti
Autore di quest'opera:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
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Incipit: Siamo davvero convinti di avere o conoscere una verità assoluta?


I diversi nomi di Dio
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Elenco Tag dell'opera:
#dio(56)    #filosofia(36)    #nome(7)    #uomo(73)    #essere(30)



Recensioni: 7 di visitatori, 19 totali.
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recensore:
avatar di Giancarlo Rizzo
nwGiancarlo Rizzo
$ sostenitore 2022 (2 dal 2021)

Recensione o commento # 1, data 15:37:28, 13/02/2022
Premesso il pieno rispetto del diverso pensiero altrui. Pensiamo ai fatti: l'Uomo, questo essere così fragile che rischia continuamente di perdere la vita e di soffrire, è atavicamente spaventato. Quello che non capisce viene "divinizzato" per un meccanismo mentale psicologicamente naturale e da sempre l'uomo crede in dio, o dei, perché questo ne spiega il mistero. Da qui nasce la religione e ovviamente ogni popolo costruisce la propria in funzione della cultura, diversa da paese a paese, da epoca a epoca. Mi sembra evidente che la fede nel proprio dio, essendo una cosa seria legata alla propria esistenza, sia per ciascuno la base su cui costruire la propria cultura e da questa la propria civiltà. Difendere la propria fede significa difendere i valori su cui si basa la società di ciascun popolo e attaccare la fede degli altri è naturale esercizio di preventiva difesa del proprio. A questo punto il valore della religiosità perde il significato filosofico esistenziale e scende alla stregua di altri valori quali la politica, l'economia, ecc. fino alla necessità della guerra. La religione costituita diventa solo un pretesto. Tornando al punto fondamentale, se le persone smettessero di avere paura dell'ignoto, tutta l'aggressività svanirebbe. Non si tratta di arrivare alla conoscenza universale; si tratta solo di non avere paura di quello che dobbiamo ancora scoprire. Per esempio, se non ho paura della morte, non ho bisogno di "credere" in una verità svelata da chissacchì. Posso fare delle ipotesi ma so per certo che sono solo ipotesi, come lo sono le verità scientifiche che ogni volta vanno perfezionandosi. Non ho bisogno di difendere il "dubbio"; non serve. E se devo fare la guerra per mangiare non la faccio in nome di Dio. Resta il problema: come possiamo vincere la paura dell'ignoto?



recensore:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022 (2 quest'anno)

risposta dell'autore, data 16:35:45, 13/02/2022
Ciao Giancarlo, allora se per ignoto intendi cercare o trovare risposte alle nostre domande esistenziali, penso che di questo ne abbiamo già ampliamente e più approfonditamente parlato nei commenti sotto "Principio e fine dell'Io" che invito a leggere se qualcuno fosse interessato a questa tematica, comunque in questo caso convengo pienamente con te quando dici che le persone dovrebbero smettere di avere paura dell'ignoto o di avere comunque paura di quello che ancora va scoperto, solo su questo ultimo passaggio invece mi trovo un po' distante da te, dal momento che come già più volte detto certe cose come leggi fisiche ancora ignote o altro, ( come anche eventuale vita al di fuori del nostro pianeta ecc.) certo che potremo e sicuramente riusciremo a scoprire e poter così rispondere ad ulteriori perché, ma questa conoscenza a mio parere si blocca e ci è preclusa totalmente se poi si parla di qualcosa di oltre le leggi fisiche o matematiche, cioè a tutto quello che è oltre la nostra portata umana. È qui che secondo me sta il punto, nel cercare si risposte a quello a cui possiamo rispondere, ma al contempo di capire e accettare in noi stessi i nostri stessi limiti, fin dove poter spingere queste domande. Innumerevoli generazioni hanno vissuto le proprie vite ponendosi domande e cercando risposte e così siamo arrivati all'oggi. Passi da gigante nelle scienze e tecniche, totalmente all'oscuro e avvolti ancora dal mistero più profondo i vari perché esistenziali.Su questo siamo solo un pelino sopra i greci dove gli dei rappresentavano aspetti e fenomeni legati molto alla natura, ma essendo anche la natura parte dello stesso creato anche li alla fine torniamo sempre allo stesso punto andando sempre più a ritroso con la domanda stessa (natura, pianeta, universo e poi arriva il grande punto interrogativo). Questo dovrebbe farci riflettere su molto di quello che possiamo e dobbiamo continuare a chiederci, ma allo stesso tempo comprendere anche quelli che sono i nostri limiti ed accettarli in serenità, senza paura. Quindi la risposta alla tua domanda per me può essere solo una accettare serenamente i propri limiti umani, cioè il grado di piena coscienza e conoscienza in cui umanamente possiamo spingere il nostro sapere e la nostra sete di sapere.



recensore:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022 (2 quest'anno)

risposta dell'autore, data 16:54:22, 13/02/2022
Questa serenità nell'ammettere i propri limiti senza per questo averne paura chiaramente è un lavoro ed un processo interiore personale, se prendiamo tutta l'umanità in toto non sarà mai disposta ad ammettere che esiste un limite al proprio sapere o ricerca di sapere, soprattutto su questi argomenti.



recensore:
avatar di Giancarlo Rizzo
nwGiancarlo Rizzo
$ sostenitore 2022 (2 dal 2021)

Recensione o commento # 2, data 19:51:14, 13/02/2022
L'argomento non era "i limiti del sapere" ma le religioni. Resta il problema: come possiamo vincere la paura dell'ignoto? Un modo è la fede cieca in una religione qualsiasi che spiega tutto quello che non capisco e che mi dà certezze e serenità. L'altro modo è quello della consapevolezza del sé. Lungi dallo spiegare quello di cui posso avere paura, ne toglie l'effetto rendendo razionale la motivazione dell'esistenza. Comunque viviamo in un mare infinito e non vedo limiti all'orizzonte. Quando li vedrò ci penserò.Ciao.



recensore:
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nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022 (2 quest'anno)

risposta dell'autore, data 20:54:55, 13/02/2022
Se si ha solo fede cieca in una religione non è fede ma lavaggio del cervello, anche chi si reputa vicino a Dio anzi soprattutto chi è più vicino a Dio continua sempre ad interrogarsi dentro di se per fugare i dubbi che l'Io continuamente pone. Chi invece ha solo consapevolezza di se può al massimo arrivare a non aver paura della morte ma è e sara sempre preda della paura in vita o di un senso di smarrimento per ciò che la sua mente non può contemplare. La giusta via secondo me è la consapevolezza di se e dei propri limiti, unita ad una fede personale che ognuno di noi può vivere come la sua verità, cioè il suo personale "post Io", ma accettando tale anche quella dell'altro nel suo vedere a sua volta le cose diversamente.



recensore:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022 (2 quest'anno)

risposta dell'autore, data 21:45:42, 13/02/2022
Che poi scusami Giancarlo, tornando un secondo sul fatto dei limiti di comprensione umana, seguendo il tuo stesso ragionamento che hai espresso più volte nei commenti, hai detto che la percezione del mondo e del reale termina insieme al tempo della vita di ognuno. Questo però significa anche che se uno in questo arco di tempo (la sua vita) non riesce a dare una risposta ai perché esistenziali, insieme ad altri sette miliardi di persone in vita insieme a lui in quel momento, questo a mio parere è di fatto sia il suo limite personale come il limite di tutta l'umanità insieme a lui. Se tu dici però in futuro chissà a cosa potremo trovare risposta, bisogna continuare sempre a cercare, giusto però questa è solo un'ipotesi o fede riposta in qualcosa (nell'umanità) che comunque in ogni caso non farà più parte della tua realtà. Questo si è sempre ripetuto in tutta la storia dell'uomo e questo a mio parere è l'unico dato di fatto all'oggi certo, come altrettanto certo è che l'uomo umanamente parlando non si sia mai evoluto di una virgola nel profondo di se stesso in tutta la sua storia (ho guardato proprio ora un documentario sul genocidio di una tribù in Africa nello stato del Ruanda nel 1996, si stimano dalle 500.000 a 1 milione di morti in 100 giorni di guerra civile tra due tribù opposte, con il tacito benestare della Francia che aveva appena rifornito e venduto allo stato e ai guerriglieri armi e arsenale bellico oltre all'uso comune in quelle zone di machete, il tutto accompagnato anche da stupri di massa su donne e bambine e torture varie. Tutto questo senza che l'ONU muovesse un dito, salvo uno sparuto gruppo di caschi blu che difatti denunciava e faceva pressioni per evitare l'ecatombe poi verificatosi chiedendo aiuti rimasti inascoltati o almeno una seria presa di posizione, salvo poi, a cose già successe, salvarsi la faccia mandando aiuti umanitari e qualche aiuto militare, il tutto con praticamente nessuna testata giornalistica dell'epoca che ne dasse notizia o quantomeno reale importanza, poco dopo la stessa ONU ha inviato la bellezza di 6.000 militari sul fronte Jugoslavo però). Perdona l'infervorazione, ma sono ancora in preda a un senso di schifo morale solo a ripensare a quello che ho appena visto e sentito, queste sono le "democrazie civili" che comandano il mondo, questo è il senso umano e l'evoluzione che abbiamo avuto fino a oggi.



recensore:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022 (2 quest'anno)

risposta dell'autore, data 23:00:04, 13/02/2022
Non pretendo di farti cambiare idea o modo di vedere queste cose, lo so benissimo che non esiste solo questo aspetto nell'uomo che siamo anche capaci di creare cose bellissime e grandiose che ci riempiono l'anima come pure grandi e piccoli atti di bene, di generosità e così via. Chiaramente non nego tutto questo che fa altrettanto parte di noi. Penso semplicemente che però il più grande miglioramento sia solo riuscire a migliorare se stessi e le nostre azioni, a cercare il massimo che possiamo raggiungere in termini di conoscenza e consapevolezza personale fin dove ci è concesso spingerci e ognuno a suo modo, di arrivare a comprendere che una volta finito tutto torneremo ad essere Altro. Questo però è prettamente un percorso personale, chi più o chi meno, è solo il proprio piccolo/grande miglioramento che purtroppo non credo si potrebbe mai vedere attribuito all'umanità nel suo insieme. Questo proprio a cagione di quei due grandi limiti (la comprensione e le mancate risposte ai quesiti esistenziali e il non potere di fatto cambiare la nostra natura) che sono parte di noi e da cui poi deriva anche tutto il resto, cioè quello che siamo o abbiamo sempre fatto nel bene e nel male in questo mondo.



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nwNamio Intile
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Recensione o commento # 3, data 10:00:18, 15/02/2022
Quindi, nel prendere solo ciò che c'è di buono da ogni religione, di fatto proponi una NUOVA religione (universale e assoluta come le precedenti nei fatti se non nei propositi) frutto di una sorta di ennesimo sincretismo religioso. Dimenticando come tutte le religioni, anche quelle rivelate, siano già il frutto di un sincretismo globale ante litteram: basta dare un'occhiata a qualche testo di storia delle religioni per darsene conto. Però, nel costruire il nuovo credo, ciò che è buono e ciò che è cattivo chi lo stabilisce? Un singolo o un comitato? Ossia un profeta, un messia, un Dio incarnato, un guru o piuttosto una libera associazione di iniziati come gli apostoli evangelici o di sacerdoti e uomini di stato come dal Concilio di Nicea in poi? E su quali basi etiche e politiche? Ed eliminando la verità assoluta, non pensi di seguire le tracce del metodo scientifico, il quale non propone mai una verità assoluta, ma una provvisoria e falsificabile? E quindi già nei fatti una religione ma falsificabile bell'e pronta alla bisogna con tanto di sacerdoti e cattedrali e stuoli di fedeli adoranti e dogmi che cambiano di volta in volta che l'assoluto non esiste. Ma forse, prima di mettere a riposo una religione bisognerebbe comprendere a fondo quale sia l'essenza della religione (non di una ma di tutte) e perché la specie Homo, e forse non solo essa per prima, non abbia fatto altro da quando è diventata raziocinante che metterne a punto qualcuna ogni volta con una maschera diversa, ma nei suoi tratti fondamentali sempre identica a se stessa.



recensore:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022 (2 quest'anno)

risposta dell'autore, data 10:18:10, 15/02/2022
Non intendevo assolutamente questo, nessuna nuova religione, credo o dogmi vari, non ho detto questo. Ho scritto cercare nei vari libri e fare propri principalmente quei concetti utili per accettare l'altro nella sua diversità culturale, sociale e religiosa, (es."ama il prossimo come te stesso") questo poi non toglie il proprio modo di vedere e vivere la fede anche sul resto degli scritti. Cioè partendo dai presupposti degli stessi libri e della stessa fede assoluta o meno che sia e che uno può riporre nel Dio Cristiano/Ebraico, in Allah, in Shiva, in Buddha, nell'Universo, nella Scienza ecc. a prescindere dal proprio sentire personale, al contempo accetti come altrettanto vera e reale (non per se, per l'altro) anche la verità dell'altro nella sua diversità, senza per questo imporre la propria verità o proprio modo di vedere le cose. Le divisioni ci saranno sempre su questi temi, ma se parliamo di evolverci come umanità dovremmo quantomeno imparare ad accettare queste stesse differenze senza imporre o pensare in maniera assoluta anche per tutti gli altri di essere solo noi i portatori unici di questa unica verità immutabile (questo nella teoria, nella pratica è praticamente impossibile che accada, per il semplice fatto che è nella stessa natura dell'uomo il voler emergere o prevalicare sull'altro in qualsiasi concezione del termine). Poi per me ognuno dovrebbe cercare dentro se stesso quello che sente più vicino a se come concetto di verità, nella realtà non servirebbe nessun dogma, ne prete ne sacerdote, ne chiesa, ne libro, la verità che tutti cerchiamo alla fine è già dentro di noi, siamo noi la chiesa di noi stessi, siamo noi i giudici del nostro operato fino a che siamo vivi (poi quando ci sarà un giudizio od un ritorno a far parte di Altro, alla fine di questa vita e dello stesso "Io", questo giudizio non starà certo a me in questa vita, di porlo o poterlo imporre, ne su me stesso ne tantomeno su un'altra persona, sarà Altro a decidere non io), l'errore per me infatti risiede proprio nel volergli attribuire un nome, quindi creare per questo già di base una divisione. Poi personalmente ognuno può credere a quello che vuole, ma a prescindere da quello che uno crede o in cui si riconosce, più si vuole complicare ulteriormente la questione, più si aggiunge, più mettiamo dogmi su dogmi, gerarchie ecc, più in realtà alziamo solo muri verso la comprensione ultima e profonda (che può avvenire solo dentro di noi, senza bisogno di indottrinamenti vari o preconcetti assoluti) di quella stessa verità che cerchiamo di comprendere, sia verso noi stessi che verso il prossimo.



recensore:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022 (2 quest'anno)

risposta dell'autore, data 14:55:57, 15/02/2022
Comunque se intendevi questa parte del mio discorso "Sono giunto a una semplice conclusione, che un percorso giusto a mio avviso sarebbe quello di cogliere e quindi fare proprio vessillo personale, solo quelle parole ed insegnamenti presenti in suddetti libri che agiscono nel pieno rispetto dell'altro e portano indubbiamente ad una certa crescita interiore sia introspettiva che spirituale (questo non toglie la propria libertà di fede anche su tutto il resto dello scritto)" non intendevo di prendere il meglio da ogni diverso libro, per farne un sunto dei vari concetti, ma di prendere più in considerazione quelle parti che portano" ad accettare l'altro" dal proprio libro del proprio credo.



recensore:
avatar di Giancarlo Rizzo
nwGiancarlo Rizzo
$ sostenitore 2022 (2 dal 2021)

Recensione o commento # 4, data 15:00:09, 15/02/2022
Ecco, bene: cerco di semplificare salvando i concetti espressi da ciascuno sperando di essere perdonato (ed eventualmente corretto) per l'arrogante pretesa. Pecci è preoccupato di dimostrare che in fin dei conti non è importante insistere nella ricerca della Verità Assoluta perché l'Uomo ha dei limiti insuperabili e tanto vale rassegnarsi. L'importante è trovare un accordo democratico per cui ciascuno può pensare come vuole purché rispetti gli altri. Namio ci fa notare che l'Umanità da sempre ha creato Religioni ( non ultima quella rappresentata dalla Scienza) e che sarebbe importante capirne il perché. Rizzo dice che le religioni ci sono perché l'uomo ha paura dell'ignoto e che negli Dei, o Dio, o altro Superiore ripone la speranza della risposta. Rizzo sostiene che le religioni sono una causa primaria di conflitto e Pecci dice che il conflitto è una caratteristica intrinseca della natura umana, tanto che la speranza di vederne un progresso sia pur nei millenni è un'utopia. Rizzo dice che occorre distinguere la massa di miliardi di uomini da una élite di persone che garantiscono il progresso a tutti gli altri con la conoscenza e la ricerca della Verità. Queste persone non sono alieni, ma la vera espressione dell'Umanità. Su questa riflessione si basa la speranza che un giorno l'umanità riesca a diventare come quello che oggi considera DIO. La speranza non è una religione. Che ve ne pare?



recensore:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022 (2 quest'anno)

risposta dell'autore, data 15:29:11, 15/02/2022
Ottimo riassunto, quello che ci differisce è solo che tu riponi la speranza nell'uomo e io no come hai bene spiegato, o meglio io posso accettare che esistono uomini e donne in grado di "evolvere" (migliorare suona più realistico) con estrema fatica tramite una profonda coscienza e conoscenza di se stessi, ma e qui sta il punto, questo rimane sempre e solo una possibile crescita singola e personale, non un cambiamento e presa di coscenza dell'umanità o del suo modo di agire nell'insieme. Questo anche per lo stesso motivo che dicevi tu (buona fetta di quei 7 miliardi provano o sono solo impegnati a sopravvivere e aggiungo io perché succede questo?, quale è o potrà mai essere quel fattore scatenante che li tiene soggiogati, schiavi di questa pena se non l'uomo stesso ? ), quindi anche quelle poche porsone che riuscissero a fare questo (migliorare se stessi), non porterebbero comunque mai a un miglioramento dello stato delle cose diverso da quello possibile solo in loro stessi, dal momento che il modo di agire e pensare dell'uomo è basato fin da principio solo o in larghissima parte sulla propria identità e individualità che nella loro singolarità di vita li porta o può portare anche verso un miglioramento personale, ma nell'insieme è un fattore che porta inevitabilmente a cercare, volere e pretendere anche e soprattutto la supremazia sull'altro ( cioè la famosa buona fetta che cerca oggi di sopravvivere e che a suo modo applica essa stessa a sua volta, vivendo dentro una vera e propria "guerra tra poveri" come ad esempio successo in Ruanda vedasi commento sopra).



recensore:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022 (2 quest'anno)

risposta dell'autore, data 15:45:58, 15/02/2022
Comunque la mia non è una rassegnazione, non la vivo in questi termini, ne prendo semplicemente atto, la accetto serenamente e attivamente per quel che riguarda la mia persona (cercando di migliorare me stesso fin dove posso), per quello che a mio avviso è la questione in essere.



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nwNamio Intile
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Recensione o commento # 5, data 16:35:38, 15/02/2022
Filosofare oggi è essere fraintesi, cito Heidegger. La filosofia, come la fede, la salvezza, la verità, sono un libero gioco del pensiero, com'è libera l'arte, la poesia, la pittura, la scrittura. L'origine del fraintendimento risiede nel fatto che oggi l'uomo moderno dispone soltanto di due linguaggi: quello comune, attento al quotidiano e quello scientifico, che soccorre quello comune nei risultati. Sia l'uno che l'altro sono piegati dall'utilità immediata. Quindi già ci rivolgiamo alla fede o alla filosofia senza possedere più gli strumenti linguistici per poterli pensare costretti come siamo dalla categoria vincolante dell'utilità, dove il senso delle cose è dato dalla rispondenza all'utile perché sull'utile viene misurata e definita la loro essenza. Vedi, Gabriele, anche la tua idea risponde a questa necessità: è utile che l'uomo prenda da ogni credo ciò che serve affinché ogni conflitto sia sopito. Ma non è possibile che il conflitto esista in quanto tale e che perciò non vada ostacolato? Heidegger ci ricorda che la terra è custode dei semi, il cielo è sole e pioggia fecondanti, il fiume è acqua, la foresta ossigeno, la montagna cava di pietra. La natura, prima ancora di venir adoperata, è dal linguaggio utilitaristicamente definita. Come la religione. Ci chiediamo tutti: ma a che serve la religione? Prima ancora di domandarci cosa essa sia, quale sia la sua vera essenza. L'uomo ritiene di conoscere il mondo quando ne ha risolti tutti gli aspetti in ciò che gli è utile e diventa un mezzo per il proprio appagamento. L'utilità appagamento non si limita a significare ogni cosa, ma giunge persino a definire lo spazio e il tempo in funzione della prossimità o lontananza dell'utilizzabile. Le merci valgono se sono prossime al consumatore e se il tempo le ha rese o meno idonee all'impiego. Le cose hanno senso se sono al loro posto, cioè in quella collocazione che ne rende possibile il loro utilizzo. Il dove e il quando, lo spazio e il tempo, vengono definiti dall'utile e l'utile dalla sua capacità di appagare bisogni. I mezzi di comunicazione, avvicinando spazi e riducendo tempi, ridefiniscono ogni volta spazio e tempo, la cui estensione e la cui durata dipendono dall'interesse presente nel soggetto da appagare. In base all'appagamento viene misurato il tempo, la sua divisione o databilità dipendono dall'utilizzazione della terra e dalla distribuzione del lavoro in tempi d'opera e tempi di riposo. In base al proprio interesse l'uomo non ha tempo, o perde tempo o prende tempo. Il tempo è una dimensione soggettiva come ogni altra dettata dalla utilizzabilità e asservita ai bisogni umani: i quali non sono come quelli animali, dettati e circoscritti dall'istinto e quindi determinati e limitati, ma sono generati dalle pulsioni, per definizione illimitate e indeterminate. Le religioni con i loro complessi apparati etici e morali hanno circoscritto e strutturato per via razionale e culturale ciò che la natura sembra aver regalato agli altri viventi e sottratto a noi: l'istinto. La religione, l'etica, la morale, la legge positiva, sono serviti per millenni a ingabbiare, strutturare, addomesticare, indirizzare le pulsioni. Le religioni servono a utilizzare bene il mondo messo a diposizione dell'uomo da Dio in persona. Nella Genesi comune alle tre religioni rivelate Dio crea il mondo e lo mette a disposizione dell'uomo: è una citazione letterale. Nel crepuscolo delle religioni arriva la scienza moderna, che con il suo metodo e la tecnica rigorosa permettono all'uomo una più ampia e profonda utilizzazione del mondo, come mai prima era avvenuto. Sul tema ho già avuto modo di scrivere. La scienza è raccolta nella struttura anticipante che caratterizza il suo metodo propedeutica all'utilizzazione del mondo in cui l'uomo si trovava già impegnato prima della nascita della scienza. Ma a differenza della religione la scienza non è in grado di dare un senso allo sfruttamento del mondo. La scienza è mera tecnica di impiego, non esplicazione di senso. E per questo oggi l'uomo si trova smarrito dentro un impiego fine a se stesso. La scienza è oggi puro operativismo e in quanto operativa essa si organizza in base ai propri risultati intesi come mezzo in vista di un ulteriore procedere. Il procedimento a sua volta si adegua alle possibilità di avanzamento da esso stesso dischiuse e in ciò la scienza trova la ragione ULTIMA della necessità del suo organizzarsi, senza altro scopo che non sia il suo autopotenziamento. Questa circolarità è la testimonianza della carenza di senso implicita nella scienza. Mancanza di senso che si maschera dietro elevati concetti come l'incondizionata volontà di sapere tipica dell'uomo. Ma questa volontà di sapere è solo volontà di autopotenziarsi senza limiti. Siamo giunti in prossimità di quello che Emanuele Severino definiva il Paradiso della Tecnica. Un paradiso che per l'uomo rischia di diventare un vero inferno.



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nwGabriele Pecci
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risposta dell'autore, data 16:53:18, 15/02/2022
Diciamo la stessa cosa (tu ed Heidigger molto meglio), tutto quello che ho scritto sopra la considero Utopia infatti, dal momento stesso in cui sono arrivato a comprendere appieno che l'uomo non può e non potrà mai cambiare la sua natura. Il mio "paradiso" se così vogliamo chiamarlo infatti prima di un eventuale (?) giudizio o comunque ritorno in Altro (di cui percepisco l'esistenza/essenza in me e mi sento di credere senza per questo dovergli dare per forza un nome e rilegarlo quindi a una appartenenza un simbolo o qualcosa di umano nella concezione stessa del termine) è quello di lasciare e tornare quindi ad essere di nuovo, altro dall'Io, mi basta solo credere in questo e proprio per questo, non sento il bisogno di darmi o cercare ora una risposta ad una domanda che è e può solo essere al di fuori dal mio Io, quindi per me ora inarrivabile ed incomprensibile e quando forse lo sarà, cioè dopo la morte, non avrà più senso ricevere e possedere una risposta perché non avrà più senso porsi la domanda stessa, questo per me è trovare la pace, affrancarsi dall'Io. Prima hai frainteso quello che in realtà stavo dicendo. La mia "soluzione" è semplicemente inapplicabile all'uomo nel suo insieme per via della sua stessa natura. Per quel che riguarda il discorso sulla tecnica consiglio di leggere anche "Psiche e tecne" di Galimberti ottimo libro a riguardo. Tra tutti e tre ne è uscito un bel dibattito mi fa piacere.



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nwGiancarlo Rizzo
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Recensione o commento # 6, data 17:41:06, 15/02/2022
Centomila parole occorrono per spiegare a cosa serve qualsiasi filosofia, ma non sono necessarie per intuire l'Essenza. Ma cos'è l'Uomo? Intendiamo corpo, mente, spirito? Essere esistente? Vibrazione, energia, onda, materia. Organizzazione di un progetto in evoluzione o assolutamente perenne, immortale, infinito? Sapere, prima di essere utile, è "essere" quello che sappiamo.



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nwGabriele Pecci
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risposta dell'autore, data 18:41:58, 15/02/2022
Ma come possiamo essere quello che sappiamo, se tutto quello che veramente sappiamo, è un nulla del tutto? Quindi dovremmo accettare di essere nulla, oppure più semplicemente di essere, tutto quello che sappiamo di non potere sapere.



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nwGabriele Pecci
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risposta dell'autore, data 19:21:36, 15/02/2022
Chiaramente la mia era una "filastrocca" provocatoria applicata al nostro motivo di esistere, nel nostro "essere" quotidiano invece certamente per lo più siamo quello che sappiamo o forse più che "sapere" direi quello che riusciamo ad intuire nonostante i dubbi e le incertezze.



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nwGiancarlo Rizzo
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Recensione o commento # 7, data 19:33:00, 15/02/2022
Sono tornato qui / in un posto che non è un luogo, / in un momento che non è nel tempo. / Sono tornato dentro di me, / qui, dove c'è il nulla. / Qui e ora io so / che non so nulla.





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descrizione: (tratto da "Un attimo di riflessione", un quaderno scritto negli anni '90).

incipit: L'aria è fresca, la gente mormora e i fiori non ci sono. Il sole bacia la strada dove i passi non vedono. Il bebè urla eccitato al mondo che l'aspetta.

tags: #dio(56)    #fresco(2)    #gatto(33)    #preghiera(11)    #speranza(110)    #umanità(29)    #aria(10)    #cane(34)


(racconto favola, breve)  di nwAlessandro Napolitano

descrizione: La storia di Musa ha vinto GARA 23. Il disegno è di Chiara, mia figlia.

incipit: C'era una volta, in un tempo lontano da questo, una bambina dai capelli splendenti come il cielo d'estate e dagli occhi argentati come i riflessi dei ghiacciai invernali. Per tutti, il suo nome era Musa.

tags: #bambina(97)    #bambino(97)    #dio(56)    #fiaba(16)    #mare(173)    #musa(6)    #note(4)    #speciale(4)    #bambini(97)


(racconto fantasy, breve)  di nwVihio

descrizione: Il campione è giunto sotto l’obelisco, nel compimento della missione capitale.

incipit: – La cima! Ombre che accompagnate il mio cammino, ammirate la mia forza poderosa! Sono stato io l’uomo capace di giungere sino a qui. Nessuno s'è mai spinto tanto avanti, vero? Ora dovrò issarmi sull'obelisco interdetto al genere umano. E' oltremodo elevato, un numero spropositato di braccia, anche duecento dozzine o oltre, ed è levigato come ossidiana. Sarà l'ultima prova prima dello scontro, ombre tutrici?

tags: #angeli(27)    #demoni(21)    #dio(56)    #mastodonti(2)    #missione(5)    #obelisco(1)    #ombre(32)    #serpente(5)    #campione(2)


(racconto teatro, medio)  di nwMaestrairrequieta

descrizione: In Paradiso si discute sull'eventuale discesa di Gesù sulla Terra. Il Padre è abbastanza titubante perché conosce già le conseguenze di tale scelta ma un imprevisto grave: una scena di pedofilia, avvistata dagli angeli fa prendere la decisione giusta…

tags: #angeli(27)    #dio(56)    #gesù(14)    #madonna(10)    #natale(66)    #paradiso(20)    #computer(17)


(pittura altro)  di nwSimonePasini

descrizione: 40 x 50 cm Acrilico su cartone

tags: #dio(56)    #misericordia(4)    #arte(63)    #sacro cuore(1)    #gesù(14)

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