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Il luogo della paura

(altro filosofia, brevissimo - per tutti)
29 visite dal 18/02/2023, l'ultima: 1 mese fa.
2 recensioni o commenti ricevuti
Autore di quest'opera:




Descrizione: L'indirizzo della paura. Come evitare di incontrarla.

Incipit: Il luogo della paura La paura dove è? Arriva sempre penultima. Non è una gran bella posizione ma d'a…


Il luogo della paura
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recensore:

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Recensione o commento # 1, data 04:56:13, 19/02/2023
Per molti versi è esattamente così, ma quelle sono paure derivanti appunto, paure di riflesso, di coesistenza sociale su tutto ciò che risulta diverso dalla nostra percezione esistenziale. C'è una paura però molto più atavica, più intima, più viscerale, non condivisibile con altri, ma che poi essenzialmente su tutti gli altri come dicevo poc'anzi viene riflessa. La paura sul mantenimento attivo della propria costante sopravvivenza, non quella della morte (anche quella è una derivazione) ma sul tuo stato di sopravvivenza in vita. Non su ciò che non sai, che non conosci o che ignori, ma su ciò che sei, che sai, e che quindi già possiedi. La perdita perciò di quello che ti rende e definisce ora un singolo individuo, su tutto ciò che ti rende e permette di essere e sentirti "IO". Questo comporta in sé automaticamente anche uno stato di egoismo altrettanto intrinseco, per mantenere stabile o possibilmente ampliare (desiderio e ambizione) tutto ciò che è "IO". Il risultato di questi due aspetti poi lo puoi vedere da te. Ovviamente non siamo solo questo, l'individualità ci apre poi anche alla creatività, all'arte, allo studio, alla possibile comprensione profonda di noi stessi (da cui si verrebbe ad aprire tutto un capitolo a parte, già più volte discusso sul sito), e quindi di riflesso su tutto ciò con cui l'IO interagisce, comprese le differenti e diverse individualità, ma dobbiamo per questo appunto comprendere e poi accettare, prenderne atto senza più maschere, senza più illusioni che, se vogliamo mantenerci tali, questo è il contrappasso, il prezzo da pagare per ogni individualità singola emotiva propria a ognuno. Solo quindi una volta compreso e riconosciuto questo aspetto possiamo poi mitigarlo al meglio delle nostre possibilità, non possiamo e non potremo però mai esulare da esso, perché significherebbe nient'altro che la perdita, la cessione, il non più riconoscimento, della e sulla propria, individualità, il tutto a favore, con l'unico scopo di una così, e solo così potenzialmente ottenuta ed espressa, coesistenza sociale realisticamente pacifica, sia verso sé stessi (che perderebbe automaticamente così di significato proprio) e
conseguentemente a questo, l'un l'altro. In conclusione l'indirizzo della paura è l'individualità, è ogni singolo "IO", la concezione e coscienza stessa di questa personale e intima individualità, e quindi di riflesso poi la sua potenziale perdita, il soffocamento, la preclusione della propria diversità e libertà di espressione derivata dalla coscienza stessa di questo "IO" proprio, singolo, appartenente ad ognuno di noi e non condivisibile, dove per mantenersi tale, o cercare di ampliarsi al suo meglio, o peggio che sia (egoismo sempre presente, desideri e ambizioni future) necessita inesorabilmente di prevalere in termini di sopravvivenza, l'uno sull'altro.

È giusto, è sbagliato? Non è un problema espresso sotto questi termini, non c'è una vera reale distinzione, perché tutti a nostro modo siamo e agiamo sotto questi stessi termini, la differenza tra queste singolarità è solo che a seconda del ruolo attivo/passivo che hanno in un dato sistema sociale, le nostre scelte, le nostre azioni poi oltre che a favore o sfavore in primis su noi stessi, ricadono o possono ricadere a loro volta su relativamente poche, come anche moltissime di queste altre e diverse individualità.

Ma se noi per fare un esempio invochiamo la pace, ci dobbiamo rendere conto che è grazie ad una guerra già vinta, già combattuta o ancora portata costantemente e silenziosamente in atto che abbiamo avuto e possiamo mantenere ora il nostro stato di relativa pace. Quindi risulta ipocrita poi ogni singola costatazione di giudizio, pregno di ipocrisia, dato che tutto a nostra volta, è stato derivato e ora costantemente permesso da una precedente conquista, da una guerra vinta, da una lotta combattuta, da un guadagno ricevuto, sia esso permesso dal passato, sia esso perdurante nel presente; e dove esiste, perdura o si amplifica una qualsiasi situazione o forma di guadagno (non solo economico, ma anche esistenziale), automaticamente questo comporta per qualcun altro e nel medesimo tempo, una sconfitta, una sopraffazione, una esclusione, una preclusione, una perdita di o su questo stesso guadagno.

Vogliamo mantenere o ampliare il nostro stato socioculturale? La nostra qualità di vita? Il nostro livello di benessere? Tutto questo, il suo mantenimento costante o il suo ampliamento ha un prezzo che non abbiamo, e non paghiamo noi ora, più direttamente, quindi indirettamente tutti però, ne siamo ora indistintamente fruitori, consapevoli o meno che sia, del, e sul mantenimento costante, di esclusione e preclusione da questo stato, del medesimo altrettanto potenziale benessere spettante ad altri, a cui noi, tutti noi in minima parte, accettando di fatto questo compromesso, questa bilancia socioculturale, non a parole, ma con i fatti, priviamo, precludiamo, escludiamo così a loro il medesimo diritto su questo stato.



recensore:

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Recensione o commento # 2, data 06:36:17, 19/02/2023
La conquista, la vittoria, l'inclusione per loro di questo stato, andrebbe quindi automaticamente a sfavore del nostro attuale, il che porterebbe a una nostra conseguente rivalsa, e tutto così si continua a ripetere ogni volta diversamente, ma inesorabilmente uguale per tutti, sia per la realtà del singolo individuo che per la realtà di insieme di singole individualità.

E non si può dire "dobbiamo accontentarci di quello che già si ha" (il che già include di per sé uno stato di prevaricazione costante continuato ad applicare su altre e diverse realtà come spiegato poc'anzi, quindi di mantenimento dello stato ora presente), questa è una favola della buonanotte, è l'illusione che ci permette di addormentarci con una relativa coscienza già appagata o soddisfatta verso ciò a cui potenzialmente possiamo applicare una nostra singolare rinuncia di accrescimento, o di amplificazione, ma non stiamo lasciando o concedendo assolutamente nulla a nessuno così.

Il punto resta che l'individualità essendo tale si prospetta sempre e comunque su una probabilistica concezione futura, dove nei fatti poi si migliora o si peggiora, ma non si può soffocare in una determinata e fissa situazione o stato di essere esclusivamente presente.

Ognuno di noi desidererà, ambirà sempre di essere più di ciò che già è, di accrescere, e non necessariamente solo o soltanto in concezione negativa (quella è una conseguenza, una sua componente poi purtroppo di riflesso inevitabile), su ciò che è già "IO", quindi su ciò che già esistenzialmente possiede.

Questo è un dato di fatto che si può solo accettare, perché è questo esattamente, e di fatto, ciò che ci rende appunto individui biologicamente coscienti di noi stessi.

Dato che "IO" rappresenta già un concetto intrinseco di egoismo e paura, esso l'egoismo o la paura, non è più solo antecedente ad un qualsiasi fatto, persona, oggetto o contesto, venuto a porsi, e nemmeno solo una potenziale diretta conseguenza, ma il fattore esistenziale equivalente all'essere e poi percepirsi appunto "IO", una singola, non esperibile individualità.





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