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L'ultimo orizzonte

(saggio filosofia, medio - per tutti)
Tempo di lettura: 10 / 15 minuti
59 visite dal 10/12/2021, l'ultima: 3 settimane fa.
9 recensioni o commenti ricevuti
Autore di quest'opera:
avatar di Namio Intile
nwNamio Intile
$ sostenitore 2021 (4 dal 2019)






Descrizione: Breve discorso sulla neutralità della tecnica.


L'ultimo orizzonte
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Recensioni: 9 di visitatori, 13 totali.
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recensore:
avatar di Giancarlo Rizzo
nwGiancarlo Rizzo
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Recensione o commento # 1, data 20:30:32, 10/12/2021
Non sarei così angosciato pensando alla capacità dell'uomo ad adattarsi alla natura tramite la scienza.
Sicuramente al giorno d'oggi la condizione dell'umanità è come in "mezzo al guado": dietro, la sua storia disperata e drammatica e davanti, una serie di pericoli rischiosissimi, teorizzati e ben compresi nel suo futuro.
É vero che oggi siamo già schiavi della tecnica e della necessità di considerare la scienza come punto di riferimento assoluto, ma io credo che lo sia solo temporaneamente, fino a quando la tecnica sarà talmente evoluta e universalmente utilizzata (anche dalle masse) da elevare la vita degli uomini a vera esistenza.
Verrà il tempo in cui non ci sarà più bisogno di accumulare perché tutto sarà disponibile e ci sarà tempo per pensare.
In quel Paradiso della Tecnica l'Uomo avrà altre ambizioni.



recensore:
avatar di Namio Intile
nwNamio Intile
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risposta dell'autore, data 12:45:36, 12/12/2021
Grazie per il passaggio, Giancarlo. Non amo molto le semplificazioni, il Paradiso della Tecnica non è un bel posto per l'Uomo proprio perché è il Paradiso della Tecnica, non quello dell'Uomo. Nel Paradiso della Tecnica l'Uomo o è superfluo o per lui non v'è spazio.



recensore:
avatar di Giancarlo Rizzo
nwGiancarlo Rizzo
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Recensione o commento # 2, data 19:55:18, 12/12/2021
L'argomento è interessante e chiedo perdono ma non so far altro che semplificare, magari in malo modo, per esprimere il mio parere.

"La tecnica, il fare, sembra precedere dunque l'intelligenza umana (e non viceversa); non è un punto da poco."
Il controllo del fuoco (già esistente in natura) è la tecnica che l'uomo ha imparato e poi usato e poi evoluto con l'intelligenza, a sua volta accresciuta dall'esperienza stessa in una interdipendenza assoluta.
L'uomo non poteva restare nudo, pena la sua estinzione.
Ma, secondo me, Non "È possibile affermare che la tecnica sia la Vera Essenza dell'Uomo anche se attraverso di essa egli propone la sua signoria sul mondo".
Vero è che con la scienza moderna "Non solo la Natura da soggetto diventa oggetto, ma anche l'Essere umano da soggetto si trasforma in oggetto." Perché " il modo formalmente più razionale di esercitare il potere è la razionalità tecnica". L'Apparato non è costituito solo da concettualità scientifica e strumentazione tecnologica, ma anche da un sistema di condizioni economiche, giuridiche, politiche, burocratiche, urbanistiche, sanitarie, scolastiche, militari, che consentono all'Apparato stesso di potersi esprimere e funzionare.
L'uomo si trova in mezzo al guado tra la Scienza moderna, che ha trasformato l'Uomo da soggetto in oggetto, in un fondo a disposizione (questa trasposizione di fini ha reso inefficace e inutile ogni antico sapere, ogni religione, etica, politica, filosofia); e oggi il capitalismo, fin che resisterà.
Ma verrà il tempo in cui non ci sarà più bisogno di accumulare perché tutto sarà disponibile e ci sarà tempo per pensare.
In quel Paradiso della Tecnica l'Uomo avrà altre ambizioni, perché sarà un uomo diverso avendo abbandonato ogni antico sapere. Probabilmente sarà pura consapevolezza di sé, senza corpo, inserito in un fluido meccanismo quantistico da dove potrà pensare a come finalmente spodestare Dio.
Farneticazioni fantascientifiche?



recensore:
avatar di Namio Intile
nwNamio Intile
$ sostenitore 2021 (4 dal 2019)

risposta dell'autore, data 15:29:54, 13/12/2021
Ciao, Giancarlo.
Non si trattava certo un rimbrotto rivolto a te, piuttosto a me, alla mia voglia di accorciare le distanze e cercare sintesi improbabili. Perdona il mio apparire brusco, se così l'hai percepito.
La tua seconda risposta, quella fantascientifica, è più antica di quanto tu non creda. Provo a correre (e a semplificare). La dicotomia tra corpo e mente, quel pensare che la mente possa sbarazzarsi del corpo e che essa solo sia nobile mentre il corpo è un antico retaggio di cui liberarsi, trae origine in modo ordinato e strutturato dalla metafisica platonica.
Con Platone Corpo e Mente si dividono. Con Platone nasce la Metafisica e l'idea di Dio come la concepiamo anche noi contemporanei.
Col neoplatonismo questa dicotomia è entrata poi definitivamente dentro al cristianesimo e alla tradizione giudaico cristiana dove ha assunto i connotati che tutti conosciamo e a cui non possiamo fare a meno di pensare quando pensiamo con la dicotomia corpo anima (totalmente sconosciuta all'ebraismo precristiano) che ricalca, semplifico, quella corpo mente.
Tale dicotomia si è trasferita pari pari nell'epistemologia, ossia nella scienza moderna.
Per questo tu sei indotto a pensare fantascientificamente in un Paradiso dove il corpo, come il corpo cristiano, non esiste più. Ma sussiste solo l'anima, o la mente del pensiero tecnico, scientifico, epistemologico. La scienza moderna è metafisica quanto il platonismo o il cristianesimo.
La dicotomia a mio avviso (nella filosofia detta esistenzialista che si riallaccia alla tradizione presocratica e preplatonica) è un paradigma errato. L'uomo è il suo corpo di cui la mente è parte integrante. L'uno non sussiste senza l'altro e viceversa. Un uomo senza il suo corpo semplicemente non è un Uomo, ma qualcos'altro.
Per tale motivo il Paradiso della Tecnica dove, come anche tu immagini, l'uomo si privi del corpo per diventare pura mente (quindi un dio precipitando di nuovo nella metafisica, cioè credendo a un Dio Artefice e facendo principiare ogni cosa da lì) è il luogo dove l'uomo diventa superfluo, dove l'uomo per cui è impossibile la dicotomia metafisica muore.
Ho violentato un secolo e mezzo di esistenzialismo. Ti consiglio la lettura di un testo di Galimberti, Il Corpo, che ben illustra con un linguaggio molto semplice i passaggi storici e filosofici che ci hanno portato a pensare il corpo e la mente come noi li pensiamo.
E quindi ad andare oltre, a cercare altre vie per proseguire quella già tracciata (sebbene fantascientifica) che sembra avere come unico e ultimo scopo il nichilismo e la morte dell'uomo.



recensore:
avatar di Giancarlo Rizzo
nwGiancarlo Rizzo
$ sostenitore 2021

Recensione o commento # 3, data 16:29:49, 13/12/2021
Ho 76 anni. Il mio titolo di studio è il secondo anno di istituto tecnico industriale, ovvero poco più della terza media. Nella vita, ho fatto l'imprenditore e ora sono in pensione. Non ho mai letto di filosofia ma per un interesse intimo ho sempre ascoltato i discorsi di altri per poi farmene ragione.
E allora ti sono riconoscente per la generosità nell'impiegare il tuo tempo per rispondermi.
Dunque ho letto e capisco la tua posizione ma ho dubbi su cui lavorerò.
C'è una frase che mi ha colpito:
"La dicotomia a mio avviso (nella filosofia detta esistenzialista che si riallaccia alla tradizione presocratica e preplatonica) è un paradigma errato. L'uomo è il suo corpo di cui la mente è parte integrante. L'uno non sussiste senza l'altro e viceversa. Un uomo senza il suo corpo semplicemente non è un Uomo, ma qualcos'altro."
Proprio qualche settimana fa ho scritto sul sito una riflessione (Che ci facciamo qui?) nata da pensieri e ragionamenti che riguardano questo argomento.
Io non sono il mio corpo. E non sono neppure l'Individuo che fa muovere e che abita il mio corpo; questi ha le capacità mentali per organizzare la propria esistenza sia fisica che psicologica ed è in grado di avere coscienza di sé come forse anche altri animali.
Ma Io sono Altro: Io vedo tutto della mia persona e ne prendo consapevolezza.
IO non ho ancora capito chi siamo in realtà e che cosa ci facciamo qui, dentro questi corpi umani.
Quello che chiamiamo Uomo non è ancora definito.



recensore:
avatar di Carlocelenza
nwCarlocelenza
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Recensione o commento # 4, data 23:20:09, 13/12/2021
Immaginiamo un mondo fatto di rocce, silenzioso e immutato da secoli e qualcosa che con un atto di pura violenza si appropria di qualcosa che non è suo, questa è l'origine della vita, il momento in cui qualcosa comincia a interagire col mondo circostante.
La vita, intesa come vitalità, è proprio questo, interagire e nel farlo scoprire sempre nuovi orizzonti, ma sopratutto si adatta, muta e si trasforma continuamente obbedendo a una strategia affinata nel corso di ere geologiche. L'ambiente cambia e non sapendo in che direzione lo farà l'unica soluzione è tentare tutte le combinazioni possibili. Qualcuna trova terreno fertile e prospera, altre soccombono ma quel che resta sempre è la sua capacità di adattarsi e continuare a esistere.
L'uomo in se incarna solo una delle possibili scelte ma a guardare bene forse la migliore che la vita abbia fatto finora.
Non potendo adattarci al mondo lo cambiamo, lo sfruttiamo, come la vita ha sempre fatto perpetrando quell'atto di violenza iniziale.
Ora però abbiamo un vantaggio, possiamo definitivamente tirarci fuori, uscire da questo ambiente mutevole e creare la nostra terra dove vogliamo, forse per ora è ancora presto ma possiamo renderci conto della situazione e spezzare questa catena di violenza guardando al futuro.
Secondo me aldilà di ogni diversità dovremmo pensare all'uomo come razza da preservare dall'estinzione e solo la tecnologia può darci questo risultato, non il diventare più buoni e naturisti.



recensore:
avatar di Giancarlo Rizzo
nwGiancarlo Rizzo
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Recensione o commento # 5, data 09:50:43, 14/12/2021
Caro Carlo, questa sì che è fantascienza; ma la discussione non era sulle ipotesi dell'origine della Vita e dell'Uomo stesso. Sulle varianti possibili di cui "L'uomo in sé incarna solo una delle possibili scelte" potresti iniziare un bel racconto da pubblicare sul sito e che con queste premesse sarebbe interessante.
Per quanto mi riguarda cerco solo di interpretare la mia costante angoscia sul perché della mia vita.
E comunque sono gli scienziati stessi che ci stanno avvisando dei rischi che la tecnologia mal utilizzata può provocare. Rischi sui quali io scommetto per una soluzione positiva, ma solo perché a me piace pensarlo.



recensore:
avatar di Carlocelenza
nwCarlocelenza
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Recensione o commento # 6, data 10:20:45, 14/12/2021
In effetti chiedersi il perché di una vita è una delle domande più antiche della nostra storia e sicuramente, almeno dal mio punto di vista, senza risposta se non ci guardiamo come specie ma solo come singoli individui.
E se lo scopo fosse proprio quello di far "numero" portando avanti quella logica cui accennavo? Non ci sentiamo parte di una specie, ma se lo facessimo sarebbe tutto molto diverso.



recensore:
avatar di Giancarlo Rizzo
nwGiancarlo Rizzo
$ sostenitore 2021

Recensione o commento # 7, data 15:00:25, 14/12/2021
Carlo, tocchi un argomento centrale. Ecco alcune riflessioni:
Lo spettacolo sottomarino offerto dal comportamento della palla di sardine è meraviglioso.
Migliaia di individui si muovono in modo assolutamente sincronizzato dando forma al branco come se fosse un entità completa.
Ogni individuo ha ceduto la propria identità in favore dell'appartenenza al gruppo e si muove come se avesse chiara la motivazione della propria esistenza.
Ogni individuo si muove non in funzione del comportamento del vicino che può controllare, ma secondo una consapevolezza del "tutto" rappresentata dal gruppo completo: ogni individuo "sa" che cosa è la palla e si muove di conseguenza considerando la sua posizione, la velocità dello spostamento, e gli altri fattori che coinvolgono la palla stessa.
L'aspetto interessante e significativo è che il funzionamento di un simile meccanismo è per forza di logica basato su una comunicazione istantanea tra gli individui.
Che genere di trasmissione avviene tra le sardine perché possano muoversi in quel modo?
Che genere di trasmissione avviene tra i componenti di uno stormo di centinaia di uccelli, che hanno deciso tutti insieme le evoluzioni spettacolari prima di iniziare la migrazione?
Che genere di trasmissione avviene tra le singole, ma infinitamente numerose e diversificate, cellule che compongono un organo del corpo umano che permette all'organo stesso di essere un'entità differenziata, completa ed efficiente?
Come viene controllato che il codice genetico di ogni cellula si riproduca secondo il progetto?
Tutto è in vibrazione: si tratta della trasmissione di un'informazione che arriva a ogni singolo (cellula) per obbligarlo nella sua funzione o per informarlo del disegno complessivo lasciando al suo libero arbitrio la decisione.
Ogni cellula "sa" quale è il suo compito e si comporta di conseguenza; se decide di uscire dalla legge del suo corretto comportamento, avviene il cancro.
Nella natura pare che la regola generale sia quella dove l'ordine nei sistemi è l'unico mezzo per la realizzazione della vita in modo efficiente.
L'Uomo decide quale è l'ordine favorevole alla sua esistenza e decreta il bene e il male a seconda del vantaggio che può conseguire.
Non conosciamo un altro esempio di Essere dotato di libero arbitrio e leghiamo questa facoltà alla condizione di individualità: solo gli individui possono essere liberi di decidere le proprie scelte.
E l'individuo per essere libero deve avere coscienza di se stesso.
Posso anche immaginare di attribuire le facoltà umane a una singola sardina e posso immaginare che ogni sardina "decida" per libero arbitrio di comportarsi in modo sincronizzato nella palla di cui conosce la funzione.
Se gli uomini usassero il libero arbitrio in quel modo l'umanità sarebbe perfetta.
Nella cultura occidentale la negazione dell'individuo pare sia il maggior male possibile per l'Uomo.
Tutti gli studi sulla mente partono dal presupposto che si possa essere felici solo quando l'uomo avrà realizzato in modo completo la coscienza e la consapevolezza della sua individualità.
Ma forse la direzione è sbagliata!
Non è accentuando o rafforzando l'individualità, la Via per essere felici.
L'Eden non era altro che la fusione degli esseri in un unico Essere, e il Peccato Originale è stato determinato dalla presa di coscienza di sé stessi come individui?
Il distacco dell'individuo dalla coscienza universale ha generato la perdita della "coscienza del Tutto" quale unica esistenza felice.
La specie, come dici tu, sarebbe il Tutto?



recensore:
avatar di Namio Intile
nwNamio Intile
$ sostenitore 2021 (4 dal 2019)

risposta dell'autore, data 11:20:34, 14/12/2021
Ciao, Giancarlo. Il titolo di studio non ha molta importanza. Platone non aveva neanche la terza elementare. E si può leggere Platone, il Simposio ad esempio, come si legge un'opera di un autore qualsiasi. Non occore aver studiato. Quel che conta, a mio avviso, è la voglia di approfondire e di cogliere ciò che si sta leggendo.

Quanto alla riflessione di Carlo, certo sulla Terra la Vita sembra autoregolarsi e resistere ai cambiamenti (uno per tutti il paradosso del Sole Giovane). La vita pare sfuggire al principio di entropia.
Di questa vita l'Uomo è senza dubbio parte, non voglio dare un giudizio qualitativo: migliore, peggiore, poco importa.
Ma forse bisognerebbe domandarsi perché l'uomo senta, anziché d'esser parte di un universo vitale l'estraneità della Natura, quindi anche della Vita. L'uomo è l'unico animale (animale è ciò che è dotato di anima, cioè di movimento) che non Vive, ma esiste. Il mio gatto vive, anche il mio cane, ma io solo esisto.
E-sistere significa letteralmente, etimologicamente stare fuori. L'uomo e-siste fuori dalla Natura, fuori dalla Vita potremmo osare di dire. In questa dicotomia sta forse celata la schizofrenia umana, quel continuo apocalittico pensare alla fine. La nostra e-sistenza ha un inizio e una fine, questo è ciò a cui siamo abituati a pensare da secoli. Veniamo dal nulla e torniamo nel nulla questo ci hanno insegnato fin dalla nascita. La nostra esistenza si svolge in mezzo al nulla, tende al nulla.
Ma ciò vale solo per noi uomini, non per la vita. Se domani l'uomo scomparisse, la vita continuerebbe, come continuava prima di noi.
L'uomo ek-siste, l'uomo sta fuori, l'uomo non vive, esiste. Per questo l'uomo ha creato una capanna e poi una polis cinta da mura. Per lasciar fuori ciò che non riconosce come parte di sé, tutto ciò che non afferisce a sé gli è estraneo: il mondo esterno, la Natura, gli altri esseri viventi, animali, pianti, rocce, stelle. La storia dell'Uomo è una storia di muri e di palizzate, alzate per difendersi dall'Aperto, da ciò che sta fuori quelle mura. Il nemico vive fuori.
Oggi la polis è il mondo. Devastiamo il mondo perché lo vogliamo umanizzare, renderlo una sola grande polis. Di questo operato, è chiaro, ne paghiamo le conseguenze. Ed è per mezzo della tecnologia che stiamo riuscendo nell'impresa di umanizzare il mondo.
E dunque, il mio discorso sulla neutralità della tecnica, ovvero sulla sua non neutralità, sul suo essere stato mezzo che si è trasformato in fine, principia proprio da quest'uomo che rifiuta l'Aperto. La tecnica è stata il nostro mezzo, però oggi è diventata così potente da non esser più neutrale, da non esser mezzo. Essa cambia i presupposti, i fini. Perché il fine dell'Uomo è quello di dominare la Natura per proteggersi dalla sua mutevolezza, il fine della Tecnica è il potenziamento senza soluzione di continuità del proprio Apparato di Potere. La tecnica afferma se stessa e, nel farlo, i fini dell'uomo scompaiono.
Mi chiedo, si continuano a costruire armi di distruzione di massa perché servono a difenderci o perché il potenziamento di ogni apparato tecnico è il fine stesso della Tecnica?



recensore:
avatar di Giancarlo Rizzo
nwGiancarlo Rizzo
$ sostenitore 2021

Recensione o commento # 8, data 15:24:34, 14/12/2021
"Ma forse bisognerebbe domandarsi perché l'uomo senta, anziché d'esser parte di un universo vitale l'estraneità della Natura, quindi anche della Vita. L'uomo è l'unico animale (animale è ciò che è dotato di anima, cioè di movimento) che non Vive, ma esiste. Il mio gatto vive, anche il mio cane, ma io solo esisto".
Gli animali sanno; l'uomo sa di sapere.
"La nostra e-sistenza ha un inizio e una fine, questo è ciò a cui siamo abituati a pensare da secoli. Ma ciò vale solo per noi uomini, non per la vita. Se domani l'uomo scomparisse, la vita continuerebbe, come continuava prima di noi".
È come dire che a un certo punto dell'evoluzione del mondo Noi siamo capitati sulla Terra impossessandoci di una forma di vita (che poi è diventata il nostro corpo) che, come tutte le altre, ha un inizio e una fine senza toccare la continuità della Natura".
Noi siamo Altro?
"La storia dell'Uomo è una storia di muri e di palizzate, alzate per difendersi dall'Aperto, da ciò che sta fuori quelle mura e "perché il fine dell'Uomo è quello di dominare la Natura per proteggersi dalla sua mutevolezza".
"Il fine della Tecnica è il potenziamento senza soluzione di continuità del proprio Apparato di Potere. La tecnica afferma se stessa e, nel farlo, i fini dell'uomo scompaiono" o, correggo io, rischiano di scomparire se perdiamo il controllo!



recensore:
avatar di Carlocelenza
nwCarlocelenza
$ sostenitore 2019 (5 dal 2011)

Recensione o commento # 9, data 19:12:49, 14/12/2021
Siamo esseri duali, e non solo noi uomini. Ogni essere vivente ha caratteristiche in se contrastanti e faccio un esempio per spiegarmi meglio. Da pluriennale pescatore subacqueo ho avuto le prove che ogni pesce ha il suo carattere, differente da quello comune alla sua specie, ci sono i Saraghi curiosi e quelli diffidenti così come uomini curiosi e altri no. Dentro di noi portiamo il Bene e il Male o almeno sembra così a prima vista, ma in base a cosa distinguiamo questi due estremi? È un bene gettare i deformi da una rupe? È un bene il contrario?
I nostri giudizi sono funzionali al mondo e al tempo in cui viviamo quindi certi concetti non hanno mai validità assoluta, ma in questo casino noi abbiamo la facoltà di decidere e mettere un ordine diverso alle cose. Se vogliamo dare un senso alla nostra vita allora guardiamoci in faccia, siamo una sola razza e stiamo soffrendo per nostra stessa colpa.
Diamoci i famosi Dieci Comandamenti e iniziamo a fare i bravi ragazzi. La Bibbia ci racconta come in un'epoca di caos debba intervenire un clima di ferree leggi per evitare che un popolo, un'idea, si dissolva.
Si va un pò troppo a destra o un pò troppo a sinistra ma sappiamo tutti che meglio stare nel mezzo, come nel tuo meraviglioso banco di sardine Giancarlo proteggendosi l'un l'altro.
Questa forse si Namio è fantascienza, ma io sono ottimista per natura. Verrà il momento in cui dovremo scegliere e penso che saremo pronti, d'altronde che altra scelta abbiamo.



recensore:
avatar di Namio Intile
nwNamio Intile
$ sostenitore 2021 (4 dal 2019)

risposta dell'autore, data 15:07:22, 15/12/2021
Mi meraviglio sempre di quanto non si rifletta sul senso delle parole. In-dividuo significa ciò che non è possibile dividere. Quando è nata la parola individuo l'uomo era una unità, che poi è stata divisa. Gli animali sono meno liberi di noi uomini perché mancano di coscienza? Ma è poi vero che la mia gatta non abbia coscienza? A me pare bene che sappia cosa voglia e quando la voglia e sa benissimo chi è e qual è il suo posto. E pur tuttavia vero che gli animali vivano dentro una gabbia istintuale: gli istinti sono struttura tramandata geneticamente che offrono le coordinate precise su ciò che va fatto e non, su ciò che è Bene e ciò che è Male. Gli istinti umani sono scarsamente sviluppati. Forse è un modo che la Natura ha trovato per battere un'altra strada. L'uomo ha pochi istinti e molte pulsioni. Se gli istinti sono determinati e finiti, le pulsioni sono indeterminate e infinite. Penso all'istinto di riproduzione che nell'uomo diventa pulsione sessuale. O l'istinto della fame che nell'uomo è la pulsione al cibo, e così via.
Le pulsioni hanno bisogno di essere contentute da una struttura per non portare l'individuo alla distruzione di sé e dell'ambiente che lo circonda. Ecco quindi che l'apprendimento culturale gioca un ruolo fondamentale nell'uomo più che nelle altre specie animali. Noi apprendiamo non per via istintuale, ma per via culturale ciò che è Bene e ciò che è Male. I Dieci Comandamenti, Le Leggi delle XII Tavole, religioni, ideologie, filosofie, Stati, Ordini professionali, chiese e chiesette servono a questo. Ad offrire una struttura alle nostre illimitate pulsioni. Le nostre ferree leggi non sono altro che l'alternativa umana agli istinti.
Non sono ottimista, né pessimista, credo però che l'Uomo debba riflettere in modo serio su chi egli sia e sul posto che adesso occupa su questa Terra.





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