Recensione o commento # 1, data 19:13:06, 02/11/2022
Interessante, ma a mio avviso la logica del racconto risulta non ben definita. Mi spiego, se il doppio era ciò che resta, quindi lo spirito del corpo di jack, il jack che entra al bar deve essere la coscienza del corpo stesso. Ora come può il corpo avere una coscienza a sé stante, in questo caso evidentemente anch'essa di natura spirituale e al contempo un ulteriore doppio? O forse è la coscienza stessa che si è scissa al momento della morte in due parti, una cosciente della propria morte e una che non riusciva ancora completamente ad accettarla come tale. Così a mio parere risulterebbe vagamente più logica questa situazione anche all'interno della tua narrazione. Ottimo il finale.
risposta dell'autore, data 15:04:40, 03/11/2022
Sai qual'è il tuo difetto Gabriele? Prendi troppo sul serio quello che scrivo
sto scherzando ovviamente. Invece secondo me il fatto che questa "entità" si definisca un "doppio" è emblematico, nel senso che se qualcosa vive sempre dentro una persona, è stato te, e se ne separa, fino a quel momento è come se fosse un tuo doppione, un doppio. È solo un'idea poetica, quasi una licenza. Ho capito che non ti è piaciuta. P.s se cerchi troppa logicità nei miei racconti ho paura che rimarrai, non dico deluso, ma quantomeno scontento. Ciao! E grazie della lettura.
Recensione o commento # 2, data 19:57:07, 03/11/2022
No non l'avevo preso sul serio naturalmente è ovvio che è una tua licenza poetica, in realtà, invece l'idea l'ho trovata interessante, per questo volevo una tua precisazione, quello che intendo è che se il corpo è evidentemente morto, ammettendo che la coscienza sia anch'essa un aspetto spirituale mi chiedevo se il jack dentro al bar fosse quindi una parte di quella coscienza oppure l'anima che in questo caso sarebbe di per suo e in qualche modo però slegata o indipendente da essa. Il racconto comunque a suo modo mi è piaciuto.
risposta dell'autore, data 14:08:49, 04/11/2022
Non hai preso minimamente in considerazione l'ipotesi (non il fatto, ma l'ipotesi) che un entità prettamente spirituale non possa essere "un doppio" di una entità carnale. Mi piacerebbe che potesse avverarsi e giocavo un po' su questa cosa… ciao!
Recensione o commento # 3, data 19:26:27, 04/11/2022
Certo, ma intesa in questo modo ci sarebbero poi differenziazioni di classe o comprensione anche all'interno della dimensione spirituale. Se la coscienza fosse già spirito come l'hai intesa nel racconto, essa non avrebbe bisogno di essere accompagnata ( questa è la falla logica che intendevo, così impostata chiaramente in funzione del racconto, che ripeto a suo modo funziona e cattura attenzione), dove se lo fosse vorrebbe dire che ci sarebbe poi anche un ulteriore grado di coscienza tra concetto di anima e spirito. Ma se un aspetto spirituale sia di coscienza o inteso come anima, fosse come si crede slegato dal concetto di tempo, cioè fosse infinito, non avrebbe più senso tutto questo, perché sarebbe già sicuramente "conscio" (senza bisogno di esserlo) di tutto ciò che è in ogni tempo e spazio, quindi in assenza di essi. Lo so che sto ragionando logicamente su un racconto che non vuole essere certo un trattato logico, ma è solo per dare modo di riflettere che tutto ciò che noi attribuiamo al concetto di anima, anche fantasticando tramite un racconto, non potendo comprendere nulla di essa, se non al massimo, come dal mio punto di vista, cosa essa sicuramente non sia (movimento), tendiamo sempre poi ad umanizzare e ridurre il tutto su ciò che invece, per poterla a nostro modo descrivere, comprendiamo. In realtà se uno spirito fosse slegato dal concetto di tempo, tutto ciò che noi attribuiamo ad esso: pensiero, osservazione, comprensione, spostamento, accompagnamento, tutto ciò richiede un movimento, quindi un tempo e uno spazio per essere portato a termine e quindi non avrebbe più il minimo senso. Tutto questo risulta in totale contrasto con il concetto di infinito, dove essere infinito per deduzione logica, non essendo movimento, risulta riconducibile solo alla totale assenza di tempo e di spazio, quindi all'essere fermo, concetto a noi totalmente estraneo, non comprensibile e quindi non definibile, sicuramente non tramite il nostro stesso stato di movimento o di azioni in movimento.
Recensione o commento # 4, data 22:31:05, 04/11/2022
Fermi, fermi! Non vorrete mica sperare che su un argomento di questo tipo non mi facessi sentire!?
Dunque le cose stanno così:
Jack è stato investito, ma nel momento della morte, in quel preciso momento il tempo soggettivo si dilata e il racconto può spaziare fino alla concessione di un'altra mezz'oretta di un'ulteriore ultima birra.
Jack ora, entra nel bar ma in effetti colui che entra è l'IO di Jack. L'Io che abbiamo definito nelle ormai famose discussioni troncate per stanchezza, ma irrisolte, come la Coscienza generata e assolutamente legata al corpo fisico di Jack. L'Io che in questo caso è sul punto di andare via – non si sa dove- forse evaporando nella trasformazione dell'energia morente del corpo. Già, perché il Doppio di Jack non è null'altro che lo spirito, l'anima, il Sé. Essendo spirito egli è immortale, senza né spazio né tempo, infinito e fermo.
In realtà, se così si può dire, il doppio con cui parla Jack non è che il frutto dell'immaginazione dello stesso Jack: egli immagina che il suo spirito lo accompagni, dopo l'ultima birra, in qualche posto " dove necessario".
Certamente Mauro, non potendo "comprendere" la natura spirituale di quel doppio che ha creato nel racconto, lo umanizza e lo rende comprensibile da parte del povero Jack: non può essere diversamente! Come spiegare altrimenti l'esistenza dell'anima di Jack e della sua consapevolezza?
Ma noi sappiamo che Jack nel momento della morte prima di esalare l'ultimo…pensiero, e mentre ancora l'Io è attivo in un corpo morente, immagina che il suo spirito sopravviva accompagnandolo verso chissà dove. A me sembra un racconto lucido e corretto dal punto di vista logico.
Bravissimo Mauro, ma aspettati ulteriori precisazioni…
risposta dell'autore, data 17:28:57, 11/11/2022
Giancarlo ti ringrazio innanzitutto per la lettura e il complimento e comprendo quello che è la tua interpretazione (attenzione! non ho detto analisi, ho detto interpretazione). Ci sta tutta. Se ci dovessero essere ulteriori risvolti ne sarò ben felice di partecipare
Ne ero pienamente consapevole che questa tematica poteva attrarre il tuo interesse e ne sono contento.
Recensione o commento # 5, data 11:25:30, 05/11/2022
Secondo la ricostruzione della tua visione dal tuo punto e modo di intendere l'io, cioè differente dal sé, o più precisamente ciò che tu intendi e associ al sé, cioè un tipo di consapevolezza spirituale, il racconto, tornerebbe tirato un po' per le orecchie, ma a grandi linee tornerebbe. Il punto è che tornerebbe quindi solo per immaginazione, o come dice Mauro, licenza poetica o speranza che le cose possano essere poste effettivamente così. Nella realtà però il sé (biografico) non è altro che una declinazione partorita dall'io (biografico), o se preferisci e risulterebbe anche più esatto, l'io è solo una declinazione partorita dal sé (biografico). Entrambi comunque la si voglia intendere sono sempre la parte di consapevolezza conscia del corpo, cioè la consapevolezza di esistere in un tempo e in uno spazio ben preciso e che si rivela quindi consciamente a sé stesso come tale. Questo è possibile grazie alla lettura e mappatura delle emozioni e sentimenti interni, tanto quanto di quelli provenienti esternamente, che entrano a contatto e vengono così registrati (memoria) dal corpo. Questo si chiama sé biografico. Un'altra parte del sé invece, più primordiale opera totalmente o almeno inizialmente, solo ad un livello inconscio, cioè non necessita per svolgere le sue funzioni (tutti i processi di regolazione ottimale sullo stato attivo o vitale del corpo), del sé biografico, questo stato del sé è definibile invece come proto sé, e in seguito, se si necessita di un ulteriore livello, diventa un sé nucleare. Questi tre stati del sé (del corpo su di sé appunto) operano quindi solo ad un livello inizialmente inconscio, poi sub-conscio, ed infine conscio. Questo porta a comprendere che senza questa stessa consapevolezza del corpo su sé stesso, costruita nell' evoluzione dell'uomo su più livelli, tu, cioè il tuo corpo, ora non potrebbe innanzi tutto vivere ed essere conscio di questo, e poi nemmeno definire questa rappresentazione spirituale come tale; essendo appunto, se il concetto di spirito si presenta come infinito, totalmente fermo; mentre invece ogni cosa che vivi, senti, provi, o che ti circonda, è in uno stato di moto continuo. Morale sempre la stessa, almeno per una logica reale e non illusoria, non poetica o immaginifica, l' anima non può esistere all'interno, non solo del corpo, ma nemmeno all'interno di tutta la realtà universale, essendo tutto e sottolineo tutto, in movimento e nulla mai assolutamente e totalmente fermo (anche il concetto di nulla, anch'esso è inteso come stato minimo di interazioni possibili, essendo appunto anche il nulla stesso solo relativo ad uno stato di moto ivi comunque presente, cioè le oscillazioni quantiche). Ciò che quindi associamo (dovuto a ciò che ho definito come inganno dell' io) al concetto di anima, è dettato appunto solo da ciò che invece comprendiamo fin troppo bene, l'io, cioè il sé biografico del corpo.
Recensione o commento # 6, data 17:25:34, 05/11/2022
Grazie della spiegazione, ma il racconto di Mauro è solo immaginazione…
risposta dell'autore, data 17:33:08, 11/11/2022
Gabriele!

concordo con Giancarlo, è solo un racconto! Tu dai Tre Porcellini riusciresti a contrapporre un trattato filosofico! ahaha. Sai che i racconti sono un po' come la vita, vengono cosi'… non sempre con il cervello, spesso con il cuore o dalla parte meno materiale dell'io. Grazie dell'analisi e del contributo sempre molto apprezzato. Ciao!
Recensione o commento # 7, data 17:42:56, 11/11/2022
Concordo con la tua analisi, ma ogni pretesto è buono per giocare a scherma o scacchi con Giancarlo. Mea culpa.