Incontro alle ombre

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'estate 2019.

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Selene Barblan
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Incontro alle ombre

Messaggio da leggere da Selene Barblan » 29/06/2019, 17:27

Cammino per le strade cercando le ombre, passando da un vicolo all’altro nelle ore più fresche, quando il rischio di incontrare qualcuno si fa meno forte. Le gambe mi trascinano sempre in luoghi diversi e imprevisti, percorrono tragitti che non seguono una logica o uno scopo, se non quello di portarmi sempre avanti, lontano da casa. Il dolore che sento nelle ossa e nei muscoli stanchi mi impedisce di continuare all’infinito, ha sempre la meglio sulla sete di fuggire all’inevitabile rientro, dove un dolore ben più terribile mi aspetta, giorno dopo giorno, anno dopo anno, senza tregua, senza speranza. Vorrei dimenticare, perdere la coscienza di me, del mondo, di tutti gli avvenimenti che hanno segnato la mia lunga, inutile vita. Quando questo pensiero ricorrente affiora, subito il senso di colpa mi assale ed è quello il momento di fermarsi, respirare, cercare di sciogliere il nodo che mi stringe la gola e ragionare sull’assurdità di voler morire e allo stesso tempo di aver, della morte, una paura paralizzante.
Oggi questo meccanismo scatta nella parte alta della città e mi fermo bruscamente per prendere fiato. Riempio i polmoni, con un leggero rantolo l’aria esausta fugge, ne catturo dell’altra, poi, con un ritmo sempre più lento e controllato, il respiro si fa più regolare. Posso adesso rimettere a fuoco ciò che mi circonda e riappropriarmi di tutte le sensazioni e percezioni che, camminando come un sonnambulo, erano rimaste in sospeso. Mi accorgo di aver bisogno di sedermi, buona parte delle mie scarse energie mi ha abbandonato. Con lo sguardo percorro la via che costeggia i binari rugginosi del treno alla ricerca di un posto per riposare e, oltre una strada che ormai si è fatta trafficata, scorgo una panchina rossa all’ombra di un salice piangente. Impiego le mie ultime risorse per raggiungerla e, affannato come sono, mi accorgo solo all’ultimo istante del bambino che, nascosto da ombre balenanti, è seduto, rannicchiato su quella che dovrebbe essere la mia salvezza temporanea. Esito, faccio un passo, poi mi fermo nuovamente, non so se rivolgergli un saluto o se voltarmi e cercare altrove. Non vorrei spaventarlo, sembra così piccolo e fragile, raccolto com’è su se stesso.
Il destino decide in mia vece; il suo viso si solleva e si volta e guardarmi, sembra quasi stesse aspettando il mio arrivo. Non sorride. Non sembra neanche sorpreso o inquietato. Mi guarda con una strana luce negli occhi, poi si volta nuovamente a guardare nuovamente di fronte a sé. Decido quindi di rivolgergli un saluto al quale non risponde. Gli chiedo se posso sedermi accanto a lui, acconsente spostandosi un pochino, evitando tuttora di parlarmi. Mi siedo dunque accanto a lui e provo un grande sollievo che, mi accorgo con sorpresa, non è solamente fisico. Poco a poco mi rilasso, i miei pensieri danno spazio alle sensazioni che quel luogo mi dà, sento la luce che penetra nella mia pelle percorsa da mille solchi, suoni che risvegliano ricordi da tempo sepolti sotto rimpianti ed elucubrazioni. Gli occhi spaziano sui colori e sulle sfumature, non più sugli oggetti, sul cemento, sulle automobili; le palpebre si chiudono a dare spazio a nuove prospettive. Nel buio del mio raccoglimento sento la voce del bambino che, senza dire niente, mi fa capire che in quel luogo potrò tornare ogni volta che ne sentirò il bisogno.
Mi raddrizzo, spalanco gli occhi e, lì dov’era seduto il ragazzino, trovo un papavero e nessun’altra traccia di lui. Infilo lentamente lo stelo del fiore all’occhiello della mia giacca, poi mi sollevo, mi distendo e sono pronto a tornare alla mia normalità, alle mie paure, ai miei ricordi, ai pensieri e ai sogni che ossessionano le mie notti, ma, ora, con la certezza di un luogo che mi aspetta dove posso trovare un’istante di pace.

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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti » 01/07/2019, 21:02

Le ansie del protagonista trovano sollievo nel finale, nell’incontro con un bambino, simbolo di una pace perduta e, a fatica, riconquistata, almeno per un momento, almeno con la speranza di poterla ritrovare ancora.
Ben scritto, giocato tutto sull’introspezione, forse lascia poca traccia, se non quella del contrasto fra gli stati d’animo. Trovo che il tuo modo di narrare “pretenda” molto dal lettore, chieda di riempire di contenuti l’appena accennato, suggerito, raramente esplicitato. Sei brava a creare un clima emotivo ma mi piacerebbe leggerti in storie più contestualizzate, non so se sono riuscito a spiegarmi.

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Messaggio da leggere da Fausto Scatoli » 05/07/2019, 12:01

se lo vogliamo considerare un flusso di coscienza, e non mi pare lo sia, andrebbe bene scritto così.
leggendolo invece come una semplice storia narrata dal protagonista, ritengo sarebbe opportuno andare a capo ogni tanto.
il protagonista crea ansia ma non riesce a trasmetterla, perlomeno non la trasmette a me, quindi non diviene efficace come vorrebbe e dovrebbe.
però la storia ha un suo senso, sebbene sia da rileggere.
l'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente

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Re: Incontro alle ombre

Messaggio da leggere da Edmondo » 06/07/2019, 12:30

Scrivere esorcizza le paure; le butta fuori. Una volta ricordo una studente; bellissima ragazza, che aiutavo a respirare in un sacchetto per un attacco d'ansia. A un certo punto mi disse: "Ce la posso fare, lo posso controllare". Questo mi ha ricordato il tuo racconto e se potessi glielo regalerei, come il tuo papavero. Bello davvero.

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Messaggio da leggere da Laura Traverso » 06/07/2019, 18:08

E' carino il racconto, ha un bel significato che spazia dalla disperazione alla speranza. L'aver trovato "il posto dell'anima" è stato per il protagonista un sollievo che gli ha consentito di sopravvivere alla cupezza della sua vita. Un sollievo, come ha ben compreso, a cui potrà ricorrere ancora.

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Messaggio da leggere da Teseo Tesei » 07/07/2019, 16:51

La panchina rossa all'ombra del salice piangente è un immagine bellissima nel contesto.
Una panchina di colore tale da attirare l'attenzione, posta all'ombra di un salice piangente.
Una divinità femminile, secondo i celti, che invita il protagonista a cercare conforto e pace tra le sue "braccia".
Così infatti accade.

Sono troppe le anime vaganti senza meta in questo nostro mondo, anime che guardandosi a ritroso identificano erroneamente la loro vita come "inutile".
Nessun Anima durante la sua esistenza è mai inutile.
Anzi tutto diviene utile nel piano del Creatore.

Tuttavia le singole scelte operate determinano un grado di soddisfazione interiore più o meno grande.
Questo grado di soddisfazione è dipendente da quanto siam riusciti a far fruttare i nostri talenti.
Esiste libertà di scelta in tal senso.
Ognuno di noi, determina il suo destino con ogni scelta che opera.
Vivere nella luce, anziché cercare sempre riparo nell'ombra, spesso diventa la scelta più saggia.

Mi piace sia il racconto che il messaggio fatto passare.
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Messaggio da leggere da Carol Bi » 12/07/2019, 14:08

Concordo che il messaggio che trasmette questo racconto è molto bello. Confesso che fino all'incirca metà racconto ero convinta che il protagonista fosse una donna; ciò comunque non toglie certo il senso di ciò che comunica. Purtroppo avremmo bisogno tutti di un nostro angolo di paradiso dove rifugiarsi, trovare pace, respirare, ricaricarsi per poter poi ributtarci nel caotico mondo reale. Brava!

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Messaggio da leggere da Alessandro Mazzi » 14/07/2019, 10:19

Il racconto è carino. Un climx ascendente di angoscia che raggiunge il suo apice nell'incontro con il bambino e che si risolve subito dopo, riportando un senso di quiete temporanea. L'interpretazione del testo è piuttosto libera ed ognuno può fornirne la sua. Trovo che questo non sia un limite, anzi crea domande alle quali non avremo mai risposte ed in fondo è giusto cosi. Cosa rappresenta il bambino? Perché il papavero?
Ti segnalo soltanto una cosa: nella frase "poi si volta nuovamente a guardare nuovamente di fronte a sé", la parola nuovamente è ripetuta.
Nel complesso un buon lavoro.

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Messaggio da leggere da Gabriele Ludovici » 15/07/2019, 11:32

Una tensione crescente che si risolve nell'incontro con il bambino; ben scritto, in stile flusso di coscienza, ci permette di entrare nella testa del protagonista. Ogni lettore può trovarci quello che vuole, il perché del bambino e del papavero non viene spiegato. Ripensare all'infanzia porta sollievo? Tutti abbiamo bisogno di un nostro mondo parallelo nel quale rifugiarsi?
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Namio Intile
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Messaggio da leggere da Namio Intile » 16/07/2019, 14:51

MI pare un buon testo, decisamente migliore di quello con cui hai gareggiato la scorsa edizione. Rispetto a quello la narrazione procede in un senso ben definito, la passeggiata e l'incontro con il bambino, e chiuso da un epilogo decentemente strutturato. E anche il titolo del racconto accompagna il lettore sin dall'inizio senza svelare troppo, il bambino le ombre.

Ho trovato qualche leggerezza, come in questa frase: "passando da un vicolo all’altro nelle ore più fresche"; perché il fresco ha ricordato l'ombra, che con le ombre non ha nulla a che vedere. Ne avrei fatto a meno.
E poi in questa frase: " ha sempre la meglio sulla sete di fuggire all’inevitabile rientro, "; secondo me andava strutturata così: ma l'inevitabile rientro,dove un dolore ben più terribile mi aspetta, giorno dopo giorno, anno dopo anno, senza tregua, senza speranza, ha sempre la meglio sulla sete di fuggire.
E infine un errore: "evitando tuttora di parlarmi". Dovrebbe essere evitando ancora di parlarmi.

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Messaggio da leggere da Isabella Galeotti » 23/07/2019, 11:05

Introspezione, ho capito alla fine che si trattava di un uomo, credo- giacca- anche se anche le donne la indossano. Comunque va benissimo, uomo. Un uomo endonauta, che vuole riflettere su se stesso, e nel momento che vuole riflettere è già in se stesso, lasciando il resto fuori, perlustrando nel più profondo di sè fino a quasi perdere il fiato, fino quasi a morirne. Poi, si accorge che il suo fisico, al contrario della sua mente, si stanca, è esausto e vorrebbe tanto trovare un luogo tranquillo, dove riposare. Da lontano scorge una panchina rossa. Rossa forse perchè voleva farsi notare, con un bimbo accovacciato. Ecco l'introspettivo ansiolitico uomo, entra in questa campana della tranquillità, poi si desta e accanto a se non c'è più il bimbo, ma trova un papavero anch'esso rosso che non è altro che il simbolo del sonno profondo dei sensi e del cuore. Lo affranca all'occhielo e se ne va.
Quando ho fatto le interviste agli autori intendevo proprio un luogo dell'anima, un posto come questa panchina, dove possiamo trovare noi, dove possiamo leggerci e poi alzarci proseguendo la nostra vita.
PS Lo chiedo agli uomini che hanno commentato questo racconto. Ma un uomo può arrivare ad essere un endonauta?
Non posso giudicare, appunto se un uomo potrebbe mai immedesimarsi in un personaggio come questo.
Visto che sia io che Selene siamo donne.
Comunque lo ritengo un valido racconto. voto 4
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Selene Barblan
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Messaggio da leggere da Selene Barblan » 31/07/2019, 14:40

Roberto Bonfanti ha scritto:
01/07/2019, 21:02
Le ansie del protagonista trovano sollievo nel finale, nell’incontro con un bambino, simbolo di una pace perduta e, a fatica, riconquistata, almeno per un momento, almeno con la speranza di poterla ritrovare ancora.
Ben scritto, giocato tutto sull’introspezione, forse lascia poca traccia, se non quella del contrasto fra gli stati d’animo. Trovo che il tuo modo di narrare “pretenda” molto dal lettore, chieda di riempire di contenuti l’appena accennato, suggerito, raramente esplicitato. Sei brava a creare un clima emotivo ma mi piacerebbe leggerti in storie più contestualizzate, non so se sono riuscito a spiegarmi.
Ciao; grazie per aver letto il racconto e per il tuo commento. Si capisco ciò che dici nella tua ultima frase, forse il prossimo racconto sarà più “completo” (non saprei bene come definire il concetto)... dipende un po’ da cosa mi uscirà.. vedremo!

Selene Barblan
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Re: Commento

Messaggio da leggere da Selene Barblan » 31/07/2019, 14:44

Fausto Scatoli ha scritto:
05/07/2019, 12:01
se lo vogliamo considerare un flusso di coscienza, e non mi pare lo sia, andrebbe bene scritto così.
leggendolo invece come una semplice storia narrata dal protagonista, ritengo sarebbe opportuno andare a capo ogni tanto.
il protagonista crea ansia ma non riesce a trasmetterla, perlomeno non la trasmette a me, quindi non diviene efficace come vorrebbe e dovrebbe.
però la storia ha un suo senso, sebbene sia da rileggere.
Ok grazie per il tuo commento. Solitamente vado a capo quando mi sembra che si cambi “scena” e per questo mi è uscito così.. comunque capisco cosa intendi, dato che il contenuto è già denso, il fatto che il testo sia compatto ti risulta forse troppo pesante..

Selene Barblan
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Re: Incontro alle ombre

Messaggio da leggere da Selene Barblan » 31/07/2019, 14:46

Edmondo ha scritto:
06/07/2019, 12:30
Scrivere esorcizza le paure; le butta fuori. Una volta ricordo una studente; bellissima ragazza, che aiutavo a respirare in un sacchetto per un attacco d'ansia. A un certo punto mi disse: "Ce la posso fare, lo posso controllare". Questo mi ha ricordato il tuo racconto e se potessi glielo regalerei, come il tuo papavero. Bello davvero.
Grazie per quanto hai scritto, sono felice che il racconto ti abbia parlato e che abbia rievocato dei ricordi!

Selene Barblan
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Messaggio da leggere da Selene Barblan » 31/07/2019, 14:48

Laura Traverso ha scritto:
06/07/2019, 18:08
E' carino il racconto, ha un bel significato che spazia dalla disperazione alla speranza. L'aver trovato "il posto dell'anima" è stato per il protagonista un sollievo che gli ha consentito di sopravvivere alla cupezza della sua vita. Un sollievo, come ha ben compreso, a cui potrà ricorrere ancora.
Grazie per aver letto e commentato il racconto, contenta abbia lasciato un’impronta positiva!

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Messaggio da leggere da Selene Barblan » 31/07/2019, 14:50

Teseo Tesei ha scritto:
07/07/2019, 16:51
La panchina rossa all'ombra del salice piangente è un immagine bellissima nel contesto.
Una panchina di colore tale da attirare l'attenzione, posta all'ombra di un salice piangente.
Una divinità femminile, secondo i celti, che invita il protagonista a cercare conforto e pace tra le sue "braccia".
Così infatti accade.

Sono troppe le anime vaganti senza meta in questo nostro mondo, anime che guardandosi a ritroso identificano erroneamente la loro vita come "inutile".
Nessun Anima durante la sua esistenza è mai inutile.
Anzi tutto diviene utile nel piano del Creatore.

Tuttavia le singole scelte operate determinano un grado di soddisfazione interiore più o meno grande.
Questo grado di soddisfazione è dipendente da quanto siam riusciti a far fruttare i nostri talenti.
Esiste libertà di scelta in tal senso.
Ognuno di noi, determina il suo destino con ogni scelta che opera.
Vivere nella luce, anziché cercare sempre riparo nell'ombra, spesso diventa la scelta più saggia.

Mi piace sia il racconto che il messaggio fatto passare.
Grazie per la lettura attenta, l’approfondita analisi e per gli apprezzamenti!

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Messaggio da leggere da Selene Barblan » 31/07/2019, 14:54

Carol Bi ha scritto:
12/07/2019, 14:08
Concordo che il messaggio che trasmette questo racconto è molto bello. Confesso che fino all'incirca metà racconto ero convinta che il protagonista fosse una donna; ciò comunque non toglie certo il senso di ciò che comunica. Purtroppo avremmo bisogno tutti di un nostro angolo di paradiso dove rifugiarsi, trovare pace, respirare, ricaricarsi per poter poi ributtarci nel caotico mondo reale. Brava!
Interessante, leggendo il tuo commento ho riletto il racconto e in effetti il protagonista risulta poco delineato a livello fisico. Questo forse permette al lettore di immedesimarsi di più, se la lettura lo coinvolge (ma anche al contrario per alcuni potrebbe risultare meno leggibile e coinvolgente). Grazie anche a te per il tuo commento e per l’apprezzamento!

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Messaggio da leggere da Selene Barblan » 31/07/2019, 14:56

Alessandro Mazzi ha scritto:
14/07/2019, 10:19
Il racconto è carino. Un climx ascendente di angoscia che raggiunge il suo apice nell'incontro con il bambino e che si risolve subito dopo, riportando un senso di quiete temporanea. L'interpretazione del testo è piuttosto libera ed ognuno può fornirne la sua. Trovo che questo non sia un limite, anzi crea domande alle quali non avremo mai risposte ed in fondo è giusto cosi. Cosa rappresenta il bambino? Perché il papavero?
Ti segnalo soltanto una cosa: nella frase "poi si volta nuovamente a guardare nuovamente di fronte a sé", la parola nuovamente è ripetuta.
Nel complesso un buon lavoro.
Grazie per il tuo commento, è una soddisfazione per me suscitare domande, incuriosire il lettore. Grazie anche per la correzione, modificherò la frase!

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Messaggio da leggere da Selene Barblan » 31/07/2019, 14:58

Gabriele Ludovici ha scritto:
15/07/2019, 11:32
Una tensione crescente che si risolve nell'incontro con il bambino; ben scritto, in stile flusso di coscienza, ci permette di entrare nella testa del protagonista. Ogni lettore può trovarci quello che vuole, il perché del bambino e del papavero non viene spiegato. Ripensare all'infanzia porta sollievo? Tutti abbiamo bisogno di un nostro mondo parallelo nel quale rifugiarsi?
Ciao, grazie anche a te per quanto hai scritto; in effetti spesso quello che scrivo dà ampio spazio alle interpretazioni..

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Messaggio da leggere da Selene Barblan » 31/07/2019, 15:01

Namio Intile ha scritto:
16/07/2019, 14:51
MI pare un buon testo, decisamente migliore di quello con cui hai gareggiato la scorsa edizione. Rispetto a quello la narrazione procede in un senso ben definito, la passeggiata e l'incontro con il bambino, e chiuso da un epilogo decentemente strutturato. E anche il titolo del racconto accompagna il lettore sin dall'inizio senza svelare troppo, il bambino le ombre.

Ho trovato qualche leggerezza, come in questa frase: "passando da un vicolo all’altro nelle ore più fresche"; perché il fresco ha ricordato l'ombra, che con le ombre non ha nulla a che vedere. Ne avrei fatto a meno.
E poi in questa frase: " ha sempre la meglio sulla sete di fuggire all’inevitabile rientro, "; secondo me andava strutturata così: ma l'inevitabile rientro,dove un dolore ben più terribile mi aspetta, giorno dopo giorno, anno dopo anno, senza tregua, senza speranza, ha sempre la meglio sulla sete di fuggire.
E infine un errore: "evitando tuttora di parlarmi". Dovrebbe essere evitando ancora di parlarmi.
Grazie per l’attenta lettura e per i suggerimenti; sicuramente ne terrò conto quando rileggerò e correggerò il testo.

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Messaggio da leggere da Selene Barblan » 31/07/2019, 15:03

Isabella Galeotti ha scritto:
23/07/2019, 11:05
Introspezione, ho capito alla fine che si trattava di un uomo, credo- giacca- anche se anche le donne la indossano. Comunque va benissimo, uomo. Un uomo endonauta, che vuole riflettere su se stesso, e nel momento che vuole riflettere è già in se stesso, lasciando il resto fuori, perlustrando nel più profondo di sè fino a quasi perdere il fiato, fino quasi a morirne. Poi, si accorge che il suo fisico, al contrario della sua mente, si stanca, è esausto e vorrebbe tanto trovare un luogo tranquillo, dove riposare. Da lontano scorge una panchina rossa. Rossa forse perchè voleva farsi notare, con un bimbo accovacciato. Ecco l'introspettivo ansiolitico uomo, entra in questa campana della tranquillità, poi si desta e accanto a se non c'è più il bimbo, ma trova un papavero anch'esso rosso che non è altro che il simbolo del sonno profondo dei sensi e del cuore. Lo affranca all'occhielo e se ne va.
Quando ho fatto le interviste agli autori intendevo proprio un luogo dell'anima, un posto come questa panchina, dove possiamo trovare noi, dove possiamo leggerci e poi alzarci proseguendo la nostra vita.
PS Lo chiedo agli uomini che hanno commentato questo racconto. Ma un uomo può arrivare ad essere un endonauta?
Non posso giudicare, appunto se un uomo potrebbe mai immedesimarsi in un personaggio come questo.
Visto che sia io che Selene siamo donne.
Comunque lo ritengo un valido racconto. voto 4
Grazie mille per l’approfondita analisi, in effetti quando l’ho scritto ho pensato ad un protagonista uomo. Contenta ti sia piaciuto!!

Angelo Ciola
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Messaggio da leggere da Angelo Ciola » 12/08/2019, 9:01

Più che un racconto è una riflessione interiore del protagonista condito da diverse allegorie di cui non ho compreso tutti i significati. E' certamente scritto bene ma il racconto non mi ha convinto completamente.
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Gianluigi Redaelli
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Re: Incontro alle ombre

Messaggio da leggere da Gianluigi Redaelli » 10/09/2019, 18:40

Mi piace molto per l'atmosfera densa di dolore e disperazione che mi ricordano miei momenti di vita che ho spesso scritto, il tutto poi è concluso con immagine di sollievo e ritrovata speranza.

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Human Take Away

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Umani da asporto

Nota: questo libro non è derivato dai nostri concorsi ma ne abbiamo curato l'editing e la diffusione per conto dell'autore che ha ceduto le royalty all'Associazione culturale.
"Human Take Away" è un racconto corale dove gli autori Alessandro Napolitano e Massimo Baglione hanno immaginato una prospettiva insolita per un contatto alieno. In questo testo non è stata ideata chissà quale novità letteraria, né gli autori si sono ispirati a un particolare film, libro o videogioco già visti o letti. La loro è una storia che gli è piaciuto scrivere assieme, per divertirsi e, soprattutto, per vincere l'Adunanza letteraria del 2011, organizzata da BraviAutori.it. Se con la narrazione si sono involontariamente avvicinati troppo a storie già famose, affermano, non era voluto. Desiderano solo che vi gustiate l'avventura senza scervellarvi troppo sul come gli sia venuta in mente.
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Biblioteca labirinto

Biblioteca labirinto

Cinque scaffali di opere concatenate per raccontare libri, biblioteche e personaggi letterari

Riportare la lettura e la biblioteca al centro dell'attenzione dovrebbe essere un dovere di ciascuno di noi. Se in qualche misura ci riesce una raccolta di racconti non si può che gioirne, nella speranza che possa essere contagioso, come deve esserlo tutto ciò che ci spinge a riflettere e a interrogarci sull'essenza del nostro esistere.
A cura di Lorenzo Pompeo e Massimo Baglione.
introduzione del Prof. Gabriele Mazzitelli.

Contiene opere di: Alberto De Paulis, Monica Porta, Lorenzo Pompeo, Claudio Lei, Nunzio Campanelli, Vittoria Tomasi, Cristina Cornelio, Marco Vecchi, Antonella Pighin, Nadia Tibaudo, Sonia Piras, Umberto Pasqui, Desirée Ferrarese.
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Il Bestiario del terzo millennio

Il Bestiario del terzo millennio

raccolta di creature inventate

Direttamente dal medioevo contemporaneo, una raccolta di creature inventate, descritte e narrate da venti autori. Una bestia originale e inedita per ogni lettera dell'alfabeto, per un bestiario del terzo millennio. In questa antologia si scoprono cose bizzarre, cose del tutto nuove che meritano un'attenta e seria lettura.
Ideato e curato da Umberto Pasqui.
illustrazioni di Marco Casadei.

Contiene opere di: Bruno Elpis, Edoardo Greppi, Lucia Manna, Concita Imperatrice, Angelo Manarola, Roberto Paradiso, Luisa Gasbarri, Sandra Ludovici, Yara Źagar, Lodovico Ferrari, Ser Stefano, Nunzio Campanelli, Desirìe Ferrarese, Maria Lipartiti, Francesco Paolo Catanzaro, Federica Ribis, Antonella Pighin, Carlotta Invrea, Patrizia Benetti, Cristina Cornelio, Sonia Piras, Umberto Pasqui.
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Calendario BraviAutori.it "Year-end writer" 2018 -  (a colori)

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(edizione 2018, 6,77 MB)

Autori partecipanti: Angela Catalini, Laura Traverso, Liliana Tuozzo, Marco Bertoli, Lodovico, Giorgio Leone, Giovanni Teresi, Sandra Ludovici, Pietro Sanzeri, Serena Barsottelli, Ida Dainese, Nunzio Campanelli, Lucafan,
A cura di Tullio Aragona.
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Calendario BraviAutori.it 2012 -  (a colori)

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(edizione 2012, 6,33 MB)

Autori partecipanti: Marina, Paul Olden, Maurizio Vicedomini, Lady Rugiada, Andrea Leonelli, Angela Di Salvo, Celeste Borrelli, yami iume, Recenso, Simone Guidi, Mariadele, Tullio Aragona,
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La Gara 10 - Dreaming of a Weird Christmas

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