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Relatività

(saggio filosofia, breve - per tutti)
Tempo di lettura: circa 5 minuti
18 visite dal 05/04/2022, l'ultima: 1 mese fa.
8 recensioni o commenti ricevuti
Autore di quest'opera:
avatar di Giancarlo Rizzo
nwGiancarlo Rizzo
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Recensioni: 8 di visitatori, 10 totali.
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avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
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Recensione o commento # 1, data 21:06:16, 05/04/2022
Infatti in realtà secondo proprio la teoria della relatività ogni nostro tempo, passato, presente e futuro è già esistente, tutto sta dal punto nello spazio tempo in cui noi osserviamo un determinato evento. Questo implica che non esiste un vero libero arbitrio. Mi spiego, se quello che noi vediamo di una stella non è il presente della stella, ma a seconda della collocazione del nostro punto di vista può essere sia il suo passato come il suo stesso futuro, cioè a seconda di quanto tempo impiega la luce di questa stella ad arrivare a noi, e in base a dove siamo noi nello spazio e quindi nel tempo ad osservare questo stesso evento. Questo implica che allo stesso modo, osservando la luce della terra da un altro punto dello spazio tempo, potremmo vedere a seconda del nostro punto di osservazione o il passato o il futuro stesso della terra. Questo significa che ogni nostra azione o decisione compiuta è gia stata fatta, quindi immutabile. Però proprio perché abbiamo consapevolezza di noi, solo nel momento presente, noi siamo pienamente consci e quindi responsabili di quello che sono e comportano le nostre stesse scelte, cioè siamo parte attiva di tutto questo grazie alla nostra comprensione di essere e per questo solo noi responsabili in prima persona delle nostre scelte e conseguenze dirette ad esse.



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nwGabriele Pecci
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Recensione o commento # 2, data 21:21:01, 05/04/2022
Quindi la risposta è no, se lo fossimo saremmo comparabili a Tutto, cioè onniscenti. Dovremmo spostarci al di là della velocità della luce, ma in ogni caso anche se riuscissimo in questo, quindi avere una visione circolare del tempo in un unicum presente, invece che in linea retta (il principio entropico) non potremmo comunque cambiare quello che già è stato, già è e già sarà. Altro motivo per cui dico che Tutto è al di fuori di questo paradosso, quindi al di fuori di noi e dell'universo stesso, cioè fuori dal nostro piano di realtà universale. Altrimenti non potrebbe esserci un vero inizio a tutto questo, saremmo sempre inscritti nello stesso punto, come correre su un infinito cerchio, corriamo senza spostarci, né nel tempo, né nello spazio. Quindi se esiste un principio può essere solo se collocato fuori da esso, dal tempo, dallo spazio e tutto ciò che governa questo piano di realtà.



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nwGabriele Pecci
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Recensione o commento # 3, data 21:42:51, 05/04/2022
La vista, in Tibet, di sicuro aiuterebbe ad amplificare il tutto. Solo che dopo mi mancherebbe il mio amaro dopo le 8 che a sua volta schiarisce…



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avatar di Giancarlo Rizzo
nwGiancarlo Rizzo
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risposta dell'autore, data 21:47:28, 05/04/2022
Bene. Ti faccio notare che già ci stiamo spostando alla velocità della luce, anzi poco meno e la differenza è il tempo che conosciamo.
Per altro è evidente che, stando così le cose, Dio è il creatore esterno all'universo. Anche questo dipende dal punto di vista.



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nwGabriele Pecci
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Recensione o commento # 4, data 21:57:53, 05/04/2022
Infatti è così, anche ammettendo (per ora inammissibile anche per la scienza stessa) di muoverci ad una velocità superiore a quella della luce, se questo stesso fatto sfonderebbe questo piano di realtà, forse le cose, questo punto di vista, cambierebbe. Ma finché siamo su questo piano, velocità superiore o meno che sia della luce, non cambierebbe in fondo niente, sapremmo solo già il nostro destino, potendolo provare e vedere insieme al nostro passato direttamente oggi, ma non potremmo comunque cambiarlo, dal momento che anche adesso che parliamo è già successo, esiste già, anche se non possiamo averne oggi in nessun modo nessuna consapevolezza e comprensione.



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nwGabriele Pecci
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Recensione o commento # 5, data 07:52:23, 06/04/2022
Anche la relatività stessa è un intuizione di una legge universale che l'uomo ha avuto e potuto quindi confermare seguendo un suo linguaggio matematico/fisico/quantistico. Ma questo solo perché è parte del nostro piano di comprensione universale. Compreso questo, compreso la nostra stessa grandezza nell'essere riusciti da soli ad arrivare grazie alla nostra comprensione di noi stessi e di quello che ci circonda fino a questo punto, adesso però comprendere il problema che abbiamo ora davanti è molto diverso. Come noi possiamo oggi, su quali basi potremmo domani, cioè ora, come in futuro, indagare o anche solo comprendere, un piano di realtà fuori dal nostro? Se la teoria stessa della relatività è vera, essa stessa poi conferma, come abbiamo entrambi concluso, che noi siamo sottomessi ad un concetto di tempo e spazio relativo alla nostra realtà. Quindi se noi moriamo, non usciamo dalla nostra realtà essendo noi ancora inscritti dentro questa realtà universale. Noi, il nostro essere in divenire dopo la nostra morte, la nostra materia ed energia stessa, farà sempre parte e sarà sempre legata a questa realtà. È la realtà stessa che ingloba anche il nostro personale limitato essere quindi che deve dissolversi, cioè tutto il creato formatosi in questo universo e quindi l'universo stesso. Una volta scoppiata anche questa bolla che dal nostro punto di vista è equiparabile comunque alla nostra morte, cioè la fine della nostra realtà percepita, da un punto di vista esterno a questo invece, quindi totalmente al di fuori, diverso dal nostro concetto di spazio e tempo, è invece l'universo stesso, cioè questo intero piano di realtà a doversi prima dissolvere per poter poi essere o arrivare su un piano di comprensione, un piano di esistenza diversa, quindi di diversa consapevolezza, in questo caso onnipotenza e onniscienza a noi totalmente sconosciuta e negata, un piano di realtà relativo solo a Dio, quindi a Tutto. Anche questo magari è già successo, l'universo, visto da fuori del nostro piano, visto quindi, come realtà a sé, ipotizzando ed applicando ad esso le nostre stesse leggi, potrebbe già essere tranquillamente esso stesso già imploso, finito, come lo sono tutte le nostre scelte passate, presenti e future che sono quindi già state compiute, questo perché come già detto, osservando la terra da un punto di vista interno al nostro universo, ma in un diverso punto nello spazio e quindi nel tempo da noi, potremmo vedere tanto il passato, quanto il futuro stesso della terra. Le nostre scelte dal nostro punto di vista permettono e si presentano quindi, almeno in fronte alla nostra esistenza, parte attiva al compimento universale stesso di questo piano di realtà relativa al nostro universo. Quindi osservando l'universo da un punto di vista esterno ad esso, quindi in un tempo senza concetto di tempo e in uno spazio senza concetto di spazio (cioè quello di Tutto), esso stesso (l'universo) potrebbe allo stesso modo essere stato creato e finire al contempo tutto il suo essere in divenire, in una frazione di istante, come allo stesso modo, durare miliardi di miliardi di anni luce prima di arrivare al suo compimento e quindi alla sua fine (questo seguendo sempre il nostro concetto di misura relativa tra spazio e tempo), ma questo non è osservabile dal nostro possibile punto di vista, ma solo da quello di Tutto. Essendo esso stesso fuori da questo sistema relativo di realtà, quindi fuori dal concetto stesso di spazio e di tempo.

Conclusioni :

Noi siamo inscritti nella realtà di questo universo.

Noi come l'universo stesso subiamo e percepiamo il tempo come una linea dal passato verso il futuro.(entropia)

Se la teoria della relatività è vera, noi non abbiamo vero libero arbitrio all'interno della nostra realtà.
Questo perché osservando la terra da un diverso punto dello spazio, non vedremmo il nostro presente ma a seconda della distanza che intercorre (anni luce) vedremmo il presente relativo al punto di osservazione, cioè o il nostro passato o il nostro futuro.

Tutto non è dentro la nostra realtà, è al di fuori del nostro concetto di tempo, percepisce il nostro stesso universo magari come un unicum misura di tempo, cioè quella che per Tutto è una frazione di un istante per il nostro concetto di tempo potrebbero volerci miliardi di miliardi di miliardi di anni luce, immaginate Dio batte le mani, per lui è un secondo, per noi prima di sentire lo schiocco potrebbero intercorrere triliardi di milioni di anni luce.
Questo perché il tempo per Dio non sarebbe su una linea ma circolare, senza inizio e senza fine, quindi onnisciente e onnipresente, quindi fuori dal tempo e dallo spazio stesso.

Quello che per noi è la fine della nostra realtà, cioè la nostra morte, non è però la fine di questa stessa realtà in cui siamo tutti inscritti, quindi da un punto di vista interno alla realtà di questo universo, finché Tutto non ha battuto le mani, l'universo continua ad esistere ed espandersi e noi sotto forma di materia, quindi



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nwGabriele Pecci
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Recensione o commento # 6, data 14:00:01, 06/04/2022
Di energia con lui, morti o vivi che siamo o saremo.

Una volta che Tutto, batte le mani, l'universo stesso e questa realtà cessano di esistere allo stesso modo di come sono stati creati.

Quello che sarà dopo non sta a me come a nessuno intuirlo. Potremmo essere dissolti in nulla come in Tutto stesso (tornare ad essere essenza).



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nwGabriele Pecci
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Recensione o commento # 7, data 14:01:04, 06/04/2022
Alla luce di questo, se accetti questo ragionamento per vero, capisci perché dal mio punto di vista poi non ha più senso cercare una risposta, ma ha senso solo comprendere il perché e la misura in cui viene posta, a me stesso in primis questa domanda. Il percorso di comprensione di noi stessi ci porta solo a comprendere ed accettare in fine queste stesse nostre intuizioni, consci dei nostri stessi limiti di percezioni/osservabili/dimostrabili, appartenenti ed inscritti, come noi stessi siamo, a questa nostra stessa realtà.



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nwGiancarlo Rizzo
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risposta dell'autore, data 15:40:26, 06/04/2022
Ho sempre parlato di energia, che è anche materia, che compone l'universo immenso che conosciamo o di cui immaginiamo di aver conosciuto la natura.
Ho arguito che il pensiero potesse essere l'espressione immateriale dello Spirito; ma nessuno ha ancora capito bene come il pensiero "spirituale" riesca a generare quell'energia fisica che muove la materia. Questo salto è ancora allo studio là dove neppure le ultime teorie della quantistica ci danno risposte esaurienti.
Dunque confermo tutta la tua sintesi e sono concorde sulle riflessioni che fai sulla relatività. D'accordo che Tutto (dio) sia al di fuori da quello che lui stesso ha creato.
Come ho già detto non possiamo vedere gli atomi guardando dentro un microscopio che è costituito lui stesso da atomi. Non possiamo capire la Realtà che esiste al di fuori della nostra natura. Possiamo solo intuirla.
Intuizione: parola magica che disperatamente tenta di dare una spiegazione ad un fenomeno che avviene nel nostro esistere e che si manifesta con la situazione di consapevolezza.
L'intuizione ci dice che esiste lo Spirito, che noi abbiamo insito nel nostro Uomo un Essere che è spirito, che non sappiamo cos'è, che non riusciamo ad indagare oltre alla consapevolezza della sua esistenza.
Questo Spirito fa parte del Tutto, ovvero come qualcuno dice, questo spirito è un'espressione di Dio ecc. ecc.
Allora la domanda nasce dal fatto che l'Essere spirituale che riconosciamo in noi, esiste davvero. Esiste perché la intuiamo ed esiste perché fa parte della nostra realtà individuale che crea la propria realtà. E la nostra realtà per noi è tutto: senza noi non esiste nulla nemmeno Dio.
Se non c'è Dio, perché ci sono io?
… e la domanda aspetta una risposta!



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nwGabriele Pecci
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Recensione o commento # 8, data 18:01:44, 06/04/2022
Secondo la tua intuizione è così infatti, come ti avevo già detto in altre parole, tu poni te stesso o l'essere spirituale che da vita alla tua consapevolezza, come fulcro su cui si basa la tua realtà, ma se poni la questione su questi termini, oltre a non avere risposta, non avrai nemmeno pace in te stesso per non poterla né indagare né comprendere.
La mia intuizione differisce su questo dalla tua, io ormai credo di non avere nessun essere spirituale derivato da Tutto dentro di me che forma la mia comprensione, quindi non solo Tutto è fuori dalla mia realtà ma anche ogni sua possibile emanazione spirituale, non è questa che tocca e muove la mia intuizione, ma è la stessa consapevolezza di me stesso, avuta non per mezzo di un essere spirituale (essenza di Tutto, spirito, anima ecc.), ma per mezzo della mia evoluzione stessa in uomo sapiens. Questa evoluzione, già inscritta nei nostri geni/atomi ecc., come stessa voluta volontà di Tutto. Quindi tutto ciò che è Tutto è solo all'infuori di me. Dove noi sotto forma di creato (l'universo intero), siamo sua espressione, una sua forma di volontà creativa.
La mia comprensione quindi, deriva da una volontà di Tutto (creazione dell'universo/realtà), quindi per me rimane comprensibile solo la parte che rimane inscritta nella mia realtà (evoluzione in uomo sapiens), non posso cioè indagare la volontà di Tutto (fuori dalla mia realtà), quindi non posso comprendere nella mia realtà né il come, né il perché ho ereditato tramite evoluzione questa stessa consapevolezza.
Ragionando così, accetto che si che la mia realtà relativa al mio essere che io comprendo, finisce alla mia morte, ma non la realtà stessa, in cui il mio stesso essere è inscritto, questa realtà, questo universo va avanti, io stesso continuo a essere materia sotto forma di energia, ora e anche dopo la mia morte, ora in vita è materia/energia cosciente, dopo credo continuerà ad essere presente in questa realtà incoscientemente magari, come energia derivata da materia incosciente di se stessa (come il resto del creato) non lo posso sapere per certo questo. Il fatto invece certo è che comprendo che questa realtà che mi ingloba come suo stesso creato, partendo dal soffio di Tutto, continuerà ad esistere ed espandersi anche senza di me o sotto questa forma che mi rappresenta oggi.

Questo continuerà finché Tutto ha deciso che continui, non posso con il mio concetto di tempo, attribuire un tempo di scelta a Dio, quello che per lui può essere una frazione di secondo, per me lo stesso tempo potrebbe valere come triliardi di anni luce del tempo da noi misurabile, cioè nel tempo che Dio batta le mani, si potrebbe creare e concludere lo stesso universo da lui creato. Questo per dire che la mia realtà, vale solo per me, può descrivere solo il mio essere e sentire, ma non Tutto. Se io non sono Tutto (so per certo di non esserlo, perché non lo posso comprendere, con la stessa comprensione con cui posso comprendere invece me stesso), ma so per certo che Tutto esiste (perché la comprensione di me stesso mi ha portato a comprenderne reale l'esistenza, totalmente e nella sua interezza fuori dal mio essere), ed esiste per questo solo fuori dalla mia realtà comprensibile, questo vuol dire che Tutto è Tutto anche senza la mia stessa individuale realtà.

Questo spiega logicamente ogni cosa a noi comprensibile. Come intuito, se noi togliamo da dentro noi stessi il concetto di spirito, anima, essenza, parte di Tutto dentro di noi, anche il suo stesso tocco, non è e non può essere più tale in essere o percepito in noi. Compreso e accettato questo torna tutto. Noi siamo solo creato dalla voluta volontà di Tutto che ha voluto tramite la nostra evoluzione donarci la possibilità di comprendere tramite intuizione derivata solo dalla comprensione di noi stessi, dovuta essa stessa alla nostra evoluzione in uomo sapiens, quindi essa stessa in essere come processo evolutivo in noi, farci partecipi, darci un sentore, ma senza spiegazione dei suoi piani, non perché comprendessimo o potessimo e aggiungo dovessimo noi comprenderne i perché, ma perché possiamo tramite la nostra intuizione logica e il nostro stesso sentire comprendere la sua esistenza, il suo esserci fuori da questa nostra realtà.





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incipit: Le nostre concezioni dello spazio-tempo sono radicalmente cambiate nel corso dei secoli. Fino all’inizio del Novecento si credeva ancora in un tempo assoluto. Si pensava che il tempo seguisse una linea retta attraverso tutti gli eventi, e che fosse uguale per tutti. La scoperta del fatto che la velocità della luce fosse uguale per ogni osservatore, indipendentemente dal suo movimento, portò alla formulazione delle teoria della relatività.

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