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Libertà

(altro biografia, breve - per tutti)
40 visite dal 16/05/2022, l'ultima: 5 mesi fa.
16 recensioni o commenti ricevuti
Autore di quest'opera:
avatar di Giancarlo Rizzo
nwGiancarlo Rizzo
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Descrizione: da definire...

Incipit: Se nel profondo del tuo io senti il richiamo della libertà vuol dire che libero non sei. Sei uomo e sei…


Libertà
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Elenco Tag dell'opera:
#liberta(69)    #scelta(13)    #matematica(22)



Recensioni: 16 di visitatori, 19 totali.
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recensore:

Recensione o commento # 1, data 17:36:10, 16/05/2022
Cavoli che bello, e quanto condivido ogni parola, … io sono stata definita una irrequieta(psicologo di coppia



recensore:

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Recensione o commento # 2, data 19:47:54, 16/05/2022
Mi trovi d'accordo su molti punti, quello che però non riesci o non vuoi secondo me capire é che questo tuo modo di pensare esso stesso ti tiene a suo modo prigioniero come lo fa o farebbe qualsiasi altro. Per questo accetto, (non mi accontento, è profondamente diverso) di non poter comprendere qualcosa che è al di fuori della mia realtà. Qualcosa quindi che qualsiasi ragionamento possa fare mi terrebbe comunque prigioniero di quello stesso ragionamento, che io non potrò mai veramente comprendere, Infatti se hai seguito bene le mie parole è solo la morte fisica e mentale che ci può rendere veramente liberi da noi stessi. Quindi se è libertà quella che cerchi non sarà nessuna risposta a potertela dare, ma solo accettare di non averne (non su questo almeno), quindi essere finalmente libero da qualsiasi prigione, sia essa fisica che mentale, nel tuo stesso destino, la morte. Se il mio senso di esistere è comprendere me stesso, puoi solo alla fine di tutto comprendere anche di non potere avere questa risposta, il non avere questa risposta, non è per ignoranza, quindi per non paura, ma per serena accettazione di qualcosa che non ci è dato capire perché è fuori dalla realtà stessa, dal momento che siamo dentro un universo finito e come esso stesso abbiamo un inizio ed una fine, quindi il nostro stesso limite, la nostra morte è quello che ci libera da tutto questo che ci tiene prigionieri di noi stessi e di cui il "noi stessi" è la principale parte in essere che ci imprigiona come bene hai descritto in questo testo. Ma se noi fossimo infiniti non saremmo in questa stessa realtà, perché il sapere o conoscienza infinito non può essere iscritto dentro questo tempo (finito) e questo spazio (finito), dentro quindi una realtà finita e derivare da essa, come lo siamo noi. Può esserne solo fuori, come infatti lo è, ma non è, proprio per tutto questo, parte di noi o in noi.



recensore:
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nwGiancarlo Rizzo
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risposta dell'autore, data 20:42:15, 16/05/2022
L'universo è finito nel tempo e nello spazio. Noi, esseri speciali dotati di consapevolezza, siamo parte dell'universo finito e quindi anche noi siamo limitati. Come tutte le cose di questo mondo ci trasformiamo e come individui moriamo per diluire la nostra energia nell'entropia generale. Niente anima, niente spirito immortale, nessuna speranza di capire quel qualcosa che è la causa o l'origine del Tutto.
Ma c'è un problema: qualcuno ci ha messo un tarlo nella zucca. Un tarlo che lavora da 250.000 anni (una bazzeccola di tempo misurando i tempi universali) il tarlo del Perché. Non l'abbiamo creato noi ce lo siamo trovato quando abbiamo scoperto che siamo coscienti. La risposta è una intuizione di qualcosa che è al di fuori della nostra realtà oggettiva ma dentro la realtà soggettiva. Tutti la percepiscono quindi è reale e non è una singola illusione. Per quanto sia difficile la ricerca alcuni di noi sentono che è possibile comprendere ( asceti, monaci, santi, ecc.). Questa è la speranza e la speranza esiste perché nasce da dentro di noi, appartiene alla nostra specie.
Se neghi queste riflessioni, libero di farlo, chiediti sinceramente perché lo fai. Forse per metterti i cuore in pace?

risposte/obiezioni
Infatti se hai seguito bene le mie parole è solo la morte fisica e mentale che ci può rendere veramente liberi da noi stessi.
--- Non è detto che sia come dici tu.

non ci è dato capire dal momento che siamo dentro un universo finito e come esso stesso abbiamo un inizio ed una fine,
---come materia, ma se esistesse lo spirito?

se fossimo infiniti non saremmo in questa stessa realtà,
---e se lo spirito fosse "agganciato" ma non fatto della stessa natura, quindi anche eterno, infinito?

perché il sapere o conoscenza infinita non può essere iscritta dentro una realtà finita e derivare da essa, come lo siamo noi.
--- è il contrario : siamo noi derivati e iscritti in una realtà infinita di cui facciamo parte. Nell'esistenza in vita comprendiamo solo il finito. Dopo, con lo spirito, comprenderemo l'infinito. Chi lo sa?



recensore:

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Recensione o commento # 3, data 21:16:04, 16/05/2022
Il tarlo del perché dal mio punto di vista è perfettamente spiegato dalla nostra stessa comprensione, cioè la comprensione stessa di noi stessi che porta a tutto il resto e a qualsiasi altro aspetto che ci riguarda (questo per quel che riguarda l'esistenza), il perché della vita è come tutte le forme di vita viventi il perpetuare la vita stessa della specie con altra vita. Io la mia risposta c'è l'ho ed è perfettamente sensata. La speranza esiste, ma esiste legata comunque al finito di cui tutto è parte in questa realtà.

La nostra realtà non è infinita, ma è finita in essere dalla nostra morte individuale.

La realtà stessa dell'universo non è infinita, ma finita, altrimenti non avrebbe origine, ma noi sappiamo e questo per certo che un origine c'è e l'abbiamo pure udita e studiata. Ma se c'è un inizio, c'è una fine di esso, e di tutto ciò che è al suo interno, noi compresi.

Quando riuscirai a dirmi che cosa è lo spirito e non cosa rappresenta per il tuo sentire stesso, sarò felice di sapere di avere anche un' anima. Finché non lo capisci e quindi non puoi comprenderlo minimamente invece, l'anima o lo spirito non esistono in noi, esiste solo il sentire (emozionale/emotivo) stesso che invece è parte di noi e che noi applichiamo ad esso (cioè al concetto che noi gli attribuiamo, non all'essenza di ciò che è in realtà lo spirito) chiamandolo spirito o anima (proforme verbali). Dimmi che cosa è oggettivamente lo spirito e l'anima (descrizione e spiegazione oggettiva, come puoi darla di qualsiasi altra cosa che comprendi, o di cui puoi avvertirne invece reale presenza in te, cioè che modifica il tuo sentire comprendendo il suo vero essere, non un concetto in essere, in te, come lo puoi fare invece con e sentendo l'amore o l'odio o qualsiasi altro sentimento.
Se non lo sai però il tuo stesso ragionamento che chiami di "libertà" verso l'ignoranza del non sapere, fa una discreta acqua.

Tutto questo è perche tu ragioni ancora con i se, cioè con "e se lo spirito, e se l'anima, e se l'infinito… Se sapessi di cosa stai realmente parlando ti darei ragione, ma la realtà è che non lo sai perché non lo puoi ne capire ne comprendere, ma solo intuire, e sperare nel tuo caso che sia così come pensi, come l'illusione che la tua mente, pone sulle tue paure, cioè su queste stesse cose che non puoi comprendere, ma che ti danno motivo e ragione di continuare a cercare per arrivare un giorno a farlo, oppure qualcuno dopo di te che lo farà dove tu non sei riuscito, per avere quindi almeno delle risposte.

Io invece intuisco solo per logica ormai che Tutto è fuori dalla mia realtà e quindi che Tutto non fa parte del mio essere essendo io iscritto in una realtà finita, oltre a questa intuizione, escludo ora poi ogni altra cosa che mi porta lontano da quella che è invece la realtà che vivo io, te e chiunque altro. Cioè il voler comprendere o arrivare a comprendere, o di aver un qualche diritto di comprendere se non io, un altro al posto mio un lontano giorno da oggi quello che è fuori dalla realtà a me comprensibile. Tu cerchi salvezza dell'io o di quello che chiami spirito vitale per dare un senso a tutto, io invece libertà nella morte del mio stesso io, quindi nella fine della mia esistenza su ogni aspetto della stessa, cioè l'unica vera forma di libertà vera possibile, la cessazione del mio intero essere, fisico e mentale, cioè la stessa che tu dici di volere invece mantenendo però lo stesso laccio che adesso ti imprigiona. Cioè una forma qualsiasi di salvezza. Questa sai come si può chiamare "fede", non dubbio come tu dici o credi che sia, ma fede nella speranza di una qualsiasi salvezza o risposta data che ti dia però un motivo di essere ancora presente per poterla in qualche modo comprendere, e quindi salvo dalla fine totale del tuo essere, l'unica cosa che ti darebbe invece la totale libertà da questa prigione, ha il suo prezzo purtroppo o per fortuna, la vera libertà è la nostra stessa fine.



recensore:

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Recensione o commento # 4, data 21:25:27, 16/05/2022
Ho il cellulare mezzo rotto, quindi devo ogni volta ricorreggere il testo da fraintendimenti o errori di forma. Porta pazienza prima di rispondere perché mi ci vuole un po per ritradurlo in italiano.

(parlavo del commento sopra, finito adesso mi sembra abbastanza comprensibile)



recensore:

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Recensione o commento # 5, data 22:47:07, 16/05/2022
Chiaramente quando io mi riferisco a Tutto non lo comprendo per niente, posso solo immaginarne una logica per ipotesi a me comprensibili, quindi associargli di volta in volta una logica umana, per arrivare ad esclusioni poi alla situazione nostra che ci appartiene. Quindi non comprendo infatti l'essere dell'anima o spirito in quanto tale. Se parlo di spirito o anima associo questo non a un mio sentire, ma solo a qualcosa che non posso comprendere, solo che posso intuire per logica, ma se avessi l'anima dentro di me, oltre a intuirne presenza come posso intuire presenza di Dio fuori dalla realtà, non solo la percepirei dentro di me, ma potrei proprio descriverla se non in suo stesso essere, almeno nel cambiamento che essa nel suo essere in me comporta, come quando si è innamorati, si può descrivere l'amore tramite i cambiamenti che esso comporta in noi singolarmente, ma sull'anima o sullo spirito che pensiamo di avere in noi, non possiamo fare questo, quindi ricolleghiamo il suo stesso in essere a concetti diversi come amore, libertà, ecc. Concetti che quindi percepiamo e viviamo su noi stessi già reali e tangibili. Cioè il nostro stesso sentire già conosciuto e quindi comprensibile e descrivibile poi applicato al concetto di anima che invece di per suo non comprendiamo affatto. Non so se sia chiaro cosa voglio dire. "stati d'animo" "bontà d'animo" "animo profondo" "pena dell'anima" ecc., niente di tutto ciò descrive né in essere, né il cambiamento dovuto alla sua presenza in noi, dell'anima o spirito, se non già quello che noi conosciamo benissimo e quindi riconducibile ad altro sentire in noi stessi che fa effettivamente e realmente parte di noi (pulsioni emozionali/emotive), e non solo come proforma verbale applicata ad un sentire già esistente per convincerci di averne poi una in possesso. (forse così è più chiaro)



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nwGiancarlo Rizzo
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risposta dell'autore, data 00:15:41, 17/05/2022
Quando riuscirai a dirmi che cosa è lo spirito e non cosa rappresenta per il tuo sentire stesso, sarò felice di sapere di avere anche un' anima.

Ci sei seduto sopra, ma la verità è così grande che non riesci a vederla.
Che cosa è una pulsione? È in ultima analisi l'effetto di un processo fisico dovuto alla chimica del corpo dove sostanze, cellule, atomi, particelle, quanti di energia sono organizzate in una funzione che poi noi riusciamo a definire.
Anche la coscienza di se stessi è il prodotto di processi mentali riconducibili alla meccanica neuronale?
Che differenza c'è tra animali e uomini, se non ci fosse un "salto" che si chiama consapevolezza? Questa non è un sentimento, né una pulsione. Per avere la consapevolezza occorre comprendere il significato di un concetto: è un ragionamento che si realizza attraverso il funzionamento dei neuroni del cervello, ma il significato è immateriale è software, è informazione, pensiero! Non è un programma per un computer (che non è altro che una sequenza di operazioni eseguite con il passaggio di corrente elettrica). Solo gli uomini (e forse qualche animale evoluto) capiscono il significato di una parola.
Il pensiero (immateriale) muove la materia. Tu Gabriele, dimmi com'è possibile.
Il fatto che non siamo ancora in grado di spiegarlo non cambia l'effetto che genera l'esistenza di questa "energia di altra natura" (come possiamo chiamarla se non spirito?).



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Recensione o commento # 6, data 10:57:13, 17/05/2022
Allora, scusa l'attesa ero al lavoro. Intanto partiamo dal punto che associando questo tuo ragionamento e applicandolo al concetto di anima o spirito (parole tue) hai fatto quello che dicevo ieri, cioè applicare un ragionamento un sentire tuo già presente e di cui avverti in te presenza a qualcosa che minimamente neanche comprendi, ma però denomini anima o spirito, su quali basi fai questo? Nessuna base, senti che è così e ti autoconvinci che sia e deve essere per forza di cose questo. Comunque provo a rispondere alla tua domanda.

1)

Il pensiero Giancarlo non controlla l'azione.
Se io penso di muovere un braccio, il braccio non si muove. Io devo consapevolmente volere questa stessa azione per far si che accada. Non è quando pensiamo che si compie qualsiasi azione, ma quando decidiamo consciamente o meno (anche subconsciamente) di volerla compiere. Quindi non è vero che il pensiero muove la materia, ma è la consapevolezza unita alla volontà che lo fa.

2)

Quindi da dove deriva la consapevolezza?
La consapevolezza deriva dalla comprensione.
Da dove deriva la comprensione?
La comprensione (di cui anche il pensiero stesso è parte, ma solo parte riflessiva in noi, non attiva, nell'attuare poi l'azione) deriva dall'io.
Da dove deriva l'io?
L'io si forma dal nostro primo vagito (se non durante la gestazione materna) e si sviluppa quando assorbe registra e comprende in sé le emozioni.
Da dove derivano le emozioni?
Dagli impulsi emotivi, che danno poi vita anche alle nostre pulsioni emotive.
Da dove nascono gli impulsi emotivi?
Sono iscritti nella nostra evoluzione.
Gli animali hanno propri per lo più istinti, noi impulsi e pulsioni.

Cioè fin dal primo vagito (o durante i 9 mesi di gestazione) in poi, sviluppiamo l'io che inizia a registrare in noi ogni emozione ricevuta, data, subita attivamente e passivamente in ogni dove e forma, ambiente o sogno stesso, senza per questo ancora riuscire a comprenderla.
Per comprenderla questo seme di io, deve svilupparsi insieme alla nostra stessa cognizione fisica e soprattutto mentale.

Altrimenti vorrebbe dire (così ti lascio la scappatoia) che dai nove mesi di gestazione, alla nascita, le nostre cellule seppur non avendolo iscritto nella loro stessa evoluzione (come credo che sia invece), dal niente quindi e solo in noi umani, scende o ci tocca lo spirito (?) "volontà Altra" che ci permette poi di sviluppare l'io e via dicendo. Il problema è che questo accadrebbe questa volta non fuori dal creato cioè non la "scintilla" di questa volontà che ha poi creato e dato moto alla materia, ma dentro di esso dove niente, succede dal niente. Allora questo Giancarlo è in tutto e per tutto un puro e semplice atto di fede, non dubbio, ma fede.

Una volta fatto questo, più o meno direi sui 2/3/4 anni (dipende dai casi e dall' ambiente stesso) l'io vero e proprio inizia a svilupparsi esponenzialmente ed inizia quindi tutto il procedimento a cascata di cui sopra.

Vedi ho per caso usato lo spirito o l'anima per elencare questo procedimento? No. Ho elencato l'ordine, di causa effetto (come tutto quello che ci riguarda fino al nostro più piccolo atomo) che porta a questa consapevolezza stessa.

Io non posso sapere cosa è stato fatto al momento che Dio creando questo universo e noi stessi all'interno tramite evoluzione stessa, come abbia voluto e iscritto in questa stessa nostra evoluzione, una volta raggiunto un determinato grado cognitivo fisico e mentale, di rendere possibile questo ulteriore salto evolutivo in noi, per riuscire nel nostro processo chiamato poi da noi stessi, uomo sapiens e sviluppare quindi questa consapevolezza di sé. Capisco che doveva succedere questo perché (almeno dal nostro punto di vista, dessimo o trovassimo un senso a noi stessi e quindi a tutto il creato stesso, l'unico possibile a mio avviso è la comprensione di sé) ma per Dio questo è successo o può essere successo tutto allo stesso momento magari (non essendo lui, vincolato alle leggi dello spaziotempo, cioè la nostra realtà), quindi partendo da una sua volontà creativa
- "soffio" - big bang (bolla universale) - noi tramite evoluzione dentro la bolla- espansione universale di questa bolla - fine dell'universo (e noi dentro questo).
Cosa ti fa pensare quindi che ci sia spirito in tutto questo procedimento?

Noi certamente potremo arrivare anche a capire, e probabilmente lo faremo, come scaturisce nel dettaglio in noi questa nostra comprensione, dal momento che essa è parte di noi, quindi di questa realtà finita.

Quello che invece non sapremo mai, trovandosi questa risposta (quella che tu pretendi di trovare) non nella nostra realtà, ma fuori di essa, cioè sapere o volere comprendere con la tua mente finita un concetto o un sapere di una volontà infinita, quindi il vero perché che è anche al di là di quello che noi già ora possiamo però comunque darci, cioè comprendere noi stessi, dando un motivo di essere sia nostro verso noi stessi che al creato stesso, nell'arco di tempo del nostro passaggio (la vita).



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Recensione o commento # 7, data 11:14:22, 17/05/2022
Quindi se noi non abbiamo spirito e ti rinnovo il desiderio di dimostrarmi il contrario dopo quello che ti ho risposto sopra (tutti causa effetto pienamente comprensibili da chiunque), se non possiamo comprendere questo come invece comprendiamo ogni emozione che quindi sbagliando associamo ad esso (lo spirito) in essere, questo vuol semplicemente dire che Dio non ha "soffiato" spirito (dando inizio al big bang) o qualsiasi cosa questo voglia dire, ma solo materia. Quibdi una volontà infinita ha dato origine alla materia finita tramite sua stessa volontà. Noi invece che siamo e abbiamo volontà finita, possiamo solo muovere tramite questa stessa volontà finita che abbiamo, la nostra o altrui materia, o crearne addirittura di nuova, quest'ultima però (creazione di materia) potendolo fare partendo sempre e solo dall'utilizzo di altra o nostra materia (figli). Quindi la nostra volontà finita può spostare la materia o crearne a sua volta partendo però sempre da essa, quindi non basta solo il pensiero, non la comprensione, non la volontà, essendo noi iscritti nel finito, ma abbiamo bisogno di materia per creare materia, quindi non è spirito o anima in noi a permettere questo, qualsiasi poi sia il loro vero in essere in Dio o essere Dio stesso spirito con propria volontà creativa. quindi solo fuori di noi, dal momento che io questo non lo potrò mai, né capire né comprendere. Anche usare Dio come parola è sbagliato, per questo uso Tutto che non rende l'idea che noi possiamo avere (sbagliandola al 100 per 100 di Dio) ma un concetto che invece può esprimere il mio sentire cioè Tutto, qualcosa quindi di completamente indefinito e infinito rispetto al mio sentire.

Ho usato la parola spirito che non possiamo comprendere per spiegare il ragionamento? No. Però ti ho risposto tramite logica, o almeno quello che mi sembra personalmente molto più plausibile, nel definire tutto questo che nei fatti non possiamo comprendere, associandolo invece come fai tu diversamente da me, nella tua visione, allo spirito, cioè un altrettanto indefinito in essere, al tuo stesso essere.



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Recensione o commento # 8, data 11:29:12, 17/05/2022
Che senso ha cercare di capire o intuire qualcosa che non possiamo comprendere, usando un sentire associato si al nostro comprendere, ma di cui però non capiamo, né tantomeno comprendiamo minimamente nei fatti l' essere?
Che cosa è lo spirito nei fatti che non sia solo per noi il nostro sentire stesso, quindi già conosciuto e registrato dall'io? Ma se quello che noi chiamiamo spirito in realtà è l'io, seguendo la logica ha perfettamente senso poi il mio ragionamento, torniamo nei fatti quindi a parlare sempre della comprensione di sé stessi, non dello spirito o anima, quindi esse non ci appartengono né risiedono in noi, né proprie, né date o riposte da Dio.



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Recensione o commento # 9, data 13:50:07, 17/05/2022
Poi chiaramente su ogni aspetto che implica la volontà di Tutto/Dio sul creato è derivato da una logica associata a un mio sentire personale, non c'è scritto da nessuna parte che le cose siano effettivamente così, per quello che riguarda invece il nostro comprendere noi stessi pur sapendo di non aver un dottorato o laurea in nessuna delle materie da me toccate in questi commenti (evoluzione, psicologia, biochimica ecc.), ho usato e seguito prettamente una mia logica umana e comprensibile quindi al mio essere associata e riposta su questi temi. Non so se siano effettivamente così le cose, mi sembra solo però questa, per questi fattori, una soluzione probabile, dove abbiamo comunque risposta, almeno dal nostro punto di vedere noi stessi, data e precisa. Di contrappasso a questo però comporta che non c'è più "speranza"(e lo accetto serenamente) in un dopo, qualsiasi esso sia, mentale, fisico o astratto, a questa vita.



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risposta dell'autore, data 16:21:44, 17/05/2022
Sei su una strada fasulla. Così spieghi come avvengono le cose ma non ne spieghi il senso, il perché e soprattutto cosa sono.
Cosa è l'IO? Non da dove deriva.
Cosa è la comprensione? Non da dove deriva.
Eccetera.
Tante parole ti distraggono dal punto che non afferri.
Segue: La scoperta dell'acqua calda



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Recensione o commento # 10, data 16:38:11, 17/05/2022
"Io non posso sapere cosa è stato fatto al momento che Dio creando questo universo e noi stessi all'interno tramite evoluzione stessa, come abbia voluto e iscritto in questa stessa nostra evoluzione, una volta raggiunto un determinato grado cognitivo fisico e mentale, di rendere possibile questo ulteriore salto evolutivo in noi, per riuscire nel nostro processo chiamato poi da noi stessi, uomo sapiens e sviluppare quindi questa consapevolezza di sé."

"Noi certamente potremo arrivare anche a capire, e probabilmente lo faremo, come scaturisce nel dettaglio in noi questa nostra comprensione, dal momento che essa è parte di noi, quindi di questa realtà finita."

certo che oggi io non ti posso dire che cosa effettivamente sono, però se capisco da dove derivano e capisco e comprendo il loro significato attivo nella mia persona (decidere, pensare, muovere, e tutto il resto… ), capisco però cosa sicuramente non sono.

ripeto una definizione di comprensione, di io, impulsi emotivi, ecc… la abbiamo già perché li proviamo in noi sulla pelle, oltre a poterli in qualche modo svelare tramite lo studio di noi stessi, i vari diversi comportamenti scaturiti dalle emozioni che uno può o meno provare ecc… ci sono studi su tanti di questi argomenti. (vedi è il senso esatto di comprendere noi stessi infatti, che porta anche a queste stesse comprensioni poi)

trovami invece uno studio reale sullo spirito, dammi la definizione reale di esso… se io chiedo a Namio (per dire) di darmi la definizione di "comprensione" o cosa implica questa su di noi potrebbe darmela soggettivamente e oggettivamente per certi versi (la comprensione dei comportamenti sociali e così via),
se gli chiedo dammi la definizione di "spirito" o cosa implica in noi, lui cosa mi risponde?

tu cosa mi rispondi?

le cellule, gli atomi, … e quindi?
un' altro mi risponde Dio, l'infinito, l'anima…

dov'è la differenza, avete ragione entrambi, perché tutti dentro lo spirito o l'anima giustamente ci vedono e cercano quello che vogliono o che più sentono vicino, cioè la stesso concetto che ho provato a spiegare prima su questo.

Comprendi, io vado ad esclusione quindi su quello che oggi o in futuro posso oggettivamente comprendere, e su quello che invece non posso, non solo perché probabilmente non basterebbe questa nostra evoluzione e comprensione stessa, ma proprio perché non fa parte di noi in essere.



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Recensione o commento # 11, data 16:50:03, 17/05/2022
Tu ormai non ragioni per dubbio, ragioni per fede, credi che un etere indefinito sia qui e ovunque e che durante la gestazione, o alla nascita porti allo sviluppo dell'io e così via, oppure che dal primo passaggio da ominide a uomo lo ha portato alla consapevolezza che poi lui ha trasmesso alle sue generazioni e quindi a noi. Lo comprendo, però allora non chiamarlo dubbio Giancarlo, questa si chiama fede e credimi che conosco molto bene il significato potentissimo e fin troppo illusorio al contempo di questa parola.

almeno chiama però le cose come stanno allora, tu basi le tue teorie i tuoi dubbi affinché ti portino ad una tua salvezza o al motivo/risposta che a questa supporterebbe o protenderebbe, anche se non sarai tu a trovarlo, questo non in senso biblico o religioso, ma in senso tuo personale, non c'è niente di male in questo è normale, ma finché cerchi questo, questa via d'uscita come scopo, sei tu che perdi di vista il reale che invece ti appartiene a te come a tutti singolarmente, perché è lì che ti deve condurre la tua analisi, alla tua situazione, al tuo sapere adesso e oggi di non comprendere, per provare quindi a capire i motivi che portano a questo, non a quella che vorresti che fosse la realtà, altrimenti tutto resta, come infatti su queste cose è e sarà sempre, relativo al singolo sentire e cercare.

ma allora questi stessi dibattiti non servono a nulla, non sposteranno mai di un millimetro nessuna tua, mia o altra convinzione, se non si vuole guardare prima di iniziare le iperboli poetiche fantastiche su cosa potrebbe o non potrebbe essere (mi ci metto anche io dentro), bisogna osservare la realtà dei fatti, cioè che ora non abbiamo risposte che non riguardano solo il reale nostro sentire (la comprensione di noi stessi a parer mio), quindi la risposta che cerchi non la trovi cercandola, ma provando a capire prima di tutto, il perché non hai già data questa risposta stessa.

rispondimi a questo, perché tu oggi non puoi capire l'anima o lo spirito?, perché non riesci a farlo, visto che è un concetto altrettanto immateriale ed etereo, quando invece puoi capire oggi stesso molto bene in te, l'amore e l'odio e cosa questi implicano o possono implicare al contempo, soggettivamente su di te e altrettanto oggettivamente sul sociale?



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Recensione o commento # 12, data 17:46:54, 17/05/2022
Però mi devi rispondere nella realtà che stai vivendo perchè è oggi stesso che puoi comprendere una cosa e non comprendere l'altra.

Rispondere qualcosa di simile a "perché ancora non ho questo grado di comprensione" non è una risposta reale è una iperbole futura.

Quando invece hai già oggi e non domani, una risposta reale tangibile e comprensibile nella sua stessa immaterialità dell'amore e dell'odio o almeno cosa questi comportano in te o su gli altri.



recensore:
avatar di Namio Intile
Namio Intile
(collaboratore)

Recensione o commento # 13, data 15:34:08, 18/05/2022
Il vostro mi pare un dialogo tra sordo ciechi. Anche sull'etimologia credo che non ci siamo capiti.
Giancarlo scrive di anima e tu, Gabriele, argomenti come San Tommaso sulla possibilità di spiegare Dio con la ragione… Le famose cinque vie.
Mi soffermo allora su due parole e non altro: anima e spirito. Adoperati normalmente come sinonimi non lo sono, pure se hanno un'origine in comune.
Mi spiego: la tradizione giudaica cristiana vuole l'anima appartenere a tutti i viventi… anima intesa come soffio vitale (dal greco ànemos=vento; anemometro infatti è lo strumento che misura il vento e non l'anima) e quindi ha un'estensione orizzontale (i viventi); mentre lo spirito (in Giovanni troviamo l'espressione Spirito di Dio, ma non troveremo mai che Dio abbia un'anima) indica il rapporto con la divinità e quindi una prospettiva verticale (spirito dal latino spirare=soffiare del vento).
Ora, abbiamo appurato che entrambi i termini hanno qualcosa a che fare col vento riparto dal mio amato Platone, il quale nel Fedone scriveva:
"Sembra che ci sia un sentiero che ci porta, mediante il ragionamento, direttamente a questa considerazione, e cioè: fino a quando noi possediamo il corpo e la nostra anima resta invischiata in un male siffatto noi non raggiungeremo mai in modo adeguato ciò a cui aspiriamo, e cioè la verità. Pertanto, nel tempo in cui siamo in vita ci avvicineremo tanto più al sapere quanto meno relazioni avremo con il corpo e comunione con esso… E così, liberati dalla follia del corpo ci troveremo con esseri puri come noi e conosceremo, nella purezza della nostra anima, tutto ciò che è puro. Questa io penso è la verità"
E dunque Platone inventa l'anima, la quale diventa un prodotto di quell'immaginario che considera come verità e come vero tutto quello che trascende il corpo, e quindi la verità materiale. Per Platone, e per il cristianesimo che lo riprende dopo, liberandoci dalla follia del corpo, con la materialità vista dunque come disvalore da fuggire, si raggiunge la verità, trasformata poi in Salvezza dell'anima nel cristianesimo.
Platone è l'inventore di questa logica disgiuntiva nella quale siamo immersi da millenni tanto da essere indistinguibile dalla verità.
Argomento ancora: sia per i greci prima di Platone che per gli ebrei prima del neoplatonismo ( o di Paolo di Tarso inventore del cristianesimo) e della traduzione dei Settanta dell'Antico Testamento (traduzione greca dell'originale testo ebraico dalla quale vennero tradotte poi le versioni latine arrivate poi a noi moderni), le cose andavano diversamente.
Prima dell'avvento di Platone il mondo greco ignorava del tutto il concetto di anima: i termini psyché e sòma, che a partire dal V secolo a.C. significheranno per il Greco e poi per tutto l'Occidente anima e corpo si trovano qua e là in Omero è vero, ma con significati totalmente diversi, anzi opposti a quelli platonici.
Omero con sòma indica il corpo esanime, ossia il cadavere, anzi la salma (e infatti salma proviene proprio dal greco séma, ossia tomba).
I greci antichi per indicare il corpo vivente adoperavano invece una svariata quantità di termini, che si rinvengono nell'Iliade e nell'Odissea: démas, per indicare la figura, chrìos, per la pelle o la superficie del corpo, meléa, le membra, phrenes, la mente o il diaframma, thymòs, i sentimenti, kardìa, il cuore, noòs il pensiero o gli occhi. I Greci si riferivano al corpo non come composto da organi, ma come possibilità di interagire e di mediare con il mondo. Il piede di Achille non è una cosa, un organo, ma la sua possibilità di superare gli avversari, come il tallone è la sua possibilità di morire. Corpo multiforme che interagisce in maniera diversa a seconda della parte coinvolta nell'interazione.
Quando il corpo vivente in Omero diviene cosa? Quando muore e si trasforma appunto in sòma: dal sòma, dal cadavere nasce il corpo platonico il séma/sòma tomba dell'anima.
Omero e i greci antichi non concepivano il corpo come sede dell'anima, per essi l'anima è l'occhio che vede, l'orecchio che sente, il cuore che batte.
In Omero si trova anche il termine psyché/anima con riferimento anche qui al corpo come all'ultimo respiro che abbandona il corpo per andarsene nell'Ade dove sarà ospitato come Ombra in uno stato di eterna malinconia per la perdita del corpo vivente.
Per Omero l'anima senza corpo è infatti solo ombra (eìdolon).
"Non consolarmi della morte, inclito Ulisse.
Preferirei servire come bifolco un signore
o anche un pover'uomo che scarso avesse il vitto
piuttosto che regnar su tutte le ombre che la morte consunse."
dice Achille.
L'anima/psyché omerica ha dunque una valenza totalmente diversa da quella platonica, e moderna, che capovolge l'antico sentire il mondo.



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Namio Intile
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Recensione o commento # 14, data 15:38:06, 18/05/2022
Tanto era legata l'anima omerica al mondo che si esprimeva come appunto psyché (da psychein=respirare o anche spirare del vento).
E siamo giunti al principio del respirare spirare e a quell'ànemos da cui la nostra anima.
L'anima omerica è quindi qualcosa di fisico, è il respirare. Questo respiro vive finché l'uomo è in vita, non oltre.
Il corpo in Omero si manifesta quindi in noòs, in kardìa, in thymos e così. Un corpo in movimento, come anche la parola e-mozione indica ciò che mette in movimento il corpo.
E ancora se il corpo omerico è in relazione dinamica e attiva col mondo l'anima platonica costringe invece a trascendere dal mondo, a estraniarsi dal mondo.
Questa la tradizione greca che si trasforma con Platone che inventa il dualismo anima corpo. La tradizione biblica ignora questo dualismo al punto di non disporre neppure dei vocaboli necessari per indicare quello che la tradizione greco latina chiameranno anima, corpo, spirito.
Questi significati nascono nella Bibbia con la traduzione greca dei Settanta che deviò l'antropologia biblica sui binari dicotomici o tricotomici in cui compaiono anima corpo e spirito come entità diverse e in contrasto tra loro. La lingua greca travolge e stravolge quella ebraica e i suoi significati accantonando la tradizione semitica e accostandola a quella indoeuropea e greca. Ad esempio, il termine nefés è tradotto dai Settanta col termine greco plat onico psyché e dai latini dopo con anima.
In realtà la tradizione biblica era più vicina a quella omerica. Il termine nefés, tradotto con anima non indica in realtà l'anima dell'uomo. Per la tradizione biblica l'uomo non ha una nefés, ma è nefés. In Isaia 5, 4 con nefés si allude alla gola quale organo della nutrizione attraverso cui l'uomo si nutre e sazia e che indica quindi l'indigenza dell'uomo, il suo continuo stato di bisogno.
Nel Salmo 107 gli affamati e i sitibondi ringraziano Jahvè "poiché saziò la nefés assetata e la nefés affamata ricolmò di beni"
Nel Salmo 105" Legarono in ceppi i suoi piedi e in catene venne la sua nefés" dove evidentemente qui nefés non è l'anima dei Settanta, ma il collo.
E così via ovunque nel Vecchio Testamento, la nefés viene tradotta con anima stravolgendo il significato originario.
Deuteronomio 12, 23: "Il sangue, questo è la nefés"
Nefés dunque non significa anima ma la vita dell'uomo nella sua indigenza, nel suo desiderio, nella sua vulnerabilità è così via.
Nella Genesi 2, 7 si parla di una nefés degli animali identica a quella degli uomini, perché come quella umana la vita degli animali è indigente e vulnerabile.
Il famoso passo dei Giudici 15, 30: " Muoia la mia nefés con tutti i Filistei".
Lo stesso discorso vale per altri termini, come basàr, tradotto dai Settanta come sòma, corpo. Quando invece è carne, intesa come simbolo di caducità e impotenza di fronte alla potenza/spirito (Ruah) di Dio.
Per gli uomini dell'Antico Testamento il termine basàr non ha l'accezione negativa della traduzione greco-platonica. La carne per gli ebrei è negativa o positiva a secondo della sua fedeltà o meno a Dio. Il senso della carne dipende dal suo rapporto, dalla sua alleanza con la divinità.
In Geremia 17, 5-7: " Maledetto l'uomo che confida negli uomini e fa di basàr il suo braccio. Benedetto l'uomo che confida in Dio"
Quindi maledetto l'uomo che confida nelle sue sole forze e rompe l'alleanza con Dio.
Per gli ebrei dell'Antico Testamento il vero peccato è la rottura dell'Alleanza con Dio, la separazione dell'uomo da Dio è l'essenza del Peccato. Tutto il percorso biblico è un continuo riandare alla rottura dell'Alleanza, a cominciare da Adamo ed Eva, alla storia di Noé, a quella di Abramo, di Giuseppe, di Mosé che quando scende dal Sinai trova il popolo di Dio che ha rinnegato l'Alleanza per adorare l'Agnello.
La neutralità della carne si perde con l'influsso greco-platonico quando San Paolo scrive nella Lettera ai Romani: "Nella mia carne/corpo non abita il bene".
E ancora il concetto di Ruah, tradotto dai Settanta con Pneuma e in latino con Spirito.
Nel Deuteronomio 2, 7 Dio, il Vivente, l'ha partecipata all'uomo nel momento in cui "alitò nelle sue narici un soffio vitale (Ruah)"
Dove la Ruah di Dio non spira, domina la morte (Genesi 6, 17).
La vita è respiro ma anche il respiro, il soffio di Dio. La vita è sacra e per questo è vietato uccidere. Anche degli animali è proibito cibarsi della loro carne se essi sono vivi e se non si è fatto uscire tutto il sangue (la vita della carne è il sangue è scritto nel Levitico, sede della nefés che respira). La carne vivente è vivificata dalla Ruah di Dio: da questa concezione ancor oggi deriva la pratica kosher della macellazione ebraica e araba.
Insomma tutti i significati veterotestamentari hanno un significato antropologico che si è perduto con la traduzione greca prima e latina poi.



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Namio Intile
(collaboratore)

Recensione o commento # 15, data 15:38:24, 18/05/2022
Ora, sarebbe veramente lunga e ardua addentrarsi nella marea di termini e concetti stravolti dalla traduzione (dal latino tradere=tradire) greca e latina e da millenni di correzioni successive che ne hanno fatto un testo totalmente differente dalla Torah ebraica, recitata infatti oggi dagli ebrei nella lingua originale in cui fu redatta (come il Corano d'altra parte).
L'Occidente è il luogo del mutatis mutandis, del continuo e inarrestabile adattamento ai tempi e alle situazioni: la tradizione greco-platonica, quella latino neoplatonica, quella giudaico-cristiana, modificata da Agostino, dalla Scolastica, l'episteme da Cartesio e da Bacone, da Galileo col suo metodo scientifico in poi, che però alla lunga hanno significato un totale stravolgimento dei significati originari e una perdita di senso che appunto persone attente come voi percepiscono, o anche capiscono, ma non comprendono.
Se non si depongono gli armamentari intellettuali che ci ha fornito una millenaria tradizione a partire dalla logica disgiuntiva e diabolica (da dià-ballo= ciò che è diviso) di anima e corpo potremo forse capire, ma non riusciremo mai a comprendere.



recensore:

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Recensione o commento # 16, data 18:37:18, 18/05/2022
Allora intanto grazie Namio, sei un pozzo di sapienza e ti invidio per questo, ho letto la bibbia, ho letto qualche corposo libro di filosofia e psicologia, ma non ho mai in vita mia studiato niente di tutto questo, ho solo la terza media, il resto mi viene tutto da intuizioni e riflessioni, più qualche concetto quà e là che mi è rimasto impresso e poi fatto mio, dalle letture che dicevo poc'anzi. Questo è il semplice motivo per cui vado a intuizioni, penso rifletto il giusto e scrivo. Ed è il motivo per cui ritovi errori di questo tipo nei miei scritti, magari in qualche punto ho associato sbagliando capire e comprendere, ma credo che comunque il senso del discorso a fatica magari si possa riuscire comunque a cogliere in quello che scrivo.

Chiarito questo io Namio non cerco di spiegare dio (già il nome stesso è sbagliato da affibbiargli, lo rende già più umano al nostro pensiero per questo preferisco Tutto). Quello che cerco di fare non per comprendere come bene hai detto, ma per riuscire a capire il perchè io sono in questa situazione.

Giancarlo vorrebbe arrivare a comprendere qualcosa di totalmente al di fuori della portata dell'uomo, ma io non cerco questa risposta, che a suo modo cerca di dare sia la scienza che la religione, sbagliando però a negarsi a vicenda i rispettivi punti o spunti giusti di entrambi i modi di affrontare questi temi. Io con i miei ragionamenti/supposizioni logiche, cerco di fare un'altra cosa, cerco di capire il perchè ho bisogno di questa domanda e perchè dovrei cercare quindi questa risposta. Compreso che la risposta a questa domanda la cercherei solo per paura ed egoismo per non voler accettare la mia morte totale del mio essere, dopo si chiarisce tutto il nocciolo del problema. Non è quindi Dio che posso indagare o qualcosa fuori di me, ma cercare di arrivare ad una sequenza il più logica possibile per arrivare a me stesso, e per capirlo ho solo un mezzo, andare per esclusione e arrivare a quello che più si avvicina poi a portarmi alla situazione che tutti viviamo, non quindi comprendere Dio, ma capire questo mio IO, quindi questa mia comprensione stessa, e questo posso farlo perchè mi appartiene, è dentro di me e di tutti noi. è questo il senso non capire Dio. ma capire me stesso. Cioè il senso ultimo che ora io do alla mia vita accettando per questo serenamente, avendo compreso di non possedere nessuno spirito in me la mia stessa fine in questa vita, e questo me la fa amare ancora di più.





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